Perché l’asteroide Bennu perde pezzi?

Perché l’asteroide Bennu perde pezzi?

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(foto: Nasa/Goddard/University of Arizona/Lockheed Martin)

L’asteroide Bennu perde pezzi. Lo sappiamo ormai da un anno, da quando la sonda Osiris-Rex lo ha raggiunto nel dicembre 2018, immortalandolo in diversi scatti. Ma perché? Gli scienziati della Nasa hanno diverse idee e ne parlano in un articolo pubblicato dalla rivista Science. Le più probabili sono che la superficie dell’asteroide venga scalfita da altri piccoli corpi celesti, oppure che l’escursione termica provochi delle fratture o ancora che l’acqua intrappolata tra rocce e argilla evapori creando una pressione che fa staccare delle particelle. Ma potrebbe esserci dell’altro.

Asteroidi attivi

Bennu è stata un po’ una sorpresa. Quando per la prima volta Osiris-Rex immortalò il distacco di particelle, gli scienziati le scambiarono per stelle sullo sfondo. Analizzando le immagini più a fondo, però, si resero conto che le cose stavano diversamente, e che Bennu poteva essere un asteroide attivo, ossia uno di quelli che rilasciano polveri e detriti a formare una sorta di coda simile a quella delle comete.

Non sono tanti gli asteroidi attivi conosciuti, e il fatto che Bennu lo sia e che la Nasa per caso vi abbia mandato incontro una sonda spaziale apre a prospettive di studio interessantissime.

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(foto: Nasa/Goddard/University of Arizona)

“Questa è una grande opportunità per espandere la nostra conoscenza di come si comportano gli asteroidi”, ha commentato Dante Lauretta, tra i responsabili della missione Osiris-Rex e autore dell’articolo pubblicato su Science. “Le espulsioni di particelle hanno suscitato la nostra curiosità e abbiamo trascorso gli ultimi mesi a indagare su questo mistero”.

Espulsioni

I ricercatori della Nasa hanno visto che le espulsioni di particelle su Bennu non sono continue, ma episodiche. Quello che tipicamente succede quando le particelle si staccano dalla superficie – spiegano gli scienziati – è che o orbitano per qualche giorno attorno a Bennu per poi ricadere al suolo o vengono espulse nello Spazio.

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(immagine: Lauretta et al., Science, 2019)

Nel loro studio gli esperti si sono concentrati in particolare su tre episodi dell’attività superficiale di Bennu, avvenuti il 6 e il 19 gennaio e l’11 febbraio scorsi, che hanno determinato l’espulsione di centinaia di particelle di dimensioni fino a dieci centimetri. Le tre espulsioni si sono verificate in regioni diverse e apparentemente anonime dall’asteroide (una nell’emisfero meridionale e due nella regione equatoriale) ma tutte più o meno a metà giornata, quando la temperatura su Bennu si alza.

Tre ipotesi

Per Lauretta e i suoi colleghi le cause possono essere diverse.

In primis c’è l’impatto con dei meteoroidi, cioè piccoli corpi rocciosi che sfrecciano attorno a Bennu e che talvolta vi sbattono contro. Osiris-Rex potrebbe aver catturato l’effetto di alcuni di questi incidenti spaziali, senza però cogliere l’impatto.

Un’altra ipotesi è quella della frattura termica. Bennu completa una rotazione su se stesso ogni 4,3 ore e in questo lasso di tempo la sua temperatura superficiale varia molto. Questo sbalzo potrebbe determinare delle spaccature nella roccia e il rilascio di frammenti.

L’aumento di temperatura potrebbe anche essere la causa dell’evaporazione dell’acqua intrappolata tra le rocce e le argille della superficie dell’asteroide. Il vapore potrebbe infatti generare una pressione che libera detriti.

Una risposta definitiva, per ora, non c’è. Gli scienziati non escludono possano esserci altre cause che non hanno considerato o che tutti i meccanismi sopra citati possano contribuire al fenomeno.

Per il momento dobbiamo accontentarci, ma altri indizi per svelare i misteri di Bennu potrebbero arrivare presto. Osiris-Rex continuerà a osservare da vicino l’asteroide e nell’estate del 2020 dovrebbe prelevare dei campioni dalla sua superficie – materiale prezioso, che raggiungerà la Terra nel 2023.

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