Tutti i possibili ministri del governo Conte-bis

Tutti i possibili ministri del governo Conte-bis

Foto di Pier Marco Tacca/Getty Images

Ventuno giorni dopo l’apertura della crisi e ad appena nove dalla sua parlamentarizzazione, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha consegnato a Giuseppe Conte il mandato di formare un nuovo governo, con una maggioranza inedita e per certi versi inimmaginabile alla vigilia degli eventi.

Sarà con molta probabilità il primo esecutivo di coalizione tra Movimento 5 stelle e Partito democratico – rispettivamente il primo e il secondo partito alle elezioni del 4 marzo 2018 – due formazioni considerate piuttosto distanti e in alcuni casi persino antitetiche, ma che hanno annunciato di voler collaborare in nome della responsabilità e per scongiurare il rischio di un aumento dell’Iva nella prossima finanziaria.

I giochi per la formazione dell’esecutivo Conte-bis sono comunque ben lungi dall’essere terminati, e l’unica certezza al momento è quella che riguarda il nome del presidente del Consiglio, uscente ed entrante, sul quale i contraenti del nascente patto di governo hanno trovato l’accordo dopo giorni di trattative. Poco o nulla è stato invece deciso sulle linee programmatiche da attuare – se non vaghe enunciazioni di principio, come i 10 punti di Luigi Di Maio o i 5 punti di Nicola Zingaretti – mentre il dossier più urgente sulla scrivania di Giuseppe Conte è al momento quello delle caselle ministeriali, da riempire seguendo un metodo tutto ancora da stabilire.

Il nodo del vicepremier

Nonostante non sia in alcun modo previsto dalla Costituzione, il nodo più delicato nelle trattative ha fin qui riguardato il ruolo di vicepresidente del Consiglio dei ministri.

Il Partito democratico fin dalle prime ore ha reclamato la carica per sé, così da bilanciare la nomina di Giuseppe Conte alla presidenza, mentre il Movimento 5 stelle sta provando da giorni a far passare il giurista come una figura terza, nel tentativo di strappare una formazione simile a quella già sperimentata nell’esperienza gialloverde (un premier e due vicepremier).

Al momento sembra essere passata la mozione del centrosinistra e per la casella di numero due del governo si fanno i nomi di Dario Franceschini (tra i primi ad aprire ad un confronto con il Movimento 5 Stelle, già lo scorso 22 luglio) e Andrea Orlando, ma nell’eventualità di un ritorno alla formula a tre – e dunque con la conferma di Di Maio nel ruolo di vicepremier in quota M5s – il Pd è pronto a schierare sul tavolo il peso politico e il prestigio di Paolo Gentiloni.

Esiste anche l’ipotesi di un inserimento di Liberi e uguali come terza gamba alla vicepresidenza del Consiglio, mossa che avrebbe il pregio di smorzare l’eventuale squilibrio e al tempo stesso di valorizzare la formazione di Grasso, che potrebbe rivelarsi fondamentale per ottenere i numeri al Senato, ma questa è al momento l’opzione meno quotata.

Il ministero dell’Interno

Dopo il passaggio di Matteo Salvini, la casella del Viminale assume un’importanza cruciale per gli equilibri del futuro governo.

L’orientamento è quello di affidare il ruolo a un tecnico scelto dal Partito democratico o comunque a una personalità politica, ma non eccessivamente divisiva. Per questo i nomi che circolano sono al momento tre: il prefetto Mario Morcone (che piace a Zingaretti), il capo della Polizia Franco Gabrielli (che piace a Renzi) e l’ex ministro Marco Minniti (che ha già ricoperto il ruolo tra il 2016 e il 2018 e che non sembra dispiacere al Movimento 5 stelle).

Da questa nomina dipenderà gran parte dell’approccio che il governo intenderà applicare al tema della gestione dei flussi migratori, inclusa la revisione o meno del divisivo decreto sicurezza bis.

Mario Morcone, 67 anni e un passato da capo del gabinetto del ministro Minniti, in un’intervista rilasciata giovedì al Fatto quotidiano ha sottolineato la sua assoluta contrarietà al provvedimento, proponendone l’abolizione. Tale intenzione si scontra però con la volontà del Movimento 5 stelle, che attraverso il sottosegretario Stefano Buffagni ha fatto sapere di considerare ancora necessario il decreto e di voler lavorare per aumentare i rimpatri.

Gli altri ministeri

Un’altra nomina nelle mani del Partito democratico dovrebbe essere quella del ministro dell’Economia, che già a partire dalle prossime settimane dovrebbe iniziare a lavorare alla legge di Bilancio. Nei giorni caldi della crisi si è molto discusso del timore di un aumento dell’Iva e delle accise sul carburante, per questo nessuno considera questa una vera vittoria del Pd.

La tentazione è quella di scaricare il dossier su un tecnico e per il ruolo si fa sempre più spesso il nome di Carlo Cottarelli (gradito un po’ a tutti: Pd, Movimento 5 Stelle e Quirinale) o in alternativa quello dell’economista Lucrezia Reichlin e di Mariana Mazzucato. In caso di nomina politica, invece, il favorito è Roberto Gualtieri, ma per evitare fuoco amico si pensa anche al renziano Luigi Marattin.

Alla Difesa dovrebbe quasi certamente subentrare Luigi Di Maio, che lascerebbe il ministero del Lavoro e quello dello Sviluppo Economico rispettivamente a Graziano Del Rio (o a uno tra Andrea Roventini e Nunzia Catalfo, se dovesse finire in quota M5s) e Paola De Micheli, ma per quest’ultimo incarico si fa anche il nome di Franceschini, in caso non dovesse andare in porto la sua nomina a vicepremier).

Blindati sembrano al momento anche i cunei di Giustizia e Ambiente, confermati nelle mani di Alfonso Bonafede e Sergio Costa, oltre che quello mai messo in discussione di Riccardo Fraccaro ai rapporti con il parlamento. Il Movimento 5 stelle potrebbe essere costretto a rinunciare al ministero della Sanità, per il quale circolano i nomi di Walter Ricciardi, fresco dimissionario dalla presidenza dell’Istituto Superiore della Sanità, Deborah SerracchianiVasco Errani, come possibile contropartita per l’ingresso di Leu in maggioranza.

Rimane molto solida la candidatura di Stefano Patuanelli per il ministero delle Infrastrutture, mentre aumentano le quotazioni di Marina Sereni all’Istruzione, in quota dem. Per Maurizio Martina si prospetta un ritorno al ministero dell’Agricoltura.

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