Louis CK torna a esibirsi in America e rimergono le accuse

Louis CK torna a esibirsi in America e rimergono le accuse

louis ck
(foto: Getty Images)

Era il novembre 2017 quando, sulla scia dello scandalo legato agli abusi di Harvey Weinstein, nell’occhio del ciclone era finito anche il comico Louis CK, sul quale nel tempo si erano accumulate diverse testimonianze di donne, spesso colleghe, costrette ad assistere a atti di masturbazione da parte del comico. Il creatore della serie Louie e uno degli stand up comedian più di successo, ma anche controversi già prima dello scandalo, aveva poi ammesso la sua ossessione onanistica in un articolo sul New York Times e sembrava sparito dalle scene per un qualche periodo.

Già nell’estate del 2018, però, il comico era tornato a calcare i palchi di alcuni piccoli club comici negli Stati Uniti, non senza suscitare polemiche. Si era poi imbarcato in qualche data europea, fra cui quella a Milano lo scorso luglio (anche quella non esente da critiche), e attualmente sta facendo un consistente tour europeo che lo porterà anche a Roma il prossimo  25 novembre. Ma è il suo ritorno in Nord America a destare controversie ancora più grandi, soprattutto dopo che Mark Breslin, il fondatore dell’importante comedy club Yuk Yuk di Toronto, ha scritto un articolo sul Canadian Jewish News per difendere la sua scelta di scritturare Louis CK: “CK ha ammesso di essersi mostrato a quelle donne in diverse occasioni nel 2005 e si è rapidamente scusato, facendo notare che era stato fatto col loro consenso“, ha scritto Breslin sottolineando anche (forse per aggiungere empatia nei confronti del personaggio) le origini ebraiche del comico ma anche di molte delle donne coinvolte.

In tutta risposta una delle attrici comiche che si erano fatte avanti nell’inchiesta del New York Times che aveva dato il via a tutto il caso, Julia Wolov, è intervenuta nuovamente sottolineando e precisando nuove accuse: “Se Mark Breslin avesse letto quell’articolo saprebbe che CK è stato accusato pubblicamente da cinque e non da quattro donne e che tutto ciò è accaduto nel 2002 e non nel 2005“, scrive lei, per poi aggiungere: “Contrariamente alla sua ricostruzione, CK non lo fece con consenso. Non gli abbiamo mai consentito né chiesto di togliersi i vestiti e di masturbarsi fino all’orgasmo di fronte a noi” (una sola delle testimoni, rimasta anonima, ammise di avergli dato il suo consenso solo per timore del suo potere). Wolov aggiunge come l’utilizzo dell’identità ebraica come scusante sia “vergognoso” e ribadisce con fermezza le accuse nei confronti dell’uomo che invece sembra riprendere la sua attività come nei tempi precedenti allo scoppio del caso.

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