Raccontare la tecnologia del cloud di Amazon è un lavoro

Raccontare la tecnologia del cloud di Amazon è un lavoro

Raccontare la tecnologia in una delle aziende più innovative al mondo, per aiutare gli altri e testare l’innovazione di frontiera. Alex Casalboni è Principal developer advocate di Amazon Web Services e nell’azienda regina del cloud ha il ruolo di vero e proprio divulgatore. È un ex programmatore di 33 anni e sa di cosa si parla quando racconta il futuro: “Il mio ruolo è aiutare i nostri clienti a sfruttare al massimo le potenzialità del cloud Aws. Il mio lavoro somiglia un po’ a quello di Alberto Angela, solo che io lo faccio per la piattaforma di Amazon Web Services”, racconta a Wired in occasione del Career Day di Amazon che si terrà il 16 settembre in streaming, a partire dalle 10.30.

L’evento è l’occasione per chi cerca lavoro di raccogliere consigli da manager esperti, con 300 sessioni di Career Coaching individuale in cui i recruiter di Amazon potranno dare suggerimenti su come affrontare la ricerca e rivedere il proprio curriculum. Una giornata di lavori in cui emergeranno anche le nuove professioni del digitale, come quella di Casalboni, che ha iniziato da tradizionale programmatore e oggi è arrivato a tenere conferenze e seminari per mostrare al mondo la forza del cloud.

Qual è il percorso per fare della propria passione per la tecnologia un lavoro?
È successo un po’ per caso. Poco più di 15 anni fa ero un giovane musicista diplomando in ragioneria, quando per gioco ho scoperto i primi linguaggi di programmazione per semplici calcoli, disegnare grafici, implementare videogame e pubblicare siti web. La curiosità mi ha portato a studiare ingegneria informatica ed approfondire matematica, fisica ed elettronica senza mai perdere la vena creativa che mi aveva fatto avvicinare al mondo della tecnologia. La possibilità di usare il software per testare un’idea o per aiutare qualcuno mi è sempre sembrata molto simile al lavoro di un compositore di musica, che con le note trasforma un’idea o una sensazione in una melodia mai sentita prima. 

Dopo la laurea in ingegneria informatica lei è stato un apprezzato programmatore, poi il salto nella divulgazione.
Dopo la laurea mi sono occupato di sviluppo software per tanti anni, fino all’esperienza in una startup che mi ha portato in Silicon Valley. Lì ho conosciuto il cloud computing, che ha rivoluzionato completamente il modo in cui le aziende di tutto il mondo progettano e implementano il loro software. Il passaggio verso la divulgazione tecnologica è stato abbastanza graduale, partendo da semplici articoli di approfondimento e conferenze in Italia, fino a conferenze internazionali in tutto il mondo. Credo che oltre al lato creativo, la musica mi abbia anche insegnato a gestire l’emozione sul palco. Oggi posso dire che questo lavoro in Aws mi permette di conciliare le mie principali passioni: aiutare gli altri, viaggiare e scoprire nuove tecnologie ogni giorno. 

Quanto è importante incontrare le persone giuste per tracciare il proprio percorso professionale?
Nel mio caso è stato importante incontrare e seguire le persone giuste, ma anche accettare rischi e incertezze. La curiosità e la determinazione mi hanno permesso di conoscere chi aveva le mie stesse passioni. È stato facile dare e ricevere fiducia. Dieci anni fa non avrei mai immaginato che una laurea in ingegneria mi avrebbe portato verso un ruolo divulgativo, ma penso sia sempre più comune fare lavori che non esistevano nemmeno quando abbiamo scelto il nostro percorso professionale da adolescenti. In parte lo devo a queste persone, datori di lavoro e mentori che hanno saputo guidarmi nella direzione più adatta. E soprattutto mi hanno aiutato a lavorare sulle mie lacune in modo costruttivo.

Qual è la dote che serve per potersi mettere sempre in gioco?La curiosità, che è anche uno dei principi fondanti della cultura di Amazon e di Aws. Investiamo molto su strumenti e meccanismi che incentivano gli individui ad imparare cose nuove ogni giorno. Nel mio caso, inizio sempre la giornata con una lista di nuovi servizi e funzionalità appena pubblicate da Aws, che mi motiva a rimanere aggiornato per poter aiutare i nostri clienti. Se c’è la curiosità e la voglia di imparare, mettersi in gioco diventa un piacere, anziché un rischio o un costo. Il mio consiglio è di usare le nuove tecnologie e il cloud per sperimentare e validare nuove idee. Nel mondo della tecnologia è normale che solo alcune di queste idee avranno successo, quindi è importante potersi mettersi in gioco e sperimentare tutti i giorni, velocemente e senza rischi.

Nella vita lei si è costruito anche il ruolo di tech influencer sui social. Quali sono le differenze nel fare il divulgatore tecnologico in Aws e avere un rapporto con i follower?
Fare il divulgatore tecnologico significa soprattutto mettersi a disposizione di sviluppatori e professionisti del mondo IT, in modo autentico e con la voglia di comprendere i problemi che affrontano quotidianamente. Questo significa anche mettere le mani in pasta con il codice, preparare dimostrazioni e presentazioni pratiche, partecipare ad eventi, organizzare conferenze, supportare le community locali in giro per l’Italia e tanto altro. Sicuramente è importante avere anche una forte presenza online e sui canali social, anche se il mio obiettivo non è fare visualizzazioni o acquisire follower, ma aiutare gli sviluppatori e le aziende a sfruttare Aws al meglio, creare applicazioni più sicure e ottimizzare i costi. Inoltre, spesso lavoro insieme ad influencer ed esperti per approfondire temi specifici. Per esempio, i tanti Aws Hero italiani ed internazionali, con cui condivido la passione per le tecnologie cloud di Aws e che ospito spesso al podcast di Aws in italiano.

Parlare di tecnologia per far comprendere dinamiche informatiche complesse è un lavoro al quale possono aspirare solo i laureati Stem?
No, credo che i veri requisiti siano la passione per la tecnologia e il desiderio di aiutare gli altri. Una delle capacità più utili è proprio quella di riassumere e semplificare concetti complessi, per venire incontro a coloro che hanno appena iniziato questo percorso. Quindi riuscire a mettersi nei panni di qualcuno che non ha 5 o 10 anni di esperienza professionale o accademica è molto importante. Soprattutto oggi che le barriere di accesso sono sempre di meno, in buona parte anche grazie alle tecnologie cloud. Avere un background solido può aiutare a comprendere tematiche più complesse, ma non penso che sia un prerequisito per essere un buon comunicatore in grado di supportare altri tecnici ed aiutarli nel loro percorso di formazione e di carriera.

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