Oltre che al coronavirus, pensiamo all’influenza stagionale

Oltre che al coronavirus, pensiamo all’influenza stagionale

influenza
(foto: David Mao on Unsplash )

Nell’ultimo mese l’attenzione, sanitaria e mediatica, è stata per il coronavirus. Lo è stata così tanto che non è azzardato parlare, in alcuni casi, di bulimia informativa. Nel mare di aggiornamenti relativi alle nuove infezioni di coronavirus, son passate quasi inosservate quelle che riguardano invece l’influenza, alle cui epidemie siamo forse più abituati. Perché attese, perché abbiamo un vaccino contro i virus influenzali di anno in anno, perché con meno incognite rispetto al nuovo coronavirus. Ma tutt’altro che banale per questo, anzi: ogni anno si stima che le vittime dell’influenza si aggirino a livello mondiale intorno alle 650mila. E superato il picco influenzale è forse il momento per un primo bilancio per il nostro Paese.

La situazione nel mondo e in Europa

Fare un bilancio dell’attuale stagione influenzale significa soprattutto guardare ai bollettini relativi agli aggiornamenti che arrivano dai diversi sistemi di sorveglianza, attivi a livello globale, regionale e nazionale. Come atteso, appunto, l’influenza oggi a livello globale è un problema soprattutto nelle zone temperate dell’emisfero settentrionale. Secondo quanto riferisce l’Organizzazione mondiale della sanità, la stagione influenzale è attiva soprattutto nel nord America, in Asia centrale, in Medio Oriente, e in aumento generalmente in Europa. Qui, nelle ultime settimane, l‘influenza ha continuato a colpire con intensità crescente, riferiscono dalla rete di monitoraggio europea, con alcune region più interessate di altre: all’ultimo aggiornamento disponibile le aree più colpite al momento sono la Grecia, la Slovenia, l’Albania, Lussemburgo, la Romania, la Serbia, la Bulgaria. Per il resto, in gran parte dell’Europa, si parla di un’intensità mediaItalia inclusa.

L’influenza in Italia

Restingrendo lo sguardo al nostro Paese è la rete di sorveglianza gestita dall’Istituo superiore di snaità a scattare una fotografia più dettagliata della stagione influenzale attualmente in atto. L’ultimo bollettino relativo alle sindromi similinfluenzali appena diffuso da parte di Influent mostra che il consueto picco nelle infezioni stagionali, come previsto, è stato appena raggiunto. Piccola parentesi: si parla più propriamente di sindromi similinfluenzali e non di infleunza perché la sorveglianza è basata sui sintomi clinici, come spiega a Wired.it Antonino Bella, responsabile della Sorveglianza Influnet per l’Istituto superiore di sanità: “Nel periodico epidemico ciò che il medico segnala sulla base dei sintomi clinici è probabilmente influenza, diversamente da quello che può accadere nei periodi a ridosso, in coda alla stagione, dove i virus infleuzali è più probabile che si confondano ad altri virus con sintomi respiratori”.

L’evoluzione nelle prossime settimane

Il numero dei casi cominciano infatti a diminuire, con più di 5 milioni totali (98 quelli gravi, tra cui 19 vittime, riferiscono ancora dall’Istituto superiore di sanità). Mostrando quelle classica gobba nelle curve di incidenza influenzale che suggerisce un cambio di passo per le settimane a venire. Con un andamento, si legge ancora nel report, che riflette lo stesso della scorsa stagione, rispetto alla quale l’incidenza appare però leggermente più bassa. “Se nelle due stagioni precedenti in totale abbiamo avuto oltre 8 milioni di casi, al momento è possibile stimare più di 7 milioni di casi per la fine dell’attuale stagione influenzale, solitamente attesa per la fine di marzo, anche se non sappiamo come evolverà da ora in poi, ovvero se i casi scenderanno più o meno rapidamente”, riprende Bella, ribadendo il carettere di intensità media dell’influenza 2019-2020. “Si tratta di una stima effettuata per confronto con le stagioni precedenti, su uno storico che si aggiorna di anno in anno, lungo oltre vent’anni e che consente di collocare l’attuale stagione influenzale in base alle stagioni precedenti”.

Fare un bilancio esatto per capire dove ha colpito di più l’influenza non è a oggi possibile, dal momento che, come riporta il bollettino, in alcune regioni poche sono le segnalazioni pervenute da medici e pediatrui sentinella. Ciò detto, qualcosa è possibile dirla: “L’incidenza dell’influenza appare particolarmente aggressiva nel Centro Italia, un dato costante che si è mantenuto nelle ultime settimane”, spiega Bella. Per quel che riguarda le fasce d’età colpite, quella attuale si conferma come un’influenza tipica: “Generalmente più sale l’età più l’incidenza diminuisce, con i bambini piccoli come le fasce più colpiti, quindi a seguire i ragazzi fino ai 14 anni, gli adulti e gli anziani”. Che sono sì meno colpiti, sottolinea Bella, ma quando si ammalano sono quelli che sono più a rischio di complicanze (e per questo incluse nelle categorie per cui è raccomandata la vaccinazione antiinfluenzale).

Dal punto di vista virologico, conclude infine Bella, sono circolati di più i virus di tipo A (con prevalenza soprattutto di H3N2 su H1N1) e in misura minore quelli di tipo B. “Anche se dati più completi e accurati saranno disponibili solo verso la fine della stagione, al momento non sembra esserci mismatch tra i virus circolanti e quelli inclusi nei vaccini”. Oltreoceano, solo poche settimane fa, il capo Anthony Fauci, a capo del National Institute of Allergy and Infectious Diseases aveva invece dichiarato dei problemi proprio relativi al match tra ceppi circolanti e quelli inclusi nel vaccino in questa influenza, come riferisce la Cnn.

The post Oltre che al coronavirus, pensiamo all’influenza stagionale appeared first on Wired.

Leggi l’articolo completo: Oltre che al coronavirus, pensiamo all’influenza stagionale