Teensleep a Brindisi, dormire di più per studiare meglio

Teensleep a Brindisi, dormire di più per studiare meglio

Da qualche anno, in diverse Università del mondo, sono in corso studi mirati a dimostrare la correlazione tra il sonno e il rendimento scolastico e, ancora più nello specifico, tra la posticipazione dell’orario di ingresso a scuola e i buoni risultati degli studenti.
È del 2015, infatti, l’avvio del progetto Teensleep, che ha coinvolto 100 scuole superiori inglesi in una sperimentazione monitorata dall’Università di Oxford, e del 2018 lo studio dell’Università di Washington, che ha coinvolto 178 studenti della città di Seattle.

Sperimentazioni simili, risultati coerenti: tutte le relazioni conclusive concordano infatti sulla correlazione tra sonno e buoni voti, e dimostrano che gli adolescenti hanno bisogno non solo di dormire di più, ma anche di dormire soprattutto nelle prime ore della mattina.

Lo spiega, tra gli altri, anche Luigi Ferini Strambi – primario del Centro di Medicina del Sonno all’Ospedale San Raffaele di Milano – al Corriere della Sera: “Con la pubertà arrivano cambiamenti dell’orologio biologico che portano i ragazzi ad addormentarsi più tardi di adulti e bambini: c’è un rilascio ritardato di melatonina che porta i ragazzi ad essere un po’ più ‘gufi’. Questo sfasamento sposta in avanti il ritmo sonno-veglia. Anche se vanno a letto alle 10, difficilmente si addormenteranno prima di un paio d’ore: è inevitabile che al mattino presto siano meno recettivi“.

E se a Seattle, aver regalato ai ragazzi coinvolti nella sperimentazione circa 40 minuti di sonno in più la mattina ha comportato un aumento del 4,5 del loro profitto scolastico rispetto al gruppo di controllo, anche in Italia un dirigente coraggioso ha deciso di avviare il percorso presso la sua scuola secondaria superiore.
Si tratta dell’Istituto tecnico industriale Majorana di Brindisi, diretto da Salvatore Giuliano, già sottosegretario all’istruzione in quota Movimento 5 stelle durante il primo governo Conte.

Dall’anno scorso, grazie all’impegno del dirigente e alla disponibilità degli insegnanti, una sezione entra a scuola alle 9.00 invece che alle 8.00; e l’innovazione, seppur piccola, ha subito trovato riscontro positivo nei ragazzi e nelle famiglie, se è vero che le richieste di iscrizione alla sezione sperimentale hanno superato i posti disponibili.
I dati, poi, confermano l’intuizione di Giuliano, che infatti ha dichiarato a Open:”In alcuni grafici che considerano indicatori di abbandono scolastico, questa sperimentazione ha dato delle ottime evidenze: i ragazzi più riposati e meno stressati vivono con positività il tempo passato a scuola e sembrano non essere sfiorati dall’idea di abbandonarla. E tutto ciò è stato possibile posticipando l’ingresso di solo un’ora“.
Ogni progetto coraggioso, però, rischia sempre di trovare degli ostacoli sulla propria strada. In Italia, a minacciare la diffusione della sperimentazione, si ergono sicuramente gli orari degli autobus: una viabilità spesso fragilissima, unita al solito scarso investimento nei mezzi pubblici nei centri urbani, rischia infatti di non reggere l’allargamento della fascia oraria di massima frequenza.

Ma, al di là della dimensione logistica, già si sentono spirare i venti dello scetticismo paternalista: lo spostamento di una o due ore della prima campanella del mattino non sarà una concessione alla puerile voglia di fare tardi?
Se solo volessero – dicono infatti molti genitori – i ragazzi potrebbero andare a dormire presto. Invece si incantano su internet, sulle chat, su Netflix: non è che si stanno concedendo troppi vizi alle nuove generazioni? 

Dai dati fino ad oggi divulgati, non sembra proprio.
Anzi, l’approccio sperimentale del progetto, dimostra che a essere strutturata nel modo sbagliato era la scuola “di prima”, ben più di quella “di adesso”:  iniziare a ristrutturare tempi e modi dell’insegnamento basandosi sulle continue scoperte scientifiche legate alle neuroscienze, permetterebbe invece di avviare una vera e propria rivoluzione copernicana.
A una settimana dalla giornata mondiale dei Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, quindi, ecco che l’intuizione e il coraggio dell’Istituto Majorana di Brindisi  ci regalano la dimostrazione di un concreto passo avanti possibile, nella costruzione di città e istituzioni a misura di bambini e ragazzi al posto di spazi pensati per gli adulti, ai quali sono gli studenti a doversi adeguare.

La speranza è che il Majorana di Brindisi non resti un fenomeno isolato.
Servirebbe l’impegno del Ministero dell’Istruzione, per fare in modo che gli ottimi risultati ottenuti possano avviare un processo virtuoso di disseminazione di buone pratiche (in questo caso, per altro, a costo zero) che contagi tutte le scuole superiori d’Italia.

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