Tutte le volte che l’Occidente ha tradito i curdi

Tutte le volte che l’Occidente ha tradito i curdi

Forze curde a Sinjar, Iraq (foto: John Moore/Getty Images)

Mercoledì 9 ottobre la Turchia ha iniziato a bombardare il nord della Siria per dare avvio a un’operazione militare che dovrebbe portare all’indebolimento – per dirla con chi la vede a tinte più fosche: all’eliminazione – dei curdi siriani, che Ankara considera terroristi, e al trasferimento di migliaia di profughi al di là del confine.

L’operazione, che è stata rinominata “Primavera di pace”, era in programma da tempo ma ha colto di sorpresa gli abitanti di Ras al Ayn e di tutte le altre città siriane dove sono cadute le bombe. Fino a tre giorni prima, in quella zona era infatti di stazza un contingente americano di un centinaio di uomini e le persone credevano di essere al sicuro da un attacco turco. Ora quei soldati non ci sono più: il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha deciso di trasferirli altrove dopo una chiamata con il suo omologo turco.

Trump ha tentato di giustificarsi dicendo che lo scontro tra curdi e turchi era inevitabile e che gli Stati Uniti non hanno, a suo parere, nessun debito nei confronti di questo popolo, perché – leggete bene – “non ci hanno aiutato durante la Seconda guerra mondiale, non ci hanno aiutato in Normandia”.

Negli ultimi tre anni le milizie dei curdi siriani sono tuttavia state il principale alleato degli Stati Uniti nella lotta allo stato islamico, e se oggi l’Isis è più debole lo si deve soprattutto a loro. L’autore americano Christopher Hitchens disse una volta che “tradire i curdi sembra un diritto concesso a tutti, almeno una volta”. Ma quello di Trump non è l’unico tradimento, poco ma sicuro.

Nell’ultimo secolo, l’Occidente e la Russia hanno promesso più volte al popolo curdo – che non è composto solo dai curdi siriani, ma anche da quelli che vivono nei territori montagnosi di Iraq, Iran e Turchia, e con una popolazione stimata in 35 milioni di persone è considerata la più grande nazione senza stato del mondo – aiuti indirizzati all’autodeterminazione, ma spesso si sono limitati a utilizzarlo per portare avanti i loro interessi geopolitici nel Medioriente. Motivo per cui oggi, un detto curdo dice: “Non abbiamo amici, solo le montagne”.

La prima volta

La prima volta che l’Occidente ha mostrato interesse nei confronti dei curdi e delle loro istanze indipendentiste risale al 1920. Allora Francia, Regno Unito e Stati Uniti erano impegnate a ridefinire l’ordine europeo dopo la Prima guerra mondiale. I curdi volevano uno stato e i tre alleati glielo promisero nell’ambito del Trattato di Sevres, che ridefiniva i confini della Turchia dopo lo sfaldamento dell’impero ottomano.

Tre anni dopo, lo stato non c’era ancora, anzi il nuovo leader turco Kemal Atatürk proibì ai curdi che vivevano nel paese di parlare la loro lingua e impose loro di cambiare i loro nomi – e persino quelli delle loro strade.

Il tradimento russo

Negli anni Quaranta furono i curdi iraniani a rimanere delusi: nel 1946, l’Unione sovietica incoraggiò una rivolta nell’ambito di un’operazione che avrebbe dovuto portare all’annessione di una parte dell’Iran nord occidentale. L’operazione portò alla creazione di un minuscolo stato curdo, noto come Repubblica di Mahabad, passato alla storia per essere uno delle formazioni statali formalmente riconosciute di vita più breve. Undici mesi dopo la sua fondazione non esisteva già più.

Gli anni Settanta

Nel 1972 Mohammad Reza Pahlavi, lo scià dell’Iran, chiese a Richard Nixon, che allora era presidente degli Stati Uniti, di aiutarlo a destabilizzare l’Iraq. I curdi erano parte integrante del piano: alcuni anni prima era infatti tornato a Baghdad Mustafa Barzani, uno di coloro che avevano combattuto in Iran a fianco dei sovietici, e aveva dato vita a una nuova rivolta per creare uno stato indipendente.

Nixon accettò: l’Iraq era alleato dei sovietici e offrire supporto all’Iran significava indebolire indirettamente l’Urss attraverso l’ennesima guerra per procura. Gli Stati Uniti cominciarono ad armare i curdi e per tre anni il paese fu scosso da un nuovo conflitto fino a che, nel 1975, Iran e Iraq si accordarono senza tenere conto del ruolo che i curdi avevano avuto.

La repressione degli anni Novanta

Gli americani hanno provato a destabilizzare l’Iraq con l’aiuto dei curdi anche nel 1991. Allora il presidente degli Stati Uniti era George H. W. Bush e il dittatore iracheno Saddam Hussein aveva appena perso la prima guerra del Golfo. Si pensava che il suo regime – che si è macchiato di un genocidio dei curdi durante la guerra contro l’Iran, alla fine degli anni Ottanta: l’esempio più tragico è l’attacco chimico di Halabja, che nel 1988 venne perpetrato dalle autorità dell’Iraq ai danni della città curda; per qualcuno i morti arrivarono a toccare le 100mila persone – sarebbe caduto da lì a poco, ma la rivolta degli sciiti e dei curdi venne repressa, e gli Stati Uniti imposero una no fly-zone per evitare che i bombardamenti nelle città curde proseguissero.

L’unica volta che i curdi sono riusciti a ottenere un obiettivo è stato nel 2003 quando, dopo aver aiutato gli Stati Uniti durante l’invasione dell’Iraq, si sono visti riconoscere l’autonomia di una regione che oggi conosciamo come Kurdistan iracheno.

The post Tutte le volte che l’Occidente ha tradito i curdi appeared first on Wired.

Leggi l’articolo completo: Tutte le volte che l’Occidente ha tradito i curdi