L’Europa vuole creare il mercato unico del crowdfunding

L’Europa vuole creare il mercato unico del crowdfunding

Il palazzo del Berlaymont a Bruxelles, sede della Commissione europea (foto: Luca Zorloni per Wired)
Il palazzo del Berlaymont a Bruxelles, sede della Commissione europea (foto: Luca Zorloni per Wired)

La prossima frontiera del crowdfunding è il mercato unico europeo. Almeno per i servizi di raccolta dedicati alle imprese, come l’equity crowdfunding e il lending per piccole e medie imprese o startup. Questo interessante scenario arriva dall’ultimo report italiano sul crowdinvesting, presentato a fine luglio dall’Osservatorio enterpreneurship & finance del Politecnico di Milano (qui il report completo).

Da cinque anni il Politecnico fotografa lo stato e l’andamento del crowdinvesting italiano, cioè quella parte di crowdfunding online che permette investimenti in capitale di rischio (equity) o in quello di debito (lending). Le buone notizie sono che nel periodo luglio 2019-giugno 2020 (quindi emergenza sanitaria compresa) il crowdinvesting italiano continua a crescere (equity +56%, lending +52%), macinando record, con quasi 391 milioni di euro raccolti complessivamente.

Ma ci sono anche dei punti d’attenzione. Da un lato l’Italia sconta una notevole frammentazione di mercato, soprattutto in ambito equity, all’interno del quale insistono 42 piattaforme, per una raccolta complessiva annuale di 76,6 milioni. Facendo una semplice divisione è facile capire come il settore sia caratterizzato da bassi ricavi medi: molte piattaforme italiane sono decisamente piccole e quindi fragili.

Proprio sui volumi complessivi del crowdinvesting nazionale arrivano le altre note dolenti: l’Italia ha sì recuperato terreno rispetto ai principali player europei, ma rimane indietro rispetto a quanto viene raccolto ogni anno da Francia e Germania, soprattutto sul fronte del lending. Per non parlare dell’Inghilterra, che gioca letteralmente in un altro campionato, con oltre 4 miliardi di euro raccolti in lending nel 2018 (ultimo dato disponibile).

Rivoluzione europea

Un’opportunità per le piattaforme italiane, però, dovrebbe arrivare proprio dall’Europa. Da marzo 2018 è iniziato il percorso d’approvazione della nuova normativa europea sui crowdfunding service providers, normativa che di fatto permetterà alle piattaforme europee di raccogliere fondi all’interno dell’Unione. La bozza legislativa è stata prima approvata in prima lettura dal Parlamento europeo e poi dal Consiglio dell’Unione europea lo scorso 20 luglio. Dovrà ora ripassare in Parlamento per la seconda lettura e approvazione finale. Grazie alla nuova regolamentazione europea nascerà un mercato unico che riguarderà la raccolta di capitali di rischio (equity) e di debito (lending), ma solo per progetti dedicati a pmi e startup. Il tetto massimo delle singole campagne sarà di 5 milioni di euro. Non sarà, invece, possibile il prestito transfrontaliero e in crowdfunding tra privati (lending peer to peer), che rimarrà circoscritto ai confini nazionali.

Secondo il Politecnico di Milano “l’obiettivo della Commissione è quello di stabilire un quadro coerente, che faciliterà lo sviluppo di un mercato cross-border, fornendo al contempo la necessaria protezione degli investitori. La proposta pubblicata stabilisce i requisiti uniformi per il funzionamento, l’organizzazione, l’autorizzazione e la supervisione dei fornitori di servizi di crowdfunding, nonché per la trasparenza e le comunicazioni di marketing in relazione alla fornitura di tali servizi nell’Unione europea. Fra l’altro si prevede una sorta di “passaporto” che consentirà ad un portale autorizzato in un certo Stato di operare anche in altri Stati notificando l’intenzione all’autorità di mercato nazionale, che provvederà a informare l’autorità equivalente oltre-confine. L’Esma (European securities and markets authority) avrà un ruolo chiave nel determinare gli standard informativi”.

Ma quando partirà ufficialmente il mercato unico europeo del crowdinvesting? Dipende da quanto tempo occorrerà al Parlamento europeo per approvare il testo già validato dal Consiglio. Secondo il Politecnico manca pochissimo: già nel 2021 la normativa europea dovrebbe essere in vigore. Starà poi alle piattaforme italiane cogliere l’opportunità.

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