Una startup italiana ha portato sugli app store la vendita online di cannabis light

Una startup italiana ha portato sugli app store la vendita online di cannabis light

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(foto: Norman Posselt/Getty Images)

Vendere marijuana online non è semplice. Anche se la marijuana è quella legale, cioè un tipo di cannabis con una concentrazione di sostanza psicotropa, il Thc, che non deve superare la soglia dello 0,2%. Lo sa bene JustMary, il principale servizio di delivery di cannabis light in Italia, che in questi giorni ha debuttato con l’app sia sull’App Store di Apple, sia sul Play Store di Google. Google, però, non ha gradito e il primo settembre ha sospeso l’app dal suo store, perché “inappropriata” rispetto alle policy della piattaforma. JustMary ha subito fatto ricorso e già lo scorso 7 settembre l’app è tornata disponibile per il download.

D’altronde, il burrascoso rapporto tra la startup milanese e Google era già iniziato a dicembre 2018, quando la prima app di JustMary fu rimossa dallo store, perché si sosteneva che facilitasse la vendita e l’acquisto di droghe illegali o la prescrizione di droghe. In quel caso JustMary mandò una diffida a Google, affidata all’avvocato Elio Viola. Diffida poi ritirata prima di arrivare in giudizio.

Crescere ancora

Ma il capitolo app rappresenta solo una parte della recente evoluzione di JustMary. La startup è impegnata in un round di finanziamento, con un obiettivo di raccolta fissato a 440mila euro. Il round si concluderà il 17 settembre e sarebbero già stati raccolti circa 390mila euro, principalmente da investitori privati.

“Stiamo esplorando nuove risorse per continuare la nostra espansione. Anche se non è facile, perché banche e fondi snobbano noi e tutto il settore della cannabis light – ha spiegato Matteo Moretti, fondatore e amministratore delegato di JustMary –. Ma per fortuna diversi singoli investitori ci stanno dando fiducia. Entro il 2021 vogliamo attivare il nostro servizio anche su Bologna, Verona e Genova (il servizio per ora è attivo a Milano e hinterland, Monza, Firenze, Torino, Roma, Catania e Napoli, ndr). Raggiungendo un totale di 10 città italiane. Inoltre ci muoveremo anche sull’estero, puntando su Francia e Germania, due mercati molto promettenti. Abbiamo in programma anche delle assunzioni: ci servirà una persona in più per il nostro customer care e un’altra per rinforzare le attività di digital marketing”.

L’obiettivo è quello di aumentare vendite e fatturato, entrambi cresciuti molto nel 2020, soprattutto come conseguenza del prolungato lockdown. “Lo scorso anno siamo passati da un fatturato 2019 di 220mila euro a uno di 1,6 milioni di euro – continua Moretti -. In buona parte lo dobbiamo a quei clienti che erano abituati a rivolgersi al mercato illegale, ma che non potendo uscire di casa, hanno deciso di acquistare prodotti light online. Quest’anno puntiamo a replicare i numeri del 2020. Ma fortunatamente la situazione generale legata alla pandemia è molto differente, per cui si fa fatica a raggiungere lo stesso fatturato. Proprio con l’idea di aumentare i canali e i volumi di vendita, ad agosto, siamo sbarcati su Alibaba, che è una vetrina incredibile per la nostra attività. Da lì abbiamo ricevuto contatti e richieste da praticamente ogni continente. Peccato, però, che molto spesso la cannabis light sia ancora illegale in molti paesi, quindi ovviamente non possiamo spedirla”.

Insomma la domanda di mercato c’è, ma la cannabis light è e rimane un prodotto complicato da vendere online, per ovvie barriere normative, differenti da nazione a nazione. Per non parlare poi del più ampio tema della depenalizzazione della coltivazione casalinga della marijuana. Lì lo scontro tra partiti è molto acceso, con tutto il centrodestra sulle barricate contro il testo base da poco approvato in commissione alla Camera.

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