Le serie crime più bizzarre che, forse, avete rimosso

Le serie crime più bizzarre che, forse, avete rimosso

Dopo il successo di Csi, Ncis e Criminal Minds, la televisione dei 2000 è stata invasa dalle serie crime, dalle più realistiche alle più estrose. Un esempio molto rappresentativo: Medium, che terminava esattamente oggi 10 anni fa, il 21 gennaio 2011. In realtà, appunto, sono tantissimi i titoli che si potrebbero citare perché hanno trattato assassini, delitti, poliziotti, indagini, consulenti e avvocati nei modi più bizzarri. Ripassiamone alcuni.

1. Medium

Medium porta la firma di Glenn Gordon Caron, a sua volta già ideatore di Moonlighting con Bruce Willis negli anni ’80; l’ha pensato per il network americano Nbc, anche se le ultime due stagioni, sulle sette totali, sono state trasmesse da Cbs. La protagonista è Allison DuBois, ispirata alla vera medium omonima che ha dichiarato di aver collaborato con la polizia di svariate città degli Stati Uniti; nel telefilm la donna, con i suoi poteri appunto, aiuta il procuratore distrettuale della fittizia contea di Mariposa a risolvere delitti imperscrutabili; intanto cerca di gestire il marito e le figlie piccole, che hanno ereditato il suo dono. Medium ha i suoi alti e bassi, senza grandissime punte di originalità, ma bisogna riconoscere che sa valorizzare il talento di Patricia Arquette, interprete di Allison: dopo la serie ha avuto ruoli straordinari fino ad arrivare all’Oscar.

2. Numbers

Quando la Cbs ha acquisto Medium, lo ha messo in palinsesto insieme a Numbers, dalle caratteristiche molto simili. Prodott0 da Ridley e Tom Scott, segue le vicende dell’agente speciale dell’Fbi Don Eppes (Rob Morrow), che viene aiutato dal fratello Charlie (David Krumholtz), geniale professore universitario di matematica che contribuisce a risolvere i casi grazie a equazioni, simboli geometrici e altro ancora. Parecchi cervelloni in materia sono stati interpellati come consulenti e pare che alcuni modelli matematici siano davvero utilizzati dall’Fbi per svoltare certe indagini. Dopo sei stagioni, andate in onda dal 2005 al 2010, anche lo spettatore più ingenuo ha iniziato a dubitare che tutti i delitti assegnati ai fratelli Eppes dovessero per forza avere una possibile soluzione aritmetica.

3. The Listener

Nelle serie dei 2000 la polizia ha un disperato bisogno di consulenze esterne, meglio ancora se provengono da persone dotate di poteri soprannaturali. The Listener non è da meno. Produzione canadese distribuita nel mondo compresa l’Italia (da Fox), negli Stati Uniti viene sospesa dopo una manciata di episodi. La stagioni in totale sono cinque, diffuse fra il 2009 e il 2014, e raccontano del giovane paramedico Toby Logan (Craig Olejnik) che deve fare i conti con premonizioni e e la capacità di leggere i pensieri superficiali delle persone. Mette questi suoi doni a disposizione del detective Charlie Marks (Lisa Marcos) e della fidanzata Olivia Fawcett (Mylène Dinh-Robic), dottoressa al pronto soccorso. Purtroppo, nel corso delle puntate viene meno il focus sull’animo travagliato del protagonista per lasciare spazio al crime puro; ciononostante, The Listener riesce mantenere picchi di originalità.

4. Delitti in paradiso

Dimenticate gli omicidi consumati nei vicoli urbani, i commissariati sporchi e caotici: Delitti in paradiso riscrive il paradigma delle serie crime trasferendosi ai Tropici. Partita nel 2011 e ancora in onda dopo nove stagioni, questa co-produzione franco-britannica vede il detective inglese Richard Poole (Ben Miller) assegnato alle indagini sulla scomparsa di un collega poliziotto nell’isola caraibica di fantasia chiamata Saint-Marie (le riprese avvengono in realtà a Guadaloupe). Risolto il caso, deve però rimanere sul posto per collaborare con le autorità locali. La formula di ogni episodio è più o meno sempre la stessa: il delitto mostrato all’inizio, seguito dalle indagini e dallo svelamento finale; ma il setting insolito e affascinante, nonché il contrasto ironico fra l’umore dell’investigatore di turno e la solarità del luogo, rendono Delitti in paradiso un buon tentativo di rinnovare il genere.

5. Life

Nel crime i cliché sono sempre dietro l’angolo, soprattutto quelli che riguardano i protagonisti, siano essi poliziotti o investigatori, quasi sempre segnati dalla vita e perseguitati dai demoni interiori. La serie americana Life, andata in onda solo per due stagioni dal 2007 al 2009, ha provato ad andare oltre questi luoghi comuni: il protagonista, l’attore Damian Lewis (poi visto in Homeland) nei panni di Charlie Crews, è un detective che si è fatto 12 anni di prigione per un crimine mai commesso. Invece di venire abbrutito dalla situazione, si salva grazie alla filosofia zen (e a una smisurata passione per la frutta fresca): invece di cercare vendetta, s’impegna con grande ottimismo e dedizione a risolvere diversi delitti, sempre con un atteggiamento solare e propositivo. C’è , dunque, una certa spensieratezza rinfrancante in questo titolo, che si perde però dalla seconda stagione in poi quando ci si addentra nei motivi per cui Charlie è stato incarcerato.

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