La Commissione europea studia una proposta di legge per un passaporto vaccinale

La Commissione europea studia una proposta di legge per un passaporto vaccinale

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato che Bruxelles è al lavoro su un certificato europeo digitale che attesti l’avvenuta vaccinazione. In un tweet ha annunciato che entro marzo verrà presentata una “proposta legislativa per un Green pass digitale” che “rispetterà la privacy e la tutela dei dati personali”. L’obiettivo, spiega la presidente, è quello di avere un documento unico che certifichi ufficialmente che le persone siano state vaccinate o quale sia stato l’effettivo risultato dei test per Covid-19, per chi non abbia ancora potuto ricevere la vaccinazione, in modo da regolare gli spostamenti dentro e fuori dell’Unione per lavoro o per viaggi di piacere.

Con l’avvio della campagna vaccinale è tornato di attualità il dibattito sull’obbligo di rendere dei pass vaccinali un requisito necessario per l’accesso a determinati locali o per la fruizione di alcuni servizi (come hotel, stazioni, palestre o altri). E la mossa della von der Leyen conferma che Bruxelles sta studiando seriamente un passaporto vaccinale che uniformi le regole a livello comunitario. Tuttavia questo tipo di pass solleva dubbi di tipo giuridico e sanitario.

La comunità scientifica si interroga sulla loro efficacia e sulla sua durata, mancando ancora i dati per sapere quanto a lungo duri l’immunizzazione garantita dal vaccino o come si relazioni alle differenze tra le diverse formulazioni proposte delle varie case farmaceutiche. In più, verrebbero automaticamente escluse da questa patente tutte le persone che per ragioni di età o di disfunzioni immunitarie o allergie non possono essere vaccinate.

Sul tema si è pronunciata anche l’autorità garante per la protezione dei dati personali italiana, dichiarando che “il trattamento dei dati relativi allo stato vaccinale dei cittadini a fini di accesso a determinati locali o di fruizione di determinati servizi, debba essere oggetto di una norma di legge nazionale, conforme ai principi in materia di protezione dei dati personali”.

Il Garante ha quindi richiamato i decisori pubblici e gli operatori privati a prestare attenzione al rispetto delle libertà costituzionali e della disciplina in materia di protezione dei dati personali. Indicando come illegittimo l’utilizzo, da parte di soggetti pubblici e privati fornitori di servizi destinati al pubblico, di qualsiasi forma “di app e pass destinati a distinguere i cittadini vaccinati dai cittadini non vaccinati”, non disciplinata da una legge nazionale.

“I dati relativi allo stato vaccinale”, si legge nel comunicato del Garante, “sono dati particolarmente delicati e un loro trattamento non corretto può determinare conseguenze gravissime per la vita e i diritti fondamentali delle persone”. Mettendo in guardia come un trattamento non corretto possa “tradursi in discriminazioni, violazioni e compressioni illegittime di libertà costituzionali”.

Una dichiarazione in linea con quanto già detto dal garante rispetto all’obbligo di vaccinazione per i lavoratori: chiedere direttamente ai dipendenti se abbiano fatto il vaccino o meno non è consentito dalle disposizioni di emergenza e dalla disciplina in materia di tutela alla salute e sicurezza e il consenso del dipendente non costituisce un modo per aggirare queste norme. Pertanto, l’unica figura competente a trattare questi dati resta il medico di base.

 

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