Nonostante i lockdown, ci sono nuovi record di emissioni di CO2

Nonostante i lockdown, ci sono nuovi record di emissioni di CO2

Inquinamento
(foto: Getty Images)

Secondo la World Meteorological Organization (Wmo), l’agenzia di sorveglianza meteorologica delle Nazioni Unite, i gas che provocano il surriscaldamento climatico nel 2020 hanno raggiunto un nuovo livello record nell’aria, nonostante i lockdown per la pandemia di Covid-19. La pausa dalle emissioni inquinanti raggiunta nella prima metà di quest’anno, infatti, è stata solo una breve anomalia – secondo la Wmo – e la quantità di diossido di carbonio nell’atmosfera ha ripreso a crescere.

Il Greenhouse Gas Bullettin del Global Atmosphere Watch programme, pubblicato lunedì 23 novembre sul sito della Wmo, mostra che la CO2 attualmente è aumentata del 50% rispetto al 1750, prima della rivoluzione industriale. Il diossido di carbonio intrappola due terzi del calore trattenuto sulla superficie terrestre dai gas a effetto serra oggi il 45% in più rispetto al 1990. Responsabili di questo effetto riscaldante, in particolare, sono anche il metano (prodotto da bestiame, risaie e combustibili fossili) e il protossido di azoto (prodotto dai fertilizzanti agricoli e incendi boschivi) – ugualmente aumentati negli ultimi 270 anni.

La Wmo ha stimato che, nel 2020, c’è stato un taglio dell’emissione di CO₂ compreso tra il 4,2% e il 7,5%, grazie al blocco generalizzato degli spostamenti e di altre attività inquinanti. Ma questa variazione è stata comunque inferiore a quella naturale osservata ogni anno. L’ultima rilevazione della Wmo riporta che la media mensile di CO2 presso la stazione meteorologica di riferimento di Mauna Loa, alle Isole Hawaii, nel settembre scorso era di 411,3 ppm, ossia una cifra superiore ai 408,5 ppm di settembre del 2019. Anche a Cape Grim in Tasmania, Australia, è stato osservato lo stesso risultato, con un aumento a 410,8 ppm dai 408,6ppm nel 2019.

Abbiamo superato la soglia globale [annuale, ndr] di 400 ppm nel 2015 e, solo quattro anni dopo, abbiamo superato i 410 ppm. Un tale tasso di crescita non si è mai visto nella storia dei record. La CO2 rimane nell’atmosfera per secoli. L’ultima volta che la Terra ha sperimentato una concentrazione paragonabile è stata circa 3-5 milioni di anni fa, quando la temperatura era di 2-3 ° C più calda e il livello del mare era di 10-20 metri più alto di adesso. Ma non c’erano 7,7 miliardi di abitanti”, ha spiegato al quotidiano Guardian Petteri Taalas, il segretario generale della Wmo.

Come riferisce il quotidiano britannico, secondo gli scienziati l’azione per ridurre le emissioni inquinanti a livello mondiale è ancora molto lontana da quanto sarebbe necessario per evitare i peggiori impatti della crisi climatica. Si calcola che le emissioni devono ridursi di almeno la metà entro il 2030, se si vuole limitare il surriscaldamento globale a 1,5 ° C. Superata questa cifra, centinaia di milioni di persone dovranno affrontare maggiori ondate di calore, siccità, inondazioni e, di conseguenza, povertà.

I paesi membri delle Nazioni Unite si erano impegnati ad aumentare il proprio impegno per il contrasto all’inquinamento nel corso del vertice che si sarebbe dovuto tenere a Glasgow (Regno Unito) nel novembre del 2020, ma l’incontro è stato posticipato di un anno a causa del coronavirus.

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