La Rai cancella Chef Rubio, dove ha sbagliato il cuoco ruspante della tv

La Rai cancella Chef Rubio, dove ha sbagliato il cuoco ruspante della tv

(Foto LaPresse/Andrea Panegrossi)

Chef Rubio, all’anagrafe di Frascati Gabriele Rubini, ha posizioni molto nette su diversi argomenti come la sicurezza interna, l’immigrazione o la geopolitica internazionale. E le esprime in modo altrettanto netto. Come molti di noi. Il punto è che è un personaggio televisivo che, per giunta, nelle sue trasmissioni si occupa di altri argomenti: la cucina dal basso, quella “unta e bisunta” delle trattorie dei camionisti, delle diverse specialità di paesi lontani che a noi appaiono spesso immangiabili e così via. Il suo primo problema è questo: il personaggio tv fa una cosa per cui certe posizioni in fondo non sono richieste, la persona sente l’urgenza di esplicitarle. E ci mancherebbe. Il fatto è che a volte lo fa in modi oggettivamente inaccettabili e in generale tiene un tono molto ruvido.

In altre parole, il primo addenta un maxipanino col lampredotto o qualche cavalletta arrostita cinese, il secondo sveste i panni dell’esploratore culinario ruspante e magari si lancia in una crociata antisionista dai toni durissimi. Ad esempio, in occasione della morte del reporter italiano Simone Camilli a Gaza, lo chef twittò: “Israele ‘nonstato’ nazista. Sionisti cancro del mondo. Rip”. Un’altra volta, invece, scrisse che “mutilare i civili palestinesi è ciò che riesce meglio all’IDF. Per questo danno lezioni in tutto il mondo: farlo in maniera pulita e letale. È successo in #Guatemala, in #India (maggior acquirente di armi israeliane) per il #Kashmir, e adesso in Chile. Perché non lo dite?”. Sono posizioni personali, come altre espresse contro l’ex ministro Matteo Salvini nel corso delle diverse crisi degli sbarchi ma pure più di recente, esposte in modo estremamente duro, nell’ultimo caso al limite delle minacce.

Posizioni che in questi giorni gli starebbero costando l’allontanamento dalla tv. Non solo nella pausa del rapporto col gruppo Discovery, che pare fosse comunque già in cantiere da tempo e presa di comune accordo, ma anche per l’annullamento di una puntata del programma #RagazziContro su Rai2 già registrata e che, appunto, non verrà trasmessa. Decisione unilaterale della Rai che, oltre tutto, non sembra ancora aver comunicato alcunché ufficialmente allo chef e al suo staff. Curioso, comunque, come l’intervento fosse stato registrato più di un mese fa quando Rubini era già il Rubini che conosciamo: cos’è cambiato nel frattempo di significativo? Nel frattempo anche Amnesty, che Rubio ha spesso supportato, sembrerebbe aver preso le distanze.

Al di là del merito, su cui a volte si è davvero molto distanti altre volte, come accaduto nel caso delle crisi migratorie, più vicini, quella di Chef Rubio sembra una battaglia persa nel metodo. Perché il cuoco sembra volersi opporre al linguaggio dell’odio con altro linguaggio dell’odio. Una tattica che purtroppo – lo spiegano molto bene alcuni testi di riferimento sul tema come La disputa felice di Bruno Mastroianni – esaurisce quanto di condivisibile potrebbe esserci in alcune di quelle posizioni nel momento stesso in cui quello scontro si consuma, quasi sempre su Instagram o Twitter. Quel che resta sono  spesso solo scorie digitali, una sfida di parole ostili.

Se Rubini avesse (avuto) il modo e la chiave per problematizzare molti di quei punti, in una parola per spiegarli scaricando il suo approccio generale di quanto c’è di superfluo o di offensivo, schivando il rischio – pressoché scontato – di diventare a sua volta bersaglio e sparring partner di scambi velenosi, e magari di infilare alcuni di quegli aspetti problematici nei suoi programmi, probabilmente ci avrebbe guadagnato non solo la sua professione ma anche chi lo segue.

In definitiva Rubio è diventato, neanche troppo “suo malgrado” visto che ciascuno di noi deve rispondere di ciò che scrive, un polarizzatore dai toni estremi esattamente come molti dei personaggi che contesta, che gli si pongono contro o che sostengono tesi diametralmente opposte alle sue. Ha scelto il ruolo del populista anche lui, nel senso che parla di temi che da social non sono usando toni che li infiammano, senza aiutarci a fare passi avanti. Ci si potrà anche domandare come mai un ministro dell’Interno campione di cyberbullismo e avvelenamento potesse farlo con la massima serenità e un cuoco tv no, ma il punto non è chi possa o non possa farlo – fino ai limiti della libertà d’opinione possiamo farlo tutti, per fortuna – quanto in che modo questo finisca con l’influenzare il proprio percorso.

Semmai sarebbe da interrogarsi su quanti personaggi con toni e posizioni che vengono contestate a Rubio, o anche molto di peggio – una su tutte: abbiamo ormai sdoganato i neofascisti nei salotti serali – continuino liberamente a parlare sulla tv pubblica e privata, proprio ora, nel momento in cui scriviamo, accolti dai più insopportabili programmi televisivi.

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