Perché serve una “via italiana” per le startup

Perché serve una “via italiana” per le startup

Gli incubatori aiutano le startup a crescere (Getty Images)
HGli incubatori aiutano le startup a crescere (Getty Images)

In un mondo dove è sempre più necessario innovare per agganciarsi alle catene globali del valore, le startup diventano un fattore competitivo imprescindibile. Su questo fronte la Lombardia rappresenta già un territorio molto fertile. Basti pensare all’alto tasso di natalità di startup knowledge intensive: qui ne sono nate circa 20mila tra il 2009 e il 2017, contro le circa 13mila del Baden-Württemberg e le 16mila del Rhône-Alpes, due tra le regioni a maggiore vocazione produttiva in Europa. La rilevanza delle startup knowledge intensive lombarde è anche testimoniata dal fatturato, pari a 8,4 miliardi di euro nel 2017, circa un terzo del totale nazionale, e dall’impiego di 119mila persone, un quarto del totale italiano (fonte: centro studi Assolombarda).

All’interno di questo ecosistema, per dare ulteriore slancio allo sviluppo delle startup innovative, attraverso l’interazione con le imprese, e di favorire fenomeni di open innovation e corporate venture capital, Assolombarda ha lanciato il progetto Startup Town. Oggi l’associazione è incubatore di oltre 400 nuove realtà imprenditoriali e collabora, in questo ambito, con più di 70 partner tra cui Startup Italia, Le Village By CA, Plug&Play e Invitalia, e con importanti acceleratori italiani e stranieri. In questa logica di collaborazione, proprio con Italia Startup, il prossimo 25 ottobre, in occasione dell’annuale appuntamento di networking ‘Startup Reunion’, sigleremo in Assolombarda un accordo che allargherà ulteriormente questa rete. Oltre 1000 startup e 100 partner che potranno accedere a servizi ‘su misura’ su temi che vanno dalla scelta dei contratti di lavoro al supporto all’internazionalizzazione, dall’accesso al credito alla consulenza fiscale.

Un progetto nazionale

Guardando allo scenario italiano, nonostante gli ultimi incoraggianti segnali di sviluppo, va sottolineato che le dimensioni dell’ecosistema delle startup a livello nazionale sono ancora ridotte rispetto a quelle dei nostri principali competitors europei. Infatti, secondo i dati dell’Osservatorio startup intelligence del Politecnico di Milano, sebbene gli investimenti italiani in venture capital abbiano raggiunto, nel 2018, il record assoluto di circa 600 milioni di euro, quasi il doppio rispetto all’anno precedente, risultano comunque ancora molto inferiori rispetto ai valori di Spagna (1 miliardo di euro) e Francia (2 miliardi di euro).

Serve, dunque, trovare una “via italiana” per lo sviluppo di questo ecosistema che ha un grande potenziale e che può svilupparsi attraverso la promozione di iniziative di open innovation e corporate venture capital tra aziende e startup. Un tema che approfondiremo in occasione di Smau (24 ottobre), dove presenteremo la quarta edizione dell’Osservatorio sui modelli italiani di open innovation e corporate venture capital, realizzato in collaborazione con Italia Startup e Smau e con il supporto scientifico di InfoCamere e Politecnico di Milano.

L’indagine, tra le altre evidenze, mette per esempio in luce che in due anni, dal 2017 al 2019, sono cresciute del 23% le startup con un’azienda tra i soci, passando da 2.154 a 2.656, cioè oltre 500 imprese innovative in un biennio. Per dare ancora più forza a questo settore occorre, però, equiparare l’investimento in startup a quello in ricerca & sviluppo e aumentare il massimale di 1,8 milioni di euro che oggi si applica alla deduzione Ires riservata alle aziende che investono in startup innovative. Infine, chiediamo che venga data attuazione quanto prima al Fondo nazionale per l’innovazione inserito nella legge di bilancio 2019 che, ad oggi, è ancora senza un chiaro piano operativo. Azioni decisive per dare slancio a un ambito strategico per la competizione globale come è, senza dubbio, quello dell’innovazione.

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