Oscar 2020 all’insegna della piattezza, per fortuna c’è Parasite

Oscar 2020 all’insegna della piattezza, per fortuna c’è Parasite

Il fatto che lo scorso anno sia stato costellato da bei film dovrebbe essere una splendida notizia, non solo per i cinefili ma per chiunque faccia parte dell’industria dell’intrattenimento, tuttavia – dopo l’annuncio delle candidature degli Oscar (la cerimonia si terrà, invece, il 9 febbraio) appena tenutasi – il primo pensiero va alla… incredibile noia di questa edizione. Non si contano le annate che hanno visto il trionfo del grande affresco storico, della parabola di denuncia (sociale, politica etc…), del capolavoro d’autore: gli Academy Award sono da sempre i premi cinematografici meno imprevedibili cui ci capita di assistere nel corso dell’anno tra Golden Globes, Bafta, Critics Choice e così via. Entrando nel dettaglio di quest’ultima edizione, la soddisfazione di ritrovare tra le liste dei candidati qualcosa di inaspettato si è risolto in una pia illusione, nonostante un piccolo margine per la sorpresa ci fosse.

Tra le pochissime sorprese c’è senz’altro il numero di candidature riservato al coreano Parasite, che tutti si aspettavano di vedere nominato come miglior film straniero – dopo il trionfo al Festival di Cannes e ai recenti Golden Globes – ma che ha fatto guadagnare al suo regista – il Bong Joon-ho degli ancora più splendidi Madre e Memorie di un assassino – la nomination, assieme a quella per migliore sceneggiatura originale e ad altre quattro (curiosamente, nessuno degli attori, neanche il pazzesco Song Kang-ho, sorta di divinità della recitazione in patria e già protagonista da Oscar per l’horror Thirst è stato preso in considerazione). Per quanto riguarda il raggelante Joker, lo scatenato C’era una volta a Hollywood, gli autoriali The Irishman, Marriage Story e 1917 la nomination arriva scontata .

Circa le candidature al femminile per le interpreti in ruoli principali: scontatissima la candidatura a Renée Zelleweger per l’orrido biopic Judy dedicato alla divina Judy Garland, e quello all’irlandese dal nome impronunciabile (non è vero, si dice “Sorcha”) Saoirse Ronan che si aggiudica la quarta candidatura della sua giovane esistenza (stabilendo, tra l’altro, un record) per Piccole donne. Inspiegabilmente, a detta della critica americana, non figura Awkwafina tra le migliori attrici per The Farewell – Una bugia buona (film che le ha regalato il globo d’oro), nel quale interpreta una giovane donna americana in viaggio nella Cina dei suoi ascendenti. Che Scarlett Johannson sia candidata anche per Marriage Story, oltre a Jojo Rabbit, appare un po’ ridondante, soprattutto perché la sua, seppur ottima interpretazione, accanto a quella di Laura Dern (giustamente nominata come non protagonista) e a quella portentosa di Adam Driver, sfigura un po’. Vale tutta, invece la candidatura di Scarlett come non protagonista per il suddetto Jojo Rabbit, nel quale interpreta la splendida, coraggiosa, stilosa e vitale madre del protagonista. A proposito di questa sezione, qualcuno si è chiesto come mai non compaia Jennifer Lopez per il ruolo della spogliarellista di Le ragazze di Wall Street: sì, dopo due decenni nel mondo del cinema e della musica J.Lo ha anche imparato a recitare, ma gli Oscar non se ne sono accorti.

Per quanto riguarda invece le candidature riservate alle migliori interpretazioni maschili da protagonisti, non c’era dubbio che Joaquin Phoenix non ricevesse la nomination per la sua versione tragica e disperata del Joker. Phoenix ha trionfato ai Golden Globe e poi è stato avvistato abbracciare Adam Driver, quasi volesse consolarlo per avergli soffiato la statuetta per Marriage Story. Per noi non c’è storia, nessuno potrà battere il fratello di River agli Oscar, ma è innegabile che l’interprete del malmostoso villain redento – ed emo – Kylo Ren nel film di Baumbach targato Netflix regali al pubblico uno dei momenti emotivamente più devastanti della storia del cinema. In molti hanno notato la “snobbatura” ai danni di Adam Sandler. Sono lontani i tempi in cui il comico mieteva consensi di pubblico impersonando giovanotti poco svegli che sgranocchiavano cuccioli di coccodrilli fritti e facevano da mascotte ai giocatori di football portando loro l’acqua; il Sandler di Uncut Gems, che aveva dimostrato di saperci fare come attore già dai tempi di Reign Over Me, è stato ignorato, tanto che se fossimo in lui torneremmo a dispensare film scemotti solo per fare dispetto all’Academy. Lo stesso vale per Eddie Murphy, altra icona della comicità statunitense che dopo essere stato nominato dai Golden Globe per Dolemite is My Name (in cui incarna l’attore Rudy Ray Moore) si aspettava di certo un trattamento analogo dai membri degli Academy Award.

Infine, nonostante i membri dell’Academy non abbiano fatto che professare, nell’ultimo decennio, l’esigenza e la volontà di concedere i giusti riconoscimenti anche agli artisti appartenenti a minoranze etniche e alle cineaste donne: impossibile non notare la mancanza di Greta Gerwig in qualità di candidata regista di Piccole donne, ma molto, molto di più quella di Céline Sciamma per Ritratto della giovane in fiamme. Un’ultima considerazione sparsa: Star Wars L’ascesa di Skywalker candidato per quegli orridi effetti speciali?

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