L’Austria vuole cancellare il diritto all’anonimato online

L’Austria vuole cancellare il diritto all’anonimato online

Assemblea Parlamento austriaco (Foto: Joe Klamar/Afp/Getty Images)
Assemblea Parlamento austriaco (Foto: Joe Klamar/Afp/Getty Images)

Stop agli pseudonimi, ai nickname e ai soprannomi sui maggiori siti internet. In Austria il governo ha presentato una proposta di legge che, se approvata, imporrà l’utilizzo dei propri nome e cognome reali per caricare un commento sui siti e social network. Addio all’anonimato online.

L’intenzione delle autorità è quella di arginare il fenomeno dei leoni da tastiera che, protetti dall’anonimato di internet, maltrattano gli altri utenti, bloccare attività illegali legate agli spambot e sedare i discorsi legati all’odio.

Tale norma si applicherebbe a tutti i siti che contano un bacino che supera i 100mila utenti registrati, a quelli che fatturano più di 500mila euro annui o che ricevono delle sovvenzioni stampa superiori a 50mila euro.

Al momento la norma è solo una proposta e dovrà essere approvata prima dal parlamento austriaco e successivamente dall’Unione europea. Nel caso superasse entrambe le approvazioni, entrerebbe in vigore nel 2020.

La proposta di legge, che permetterebbe all’Austria di seguire i passi della Cina sulla riduzione dell’anonimato online, è stata accolta con scetticismo dalla community di Reddit, che nel thread dedicato alla notizia ha raccolto i pareri contrastanti degli utenti di internet.

Vi è anche un conflitto di interessi politico legato alla legge. Il Partito austriaco della libertà, azionista di minoranza del governo del cancelliere Sebastian Kurz, potrebbe essere esente dal dover cancellare post di incitamento all’odio sui propri siti.

E poi c’è una questione di privacy. Sebbene richiedere nomi e indirizzi potrebbe scoraggiare molestie e discorsi di odio, potrebbe anche limitare la gente dal divulgare informazioni di pubblica utilità per paura di ripercussioni. E i siti internet potrebbero trasformarsi in vere e proprie miniere di dati personali a portata di clic di hacker malintenzionati. Il disegno di legge, proposto dal governo austriaco, rischia quindi di ledere la libertà d’espressione anziché proteggerla come da intenti.

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