Perché il mondo parla dell’arresto di Disha Ravi, la “Greta Thunberg indiana”

Perché il mondo parla dell’arresto di Disha Ravi, la “Greta Thunberg indiana”

Disha Ravi durante il suo arresto (foto: AFP via Getty Images)

In India, la lotta contro il cambiamento climatico ha una nuova eroina, Disha Ravi, giovane attivista di 22 anni considerata da tutti la Greta Thunberg indiana. E proprio in virtù del suo forte attivismo ecologista, Ravi è stata arrestata il 14 febbraio scorso dall’unità di criminalità informatica della polizia di Delhi nella sua casa di Bangalore, nello stato meridionale di Karnataka. Le accuse a suo carico sono molteplici: crimine di incitamento all’odio contro il governo, cospirazione criminale, provocazione arbitraria con l’intento di provocare sommossa e promozione dell’inimicizia tra gruppi diversi.

La sua colpa è stata quella di avere aiutato a creare e condividere un vademecum sotto forma di documento Google Doc contenente linee guida su come sostenere a distanza la protesta dei contadini indiani. La tesi della polizia è che questo documento, ritwittato dall’attivista svedese Greta Thunberg, sia stato creato per denigrare l’India agli occhi del mondo.

Da novembre, migliaia di agricoltori stanno protestando nelle piazze di Delhi contro le recenti leggi sulla liberalizzazione del commercio agricolo. Il governo, a fine settembre, aveva fatto approvare dal Parlamento tre leggi per liberalizzare la vendita dei prodotti agricoli andando nella direzione di un mercato unico. Un scelta non condivisa – eufemismo – dagli agricoltori perché li lascerebbe in balia delle grandi imprese, non avendo più i prezzi fissi garantiti per i loro raccolti.  Queste insurrezioni rappresentano una sfida senza precedenti al governo nazionalista indù di Narendra Modi, il primo ministro indiano noto per le sue pratiche liberticide a scapito delle minoranze, che ha già inviato agenti antisommossa e truppe paramilitari per sedare i rivoltosi. Le proteste hanno avuto un’eco globale, specie quando popstar come Rihanna hanno deciso di gettare luce sulle istanze dei contadini.

Ma chi è Disha Ravi, e perché il suo arresto segna un importante punto di svolta per la politica indiana? Ravi si è laureata di recente in Economia e gestione aziendale al Mount Carmel College di Bangalore ed è una delle fondatrici della campagna Fridays for Future in India, che si concentra sulla lotta al cambiamento climatico. Vegana convinta, è dipendente di una azienda che produce cibi organici. Ha contribuito a piantare alberi, indetto decine di manifestazioni contro la plastica, si è espressa contro il sessismo e la pena di morte e da tempo si batte per il contenimento dei gas serra e il rispetto dell’ambiente. Il suo arresto è stato visto da molti intellettuali indiani come un monito che il premier Modi ha voluto lanciare a tutti i dissidenti indiani. Rahul Ghandi, presidente del partito di opposizione Indian National Congress si è espresso in questi termini: “Se stai zittendo la nazione e spaventando le persone, non permettendo loro di parlare, stai distruggendo il carattere nazionale”.

Durante la prima udienza, la polizia ha chiesto una custodia cautelare di cinque giorni, che si è poi trasformata in una richiesta di imprigionamento di 3 giorni, con il pubblico ministero che ha accusato la giovane donna di essere una cospiratrice e una pericolosa criminale – un’accusa che l’attivista ha negato con veemenza.

Non ho costruito il toolkit. Volevamo sostenere gli agricoltori. Ho solamente modificato due righe il 3 febbraio”, ” ha affermato Ravi dando la responsabilità della creazione del vademecum ad altri due attivisti, Nikita Jacob e Shantanu Muluk, sorvegliati dalla polizia ma non in stato di fermo perché hanno chiesto di poter pagare una cauzione pre-arresto. Lunedì prossimo ci sarà un confronto tra i tre per capire le responsabilità di ognuno. Secondo i suoi avvocati, questa è l’ultima speranza per Ravi di poter uscire di prigione: in India, l’accusa di sedizione infatti è considerato un crimine grave che nella peggiore delle ipotesi porterebbe all’ergastolo dell’accusato.

Negli ultimi anni, in India sono stati incarcerati moltissimi attivisti, giornalisti e studenti con l’accusa di sedizione per i loro servizi, post online o presunti ruoli nelle manifestazioni di protesta. L’arresto di Ravi non è passato inosservato, suscitando indignazione e proteste perché secondo i suoi avvocati è avvenuto in circostanza poco chiare e democratiche. Decine di politici dell’opposizione, tra cui vari esponenti del Partito del Congresso, hanno espresso rabbia, e in molte città giovani di ogni età sono scesi in piazza per chiedere la sua liberazione. La cattura della ragazza è stata vista come un vero e proprio attacco alla democrazia. Alle proteste nel paese si è aggiunta poi anche un’ondata di indignazione internazionale, capitanata dalla Thunberg e da tantissime attiviste donne. Indignazione che non è stata ben accolta dai sostenitori del premier Modi, che lo scorso 5 febbraio sono scesi in piazza per bruciare le effigie di Gerta, Rihanna, e di Meena Harris.

Questa ondata di odio non ha fermato la giovane attivista svedese, la collega famosa di Disha, che solo qualche giorno fa ha ribadito il proprio sostegno all’amica scrivendo questo tweet: “La libertà di parola e di manifestare in modo pacifico sono diritti umani non negoziabili”, e lanciando l’hashtag #StandWithDishaRavi.

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