Lo shitstorm su Formigli e la solidarietà di Renzi che in realtà lo legittima

Lo shitstorm su Formigli e la solidarietà di Renzi che in realtà lo legittima

Nelle scorse ore, su internet sono iniziate a circolare le foto dell’abitazione del giornalista Corrado Formigli. “Un super-attico di 270mq fornito di 100mq di terrazzo attrezzato e ricco di vegetazione per cene e incontri”, si leggeva in uno dei tanti post Facebook divenuti virali, con primo piano sul nome della via nel centro di Roma. La circolazione della “notizia” ha avuto una dimensione tale che lo stesso Formigli è intervenuto sulla questione, chiedendo privatamente via WhatsApp a Matteo Renzi di aiutarlo a bloccare questo shitstorming nei suoi confronti. Renzi lo ha fatto ma pubblicamente e dunque dando risalto alla vicenda e ponendola ancor più sotto l’attenzione della rete.

(Photo by Ernesto S. Ruscio/Getty Images)

Perché proprio all’ex presidente del Consiglio? Perché gli attacchi al giornalista sono arrivati da sostenitori di Renzi, che non hanno perdonato al giornalista l’intervista giudicata troppo aggressiva nei suoi confronti a proposito della nuova villa comprata a Firenze. La procura di Firenze ha aperto un’indagine su questo acquisto, più in particolare sui 700mila euro messigli a disposizione dalla famiglia Maestrelli. Il sospetto è che alla base di questo trasferimento di denaro ci possano essere fenomeni di falsa fatturazione, frode fiscale e riciclaggio. Il quotidiano La Repubblica ha notato varie anomalie nella questione: il fatto che il prestito venga fatto dalla vedova e non dai figli, tra cui c’è Riccardo Maestrelli, finanziatore di Renzi e da lui nominato nel cda di Cassa Depositi e Prestiti, con cui dunque il senatore ha rapporti molto stretti; il fatto che la holding della famiglia Maestrelli abbia versato 700 mila euro alla vedova a saldo di un vecchio acquisto di quote societarie, sebbene gliene dovesse 158mila euro in meno, soldi che poche ore dopo sono poi stati girati al senatore; infine il fatto che il senatore abbia utilizzato per la caparra solo 400mila euro, a fronte dei 700mila ricevuti.

Matteo Renzi a “Porta a porta” il 17 settembre 2019 (Foto: Roberto Monaldo/LaPresse)

Questa, in breve, è la storia, su cui sono accesi i riflettori dell’Antiriciclaggio. Ed è proprio questo che differenzia la pubblicazione di informazioni sulla casa del personaggio pubblico Renzi, dalla pubblicazione di informazioni della casa di un giornalista, che resta in tutto e per tutto un privato. Il senatore di Scandicci, tuttavia, ha condannato l’episodio. In un modo che però sembra tutto tranne che una condanna. “È davvero ‘una porcheria’ e invito tutti quelli che hanno voglia di ascoltarmi a non rilanciare messaggi sulle case private di un personaggio pubblico. Certo: rimane il fatto che le porcherie sono sempre tali. Sia quando si fanno ai giornalisti, sia quando si fanno ai politici”, ha scritto, sottolineando come lui non abbia avuto la stessa solidarietà da Formigli. La “notizia” riguardo alla casa di quest’ultimo è però che si tratterebbe di un bell’attico in centro a Roma, con ampio terrazzo e fitta vegetazione. Che non è una notizia, a differenza di quella di una procura che sta indagando sul denaro utilizzato per l’acquisto di una villa di un senatore della Repubblica.

Compito del giornalismo è la ricerca della verità e non si può chiedere ai media di oscurare la questione in nome della privacy di quello che è in tutto e per tutto un personaggio pubblico. I politici sono eletti e stipendiati dai cittadini ed è giusto che vengano chiamati a dare delle risposte, quando qualcosa non torna ma anche in realtà quando tutto torna. Non è una violazione della privacy, ma solo il normale stato delle cose in una democrazia. L’atteggiamento di Matteo Renzi è allora doppiamente lesivo: da una parte sembra voler disconoscere la natura stessa del giornalismo, così come la responsabilità civile della politica; dall’altra con le sue ‘scuse non scuse’ e la sua rivelazione di una conversazione privata avuta con il giornalista nei modi polemici del suo post, finisce per legittimare velatamente l’attacco al giornalista, in un momento di sicuro non roseo per la categoria in Italia, tra scorte, minacce e attacchi veri e propri.

Tutto questo avviene mentre gli avvocati della Presidentessa del Senato della Repubblica, Maria Elisabetta Alberti Casellati, hanno inviato delle lettere ai domicili privati dei giornalisti del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, Ilaria Proietti e Carlo Tecce – un approccio intimidatorio, dal momento che le azioni civili vengono solitamente notificate alle redazioni.
Come per Renzi, un altro cattivo esempio dato dalla politica al rispetto della libertà di informazione del Paese. Non ci stupiamo, allora, se siamo così indietro a livello globale nella classifica sulla libertà di stampa, al 43esimo posto secondo Reporters Sans Frontières.

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