Perché si discute di una tassa minima globale sulle multinazionali

Perché si discute di una tassa minima globale sulle multinazionali

(Photo by Joe Raedle/Getty Images)

Una tassa minima globale sulle multinazionali, aumentando al tempo stesso il peso del fisco domestico sui guadagni delle aziende e sulla ricchezza. È la ricetta proposta dal presidente deegli Stati Uniti, Joe Biden, per appianare le diseguaglianze sociali, esacerbate dalla crisi economica mondiale scatenata dalla pandemia e favorire la ripresa. Il tutto “benedetto” dall’orientamento del Fondo monetario internazionale e dall’impegno dei ministri delle Finanze del G20, presieduto dall’Italia, che entro luglio intendono raggiungere un accordo sulla tassazione internazionale.

Il piano degli Stati Uniti

Il primo tassello noto è l’aumento della corporate tax, simile all’imposta sui redditi delle società, che nel 2017 i repubblicani avevano sforbiciato dal 35% al 21%. Il presidente Biden intende portarla al 28%, soprattutto per finanziare l’ambizioso piano Infrastrutture e lavoro da 2mila miliardi di dollari. Wall Street ha dimostrato di non temere tale misura, con l’indice S&P 500 da giorni sopra la quota record dei 4mila punti, essendo considerata uno stimolo all’occupazione e alla ripresa dell’economia.

L’altro punto riguarda le famiglie con reddito superiore a 400mila dollari l’anno che subiranno un aumento proporzionale delle tasse nel prossimo programma economico. Lo ha previsto Biden, che conferma quanto annunciato nella campagna elettorale. Tra le varie azioni possibili ci sarà un aumento dell’imposta sulle plusvalenze da investimenti (capital gain) per chi ha redditi di oltre un milione di dollari all’anno e un’estensione delle tasse sugli immobili.

Il piano globale

Oltre i confini americani, il segretario al Tesoro, Janet Yellen, già ex capo della Fed sotto Obama, ha annunciato che “stiamo lavorando con le nazioni del G20 per raggiungere un accordo su una tassa minima globale sulle multinazionali, che possa fermare la corsa al ribasso”. La proposta aumenterebbe la tassa minima alle aziende americane al 21% e sarebbe calcolata paese per paese, con effetto deterrente su quelle che proteggono i propri profitti sfruttando fiscalità di vantaggio in paesi che offrono condizioni più favorevoli rispetto ad altri. “La competitività non riguarda solo come le aziende americane si confrontano con le altre, tra fusioni e acquisizioni”, ha spiegato: “Ma riguarda la necessità che i governi abbiano sistemi fiscali stabili in grado di raccogliere sufficienti introiti da investire in beni e servizi pubblici essenziali per rispondere alle crisi e che tutti i cittadini condividano equamente il fardello fiscale”.

Sono americane otto delle dieci aziende globali a maggiore capitalizzazione di tutto il mondo, secondo un report Pricewaterhouse Cooper. L’accordo, già discusso nel 2019 in ambito Ocse, riguarderebbe per esempio i colossi del web, ma è stato rallentato dalla precedente amministrazione di Donald Trump, che accampava il diritto di “safe harbor” per le aziende americane, che avrebbero potuto scegliere un regime semplificato di regole. Mercoledì 7 aprile, invece, i ministri delle Finanze delle prime 20 potenze economiche del mondo, si sono dichiaraticoncordi nel cooperare per un sistema di tassazione internazionale equo, sostenibile e al passo con i tempi”, lavorando per “un accordo su soluzioni concordate sull’agenda della tassazione internazionale entro la metà luglio 2021”.

A cementare tale orientamento sono arrivate le dichiarazioni del direttore degli affari fiscali del Fondo monetario internazionale, Vitor Gaspar: “Un’opzione disponibile per i decisori politici sarebbe la possibilità di stabilire un contributo per la ripresa che prenderebbe la forma di un supplemento sulla tassa sul reddito personale o sui guadagni aziendali, visto che alcune corporation hanno operato molto bene in termini di valutazione azionaria”, nel corso della crisi.

L’ultimo monitor fiscale del Fmi cita la tassa di solidarietà della Germania post unificazione, come precedente storico. E sulla tassa minima mondiale Gaspar appoggia l’idea di Yellen: “È estremamente importante per il finanziamento dei paesi in via di sviluppo” e per assicurarsi che i governi abbiano le risorse da spendere per le loro priorità nella ripresa economica. Secondo il Fmi 95 milioni di persone sono cadute in condizioni di povertà estrema nel 2020.

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