Scorie nucleari, stretta sulle aree dove costruire il deposito nazionale

Scorie nucleari, stretta sulle aree dove costruire il deposito nazionale

Smaltimento di scorie nucleari (foto: LaPresse)
Smaltimento di scorie nucleari (foto: LaPresse)

Si restringe il perimetro delle aree che potrebbero ospitare il deposito nazionale delle scorie nucleari in Italia. Come anticipato da Wired all’inizio di febbraio, l’Ispettorato per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (Isin), la neonata agenzia per la vigilanza dell’atomo, ha escluso i territori in zona sismica 2 da quelle potenzialmente idonee per la costruzione del cimitero dei 95mila metri cubi di rifiuti radioattivi.

La conferma arriva dal sottosegretario del ministero allo Sviluppo economico, Davide Crippa. Sua la richiesta, partita lo scorso ottobre, di rivedere il parametro di rischio terremoti. Ora Sogin, la società di Stato incaricata del decommissioning nucleare, dovrà correggere la Cnapi, la carta delle aree potenzialmente idonee a ospitare il deposito nazionale, e depennare quelle in classe sismica 2.

I criteri di rischio terremoti erano già inclusi nei 28 indicati dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) nel 2014 per scrivere la Cnapi. La mappa è lo strumento che serve a identificare le aree in Italia con tutte le carte in regola per ospitare in sicurezza il cimitero delle scorie radioattive. Tra i parametri di esclusione rientrano la presenza di vulcani, il rischio di frane o inondazioni, la distanza dalle coste, da parchi naturali, aeroporti, città o aziende pericolose. E, per l’appunto, il rischio sismico.

Siccome il deposito nazionale è un edificio studiato per resistere a terremoti di forte magnitudo, l’Ispra ha escluso i territori in cui potrebbe verificarsi un evento estremo. Ma Crippa ha voluto rivedere questo criterio, basandosi sulla tabelle della protezione civile. Queste suddividono il territorio italiano in quattro aree, sulla base di un indice di rischio da 1 (altissimo rischio) a 4 (basso rischio). Il deposito potrebbe collocarsi fino a zone in classe 2 (in cui forti terremoti sono possibili), stando ai rilievi dell’Ispra. Ma ora, dopo l’ok dell’Isin, anche queste località saranno depennate.

Si allarga quindi il novero delle zone escluse dalla costruzione del deposito. L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) ha fornito a Wired una mappa che identifica le aree dove il rischio di terremoti è più alto.

Mappa delle aree ad alta pericolosità sismica in Italia (in viola, dati Ingv)
Mappa delle aree ad alta pericolosità sismica in Italia (in viola, dati Ingv)

Una grande macchia viola si espande dall’Emilia Romagna e segue la dorsale degli Appennini verso il sud. Colora Umbria, Marche, Abruzzo e Molise. Si estende dall’interno del Lazio e della Campania rispettivamente verso i Colli Albani e il Vesuvio. Copre parte della Basilicata e le aree limitrofe della Puglia, l’intera Calabria fino alla Sicilia. Altri punti delicati sono le Alpi liguri e un’area che dalla provincia di Brescia attraversa l’interno del Veneto (province di Verona, Vicenza e Treviso) fino al Friuli Venezia Giulia.

Verosimilmente queste zone saranno fuori dalla localizzazione del deposito. Ma dopo l’ok dell’Isin, altre potrebbero aggiungersi. “Reputo un segnale positivo la risposta fornita dall’Isin alla nostra richiesta di procedere all’esclusione delle aree classificate in zona sismica 2, in modo di restringere la platea dei siti idonei”, ha dichiarato Crippa.

Ora Sogin dovrà correggere la Cnapi, poi rispedirla per verifica all’Isin che, dopo averla validata, la inoltrerà ai due ministeri competenti per la partita, quello dell’Ambiente e quello dello Sviluppo economico. A quel punto la carta potrebbe essere pubblicata, avviando così l’iter per scegliere il luogo dove costruire il deposito e terminare i lavori in tempo per il 2025, anno in cui è previsto il rientro in Italia delle scorie stoccate all’estero, evitando di rinnovare costosi contrari. Tuttavia l’opinione di fonti vicine al dossier è che la procedura non si concluderà prima delle elezioni europee. Il nucleare resta, dai referendum del 1987, una materia che scotta.

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