Il video di Salvini al citofono? Per Facebook è tutto regolare

Il video di Salvini al citofono? Per Facebook è tutto regolare

Frame del video di Salvini al citofono al quartiere Pilastro di Bologna (da Facebook)
Frame del video di Salvini al citofono al quartiere Pilastro di Bologna (da Facebook)

Il raid del leader della Lega Matteo Salvini al quartiere Pilastro di Bologna non violerebbe i regolamenti di Facebook. O almeno questo è quanto risponde il social network a chi prova a segnalare il video nel quale l’ex ministro dell’Interno si improvvisa caporonda andando a suonare il campanello di un privato cittadino tunisino – come spiega lui stesso nelle riprese trasmesse in diretta sul social network – per chiedergli se lui o suo figlio siano spacciatori. Né suggerisce maggiore prudenza, ma dovrebbe, il fatto che nel video si faccia riferimento a due persone, padre e figlio, di cui lo spacciatore vero sarebbe il secondo, e che questo “dovrebbe avere 18 anni o 17”. Dunque minorenne, come si è poi accertato. Il gesto di Salvini, come già spiegato da Wired, viola l’articolo 14 della Costituzione e le norme sulla privacy.

Dati esposti

In quelle immagini ci sono tutti gli elementi necessari per ricostruire il luogo esatto in cui abitano le vittime dell’invasione privata: città, quartiere, nomi, Paese di provenienza, pulsante del citofono, androne. Dati misti che, con una banale ricerca su Google Street View, potrebbero portare all’identificazione certa dell’indirizzo dei cittadini, innocenti fino a prova contraria ma additati comunque come criminali. Tanto dovrebbe bastare a ritenere che quel video, così com’è, non dovrebbe essere online. E lo hanno capito anche le principali testate nazionali che, chi prima e chi dopo, hanno provveduto a censurare le parti che rendevano possibile l’identificazione delle vittime, con un “bip” sonoro che ne copre le generalità e celando il labiale delle persone riprese.

La misura arriva probabilmente in ritardo, date le centinaia di migliaia di visualizzazioni che quelle immagini hanno già totalizzato ovunque sul web. Tuttavia, il contatore continua a crescere e il video originale pubblicato sulla pagina Facebook di Matteo Salvini, senza alcuna censura, ha già totalizzato 232.791 visualizzazioni, alle 15:41 del 22 gennaio. Ma alle 18 dello stesso giorno queste erano 240.167: quasi ventimila persone in due ore, che non avrebbero potuto prendere nota di dove abitano le vittime dell’incursione se il video fosse stato rimosso con la prima segnalazione.

Le politiche di Facebook

È possibile che, leggendo il regolamento di Facebook, solo i diretti interessati possano richiedere l’eliminazione del filmato. Infatti si legge: “Devi segnalare solo foto e video in cui il contenuto segnalato coinvolge te, tuo figlio/a (minore di 13 anni) o un’altra persona di cui sei rappresentante legale o tutore. Le foto o i video riguardanti altre persone dovranno essere segnalate dagli stessi individui”.

Ma questo è un caso particolare, probabilmente non previsto dalla stessa azienda, nel quale “potrebbe esserci una diffusione illecita in costante crescita e che può causare grave pregiudizio verso le persone coinvolte, ha spiegato a Wired Giovanni Battista Gallus, avvocato esperto di diritti digitali. “Il gestore coscientemente pone in essere una diffusione di dati personali che non solo potrebbe essere diffamante, ma anche eccedente rispetto alle finalità, che in questo caso non sono di cronaca ma di propaganda politica”, precisa Gallus: “Inoltre, se il soggetto in questione è realmente un minore, riceverebbe la massima tutela possibile dall’ordinamento, che prevale addirittura anche sul diritto di cronaca”. E proprio di un minore sembra trattarsi, come ha dichiarato lo stesso protagonista della vicenda in un’intervista pubblicata da Fanpage.

Il silenzio del social network

Contattata da Wired, Facebook non ha voluto rilasciare commenti. Dunque, nell’attesa di un intervento almeno da parte del Garante per la protezione dei dati personali, per ora l’unica voce ufficiale rimane quella del messaggio automatico che ha verificato la liceità del video per ben due volte. La prima, confermando che non vi sarebbero violazioni, e la seconda, nella quale si precisa che “uno specialista del nostro team ha esaminato nuovamente il video e ha confermato che rispetta i nostri standard della community, tra cui quelli in materia di discorsi di incitamento all’odio”. Questo nonostante nel manifesto dell’azienda si legga: “crediamo che tutte le persone abbiano pari dignità e diritti. Ci aspettiamo che le persone rispettino la dignità altrui e non minaccino o denigrino gli altri”. Una buona norma evidentemente disattesa sui canali dell’ex ministro dell’Interno, che forte della sua scorta dileggia la sfera privata di privati cittadini, senza neanche il brivido di dover fuggire dopo aver suonato il citofono.

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