Una nuova molecola studiata contro l’influenza potrebbe avere effetti anche contro il coronavirus

Una nuova molecola studiata contro l’influenza potrebbe avere effetti anche contro il coronavirus

(foto: MisterTux via Pixabay)

Una nuova terapia contro l’influenza potrebbe essere studiata anche per combattere altri virus, incluso il coronavirus Sars-Cov-2 e l’Hiv. Ad affermarlo, oggi, è un gruppo della Purdue University, negli Stati Uniti, che ha sintetizzato una nuova molecola antinfluenzale, frutto della combinazione di due composti già noti. I due composti sono un antivirale e una piccola molecola che se legata a un’altra con particolari caratteristiche riesce a stimolare la produzione di anticorpi. Il composto realizzato, descritto in una ricerca su Nature Communications, è studiato per ora su animali per alcuni virus influenzali e non per il coronavirus Sars-Cov-2. Tuttavia gli autori indicano in una nota sulla pagina della loro università che la nuova terapia potrebbe avere effetti anche su altre infezioni, incluso il Covid-19.

Un trattamento contro l’influenza

I ricercatori hanno prodotto una piccola molecola che combina due composti già esistenti. Uno è un antivirale, chiamato zanamivir, che appartiene alla categoria degli inibitori delle neuraminidasi, enzimi espressi sulla superficie dei virus influenzali. Questo farmaco è già utilizzato nella profilassi e nel trattamento dell’influenza A e B. Il secondo composto appartiene agli apteni, piccole molecole che se legate ad altri specifici composti detti carrier (trasportatori) riescono a stimolare una risposta immunitaria e in particolare la produzione di anticorpi specifici contro i virus influenzali.

Un nuovo approccio

Gli scienziati spiegano che hanno utilizzato un approccio diverso da quello comunemente utilizzato, che intende colpire soltanto le cellule già infette e non anche quelle sane. I virus influenzali – ma non solo quelli – esportano le loro proteine sulla superficie delle cellule dell’organismo, infettandole – nel caso del Sars-Cov-2 la proteina che assume un ruolo chiave è la spike, insieme alla Ace2, che invece non fa parte del virus ma è ancorato alla cellula. Queste proteine virali, dunque, sono presenti solo sulle cellule colpite e non su quelle non infettate. L’dea dei ricercatori è di creare un composto che riconosca la presenza delle proteine dei virus influenzali e invii il farmaco in grado di stimolare la risposta immunitaria soltanto nei tessuti malati, risparmiando quelli sani.

La scelta è di partire dai virus dell’influenza. “Questo”, ha spiegato Philip S. Low, professore di Chimico alla Purdue University, “perché i risultati sui virus influenzali possono spesso essere applicati anche ad altri virus rivestiti da un involucro (in inglese envelope) – solo alcuni virus, fra cui il Sars-Cov-2, presentano questa caratteristica.

I risultati

I ricercatori hanno mostrato che la combinazione dell’antivirale con la molecola che, se legata, stimola una risposta immunitaria è efficace è efficace sia nel prevenire l’infezione sia nell’eliminazione del virus nelle cellule infettate. Somministrando a topi una dose di virus influenzale molto elevata, superiore a quella stimata come letale, il farmaco è riuscita a eradicare infezioni avanzate legate a virus influenzali di tipo A e di tipo B. “I nostri risultati – aggiunge Low – mostrano che il processo è efficace in topi con l’influenza cui è stata somministrata una dose di virus 100 volte maggiore di quella letale”.

La ricerca è preliminare, anche perché ancora condotta su animali e non su volontari umani, tuttavia fornisce una prima indicazione della validità di questo approccio, che secondo gli autori potrebbe essere studiato anche contro il Covid-19, l’epatite B, l’infezione da hiv e il virus respiratorio sinciziale umano, causa della bronchiolite e della polmonite infantile.

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