In 5 anni Trump ha fatto 2.520 tweet contro stampa e giornalisti

In 5 anni Trump ha fatto 2.520 tweet contro stampa e giornalisti

(Photo by Pete Marovich/Getty Images)

Dal giorno dell’annuncio ufficiale della sua candidatura a presidente degli Stati Uniti, il 15 giugno 2015, allo scorso 8 gennaio, quando Twitter ha chiuso definitivamente il suo account, Donald Trump ha pubblicato 2.520 tweet per attaccare, criticare o insultare la stampa.

Il dato proviene da un’analisi realizzata dalla Freedom of the Press Foundation, un’organizzazione non governativa (ong) statunitense che si occupa di libertà di stampa, sicurezza informatica per il giornalismo e altri temi relativi all’informazione, con un focus specifico sugli Usa. Nel board dell’organizzazione, che tra le altre cose gestisce il software per il whistleblowing digitale SecureDrop, siede anche Edward Snowden, l’ex informatico della Cia che con le sue rivelazioni ha dato il via al Datagate, lo scandalo sulla sorveglianza di massa messa in atto da alcuni governi all’insaputa dei cittadini.

I numeri

La Freedom of the Press Foundation ha analizzato per più di cinque anni gli oltre 24.500 tweet postati da Trump, riscontrando come quasi il 10% del totale sia stato destinato ad attaccare la stampa e, in particolare, i giornalisti e le giornaliste che hanno criticato il suo operato come presidente. L’analisi è parte del progetto The U.S. Press Freedom Tracker lanciato dalla ong in collaborazione con il Committee to Protect Journalists al fine di archiviare tutti gli attacchi, sia fisici che digitali, rivolti contro i media negli Stati Uniti.

Come si legge nell’analisi di U.S. Press Freedom Tracker, che ha pubblicato report periodici sugli attacchi di Trump, il conteggio finale di 2.520 tweet corrisponde in media a un tweet contro la stampa al giorno per cinque anni e mezzo. Nel 2020, suo ultimo anno in carica, caratterizzato dalla pandemia da Covid-19 ma anche dalle proteste del movimento Black Lives Matter e da un complessivo radicalizzarsi del dibattito pubblico e delle forza di estrema destra, Trump ha pubblicato 633 tweet contro la stampa, il risultato più alto dal suo ingresso alla Casa Bianca.

Nel complesso, Trump ha postato 515 tweet di insulti rivolti a singoli giornalisti e 810 rivolti esplicitamente a testate. La Cnn è in cima a questa classifica con 310 tweet, seguita dal New York Times e dal network Msnbc/Nbc, che hanno “ottenuto” rispettivamente 289 e 271 tweet. Nell’ultimo anno in carica, fa notare ancora la fondazione, Trump ha anche accentuato i suoi riferimenti alla stampa come “il partito di opposizione” o come “partner” del Partito democratico, “riferendosi ai media nel complesso come partecipanti attiva un complotto contro di lui e la sua amministrazione”. Il giornalista di Nbc Chuck Todd ha il triste primato di essere stato il primo giornalista a essere insultato direttamente, il 12 luglio 2015, e anche l’ultimo, lo scorso 6 gennaio.

Guerra senza quartiere

“La retorica di Trump contro i media ha avuto sempre un effetto cascata”, spiega a Wired Stephanie Sugars, reporter dello U.S. Press Freedom Tracker, “sia nel fornire copertura mediatica comoda ai membri del governo a tutti i livelli al fine di sminuire le notizie più critiche e restringere l’accesso dei giornalisti, sia per mitizzare la stampa come un nemico nell’opinione dei suoi sostenitori”. Le azioni del presidente uscente contro la stampa su Twitter, spiega ancora Sugars, hanno avuto conseguenze dirette anche fuori dai social media: “non abbiamo dati specifici precedenti al 2017, perché il nostro progetto è nato quell’anno, ma abbiamo notato un preoccupante aumento nel numero degli attacchi contro i giornalisti in cui la retorica del Presidente veniva enfatizzata e in particolare ai comizi e alle manifestazioni pro-Trump”. I dati sono disponibili qui.

L’analisi di U.S. Press Freedom Tracker mostrano chiaramente quali siano le testate più bersagliate dai tweet di Trump, ma sarebbe un errore ritenere che gli attacchi di Trump siano motivati solo da ragioni politiche. Anche organi di stampa più vicini alla galassia ideologica trumpiana sono stati attaccati al medesimo modo. Spiega ancora Sugars: “Trump non ha solo insultato, denigrato e messo in discussione la legittimità di testate e giornalisti politicamente a sinistra. Fox, per esempio, segue di poco nei numeri, citata in 259 tweet di insulti, per lo più durante la fase di candidatura e gli ultimi due anni al potere. La mia idea è che questi attacchi siano stati indirizzati contro persone o testate che hanno pubblicato critiche nei suoi confronti o in quelli della sua amministrazione, o meglio, che abbiano pubblicato contenuti che non fossero adulanti nei suoi confronti”.

L’effetto diretto di questi attacchi di Trump si è vista in particolare online, dove questi hanno normalizzato le ostilità nei confronti del giornalismo e legittimato un clima di intimidazione, sostiene Sugars: “La sua retorica contro il giornalismo ha creato un ecosistema dove sfiduciare e attaccare i media non è solo più frequente, ma anche permesso. Il Committee To Protect Journalists ha notato, per esempio, numerosissime segnalazioni di giornalisti e giornaliste che, una volta citati per nome dal presidente in un tweet hanno dovuto subire molestie online, anche se non è stato possibile documentare tutti questi casi, per via della loro quantità enorme”. Come ricorda lo U.S. Press Freedom Tracker, diversi tribunali statunitensi hanno confermato che i tweet di Trump devono essere considerati come dichiarazioni ufficiali da parte del presidente.

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