Massive Attack, 30 anni fa usciva il primo album Blue Lines

Massive Attack, 30 anni fa usciva il primo album Blue Lines

I Massive Attack, Londra, 1998 (foto: Martyn Goodacre / Getty Images)

Sono passate esattamente tre decadi dall’uscita del disco-soundtrack degli anni ’90 Blue Lines dei Massive Attack. Era il periodo della Guerra del Golfo. Amici mai di Antonello Venditti, Malinconoia di Marco Masini e Gli altri siamo noi di Umberto Tozzi scalavano le classifiche italiane. Sul piccolo schermo si affacciavano I ragazzi del muretto, mentre al cinema si viaggiava nel tempo con Ritorno al futuro di quel geniaccio di Robert Zemeckis. In Inghilterra c’era qualcuno che, il domani, almeno musicalmente, lo stava scrivendo per davvero. Prima di parlare di un album tanto importante, bisogna salire sulla DeLorean DMC-12 e andare nel 1983 a Bristol, città sul fiume Avon celebre per Wallace e Gromit, il cartoncino Bristol (ovvio!) e oggi anche per il celeberrimo street artist Banksy che ha tempestato la city con le sue opere.

Tutto merito di The Wild Bunch

Nel quartiere St. Pauls di questa piccola e piovosa metropoli inglese, popolato da una comunità afro-caraibica molto unita, nasceva il sound system The Wild Bunch e si faceva strada nella scena underground grazie ai party (non tutti legali) che sancivano la collaborazione di dj e rapper capaci di mixare punk, r’n’b e reggae con sonorità morbide e rilassate. In quelle strade, in quei club, prendeva così vita qualcosa di unico, una rivoluzione musicale storica. Poco importa se, nel 1987, il collettivo si lacerava per le continue baruffe: si stava scrivendo un’evoluzione del rap che avrebbe cambiato per sempre il modo di fare musica. A un certo punto, gli esponenti più rappresentativi delle feste collettive made in Bristol – Robert “3D” Del Naja, Grant “Daddy G” Marshall e Andrew “Mushroom” Vowels – si mettevano in proprio facendosi chiamare Massive Attack e intraprendevano un percorso di contaminazione che virava verso l’ambient con un sound elettronico particolarmente accattivante, psichedelico.

Hai detto trip hop?

In un batter d’occhio i Massive Attack cancellavano il passato, firmavano il primo contratto discografico grazie a Neneh Cherry e si muravano nei Coach House Studios cittadini per registrare il primo album. Ad aiutarli, i vocalist conosciuti durante le scorribande da clubber e un certo Tricky, rapper di talento che li aveva colpiti durante i lavori da Wild Bunch. L’8 aprile 1991 usciva Blue Lines, un lavoro hip hop minimal, zeppo di campionamenti, armonie soul e bassi profondi che Mixmag, iconico magazine della club culture made in UK ribattezzava trip hop. Nonostante la band non amasse particolarmente questa definizione, da quel momento in poi indicherà un genere ben preciso che prima di allora non era mai stato formalizzato. Da Blue Lines in poi partiva la moda di compilation chill-out per spot, film e serie del periodo.

Cantala ancora, Shara

Blue Lines e il trip hop contaminavano tutto con ritmi ora suadenti, ora paranoici, ora inquieti. Rappresentavano la notte che calava sulle metropoli con grazia, tranquillità, ma nascondendo dentro di sé l’euforia delle discoteche, l’estasi del sesso, l’ambiguità, l’abisso. La hit simbolo dell’album: Unfinished Sympathy, che faceva trapelare, attraverso la voce di Shara Nelson, una struggente malinconia accarezzata da un’armonia plumbea.

Leggenda vuole, a tal proposito, che il produttore Jonny Dollar stesse chiudendo le registrazioni quando, a un certo punto, intercettava un afflato di ispirazione da una melodia appena accennata dalla Nelson. Partiva una jam session by night, tra campionamenti e sample che portavano alla realizzazione di un gioiellino che, ancora oggi, staziona in tutte le classifiche dance. Ed è stato saccheggiato dal grande schermo (vedere alla voce Sliver) e dalle pubblicità (Swatch). I Massive Attack diventavano mainstream e piacevano anche alla critica per aver catturato il claustrofobico dance act so 90’s presente in altre chicche del disco: da Safe From Harm, retta dalla potenza vocale della Nelson, alla title track con un flavour dai ritmi rintronanti, fino all’eccellente cover Be Thankful For What You Have Got e a Daydreaming, la traccia che ha fatto strappare al gruppo il contratto discografico con la Circa Records.

Il suono di Bristol

Blue Lines definiva così il cosiddetto “suono di Bristol” e dava il la al già citato Tricky (nome d’arte di Adrian Thaws) e ai Portishead per uscire allo scoperto. Da quel momento in poi anche il pop cercava quella “roba lì”. Non era un caso, quindi, se Nellee Hooper della crew di The Wild Bunch, trasferitosi a Londra, iniziava a collaborare come producer di artiste del calibro di Madonna e Björk. E i Massive Attack? Tireranno fuori lo splendido Protection e il cult Mezzanine (quello con il tormentone Teardrop). Ma questa, come direbbe Michael Ende, è un’altra storia.

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