La bufala dei seggiolini anti-abbandono che “friggono” i bambini

La bufala dei seggiolini anti-abbandono che “friggono” i bambini

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(foto: Jessica Peterson/Getty Images)

Tanto si è parlato, e si continua a parlare, della nuova normativa che obbliga a installare seggiolini anti-abbandono in tutte le auto che trasportano bambini fino ai 4 anni di età. Accanto a tutte le ragionevoli critiche sulle questioni legali, economiche, procedurali e sociali, però, ce n’è anche una prettamente scientifica che proprio non sta in piedi. In pratica, si sostiene che le onde elettromagnetiche associate ai sistemi di comunicazione wireless dei seggiolini provocherebbero danni alla salute dei più piccoli, “friggendoli” e “bombardandoli” con radiazioni nocive.

Le tesi (pseudoscientifiche) di chi protesta

Argomentazioni del genere si leggono su diversi siti italiani, dalla pagina Facebook Attiviamoci tutti al sedicente portale di notizie online OrticaWeb, o anche nei commenti comparsi sotto articoli di approfondimento (di per sé ineccepibili) come ad esempio su Hardware Upgrade. “Espone la popolazione infantile a ulteriori elettrofrequenze”, è l’accusa iniziale, seguita dalla presunta constatazione che “l’inquinamento elettromagnetico è una concausa del cancro e di altre malattie cronico-degenerative”. Citando una mozione presentata dalla deputata Sara Cunial, peraltro già respinta, si parla di un “bombardamento da radiofrequenze” imputabile al segnale d’allarme anti-abbandono e al mantenere acceso lo smartphone mentre si è al volante.

Si lamenta inoltre l’assenza di sperimentazioni specifiche, in sostanza invocando il principio di precauzione, e si dice che “i bambini non dovrebbero utilizzare cellulari, smartphone, tablet e cordless, […] che andrebbero tenuti a distanza, o ancor meglio spenti. Infine, si legge di quanto il problema dell’abbandono sia poco significativo se confrontato con i casi di tumore indotti dalle radiazioni anche nei più piccoli, scagliandosi pure contro una lunga serie di altri dispositivi smart. E lamentando, attraverso alcuni commenti degli utenti, che nel caso del seggiolino ci sarebbe l’ulteriore aggravante della prossimità con i genitali.

Prima bufala: la legge mal interpretata

Ancor prima di discutere le (mancate) evidenze scientifiche a supporto delle accuse rivolte a chi ha promosso la normativa, è sufficiente leggere con un minimo di attenzione il testo del provvedimento per privare le lamentele di fondamento. Come riporta il sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, e come peraltro ha discusso Bufale un tanto al chilo, la normativa specifica che è possibile che seggiolini e dispositivi anti-abbandono siano collegati allo smartphone del genitore con una app o tramite Bluetooth per inviare notifiche”.

Quella premessa “è possibile” chiarisce che il collegamento wireless con l’automobile o con i telefonini non è affatto obbligatorio, ma solo opzionale. Se dunque (pur senza ragioni scientificamente sensate) qualcuno desiderasse rimuovere del tutto le onde elettromagnetiche associate al seggiolino, lo si potrebbe fare – a patto di trovare un dispositivo ad hoc – senza violare alcuna normativa. Non occorre certo essere dei guru dell’innovazione per rendersi conto di quanto sarebbe stato assurdo e anacronistico negare questa possibilità, impedendo che una soluzione tecnologica semplice (e, come vedremo, sicura) possa essere sfruttata per semplificare la vita dei genitori.

Come se non bastasse, è la normativa stessa a imporre garanzie sulla salubrità dei dispositivi anti-abbandono. Lo ha riportato anche Il Sole 24 Ore qualche settimana fa: [i seggiolini] devono essere in linea con la normativa di compatibilità elettromagnetica, perché ricevono ed emettono onde radio quando funzionano”. Vale a dire, i sistemi di trasmissione wireless dei dispositivi devono sottostare alle normative di sicurezza, e seguire l’iter di approvazione anche per quanto riguarda il sistema di telecomunicazione. Escludendo l’esistenza di fantomatici complotti per omologare seggiolini insicuri e nuocere alla salute dei bambini, il tema della sicurezza è già risolto in partenza.

Seconda bufala: i danni delle onde elettromagnetiche

Il timore dell’invisibile, il principio di precauzione come freno a qualunque innovazione e l’allarmismo generico sulle radiazioni non sono certo una novità dei seggiolini anti-abbandono, ma pure in questo caso sono temi tornati protagonisti delle discussioni e delle proteste. Di onde elettromagnetiche e telecomunicazione abbiamo già parlato qui su Wired in molte occasioni, incluso l’ultimo filone a proposito degli allarmismi sulla tecnologia 5G, e in sintesi si può dire che secondo la comunità scientifica al momento non sono emersi particolari elementi di preoccupazione.

Per di più, in questo caso si tratta di tecnologie di comunicazione (il Bluetooth e i sistemi di trasmissione radio) impiegati da anni, molto meno performanti in termini di potenza e raggio d’azione rispetto ai sistemi all’avanguardia e perciò né abbastanza nuovi da giustificare la richiesta di attendere l’esito degli studi, né con caratteristiche tecniche tali da sollevare particolari timori.

Bufala bonus: due pesi e due misure

Le proteste e gli allarmismi sui “bambini cotti al microonde” hanno un ulteriore elemento grottesco, legato a ciò che di fatto succede in tutte le automobili. Quando, ad esempio, si leggono le lamentele sulla necessità di mantenere acceso lo smartphone durante il viaggio in auto, verrebbe da chiedersi quante persone effettivamente lo spengano ogni volta che entrano nell’abitacolo. O quante persone chiedano a tutti i passeggeri di disattivare o mettere in modalità aereo i loro dispositivi, chiudendo anche auricolari Bluetooth, navigatori e altri dispositivi connessi. O quanti non avvicinino mai a un bambino uno smartphone o un tablet connesso a internet, quanti non portino mai il bambino in un’area in cui c’è una rete wifi o la copertura 3G/4G/5G, o quanti non facciano mai giocare i propri figli con un oggetto radiocomandato. Insomma, non è chiaro perché proprio il seggiolino smart dovrebbe fare la differenza. Ribadito che non esistono evidenze che tutto ciò abbia un impatto negativo sulla salute, l’unica ricetta proposta dai complottisti del seggiolino parrebbe essere lo spegnimento totale di qualsiasi forma di telecomunicazione.

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