Il senso del tempo che passa per i Fast Animals and Slow Kids

Il senso del tempo che passa per i Fast Animals and Slow Kids

Alla fine del 2011 usciva il primo album dei Fast Animals and Slow Kids. Si intitolava Cavalli ed era “un album da colorare”, come indicava il sottotitolo. Dieci anni dopo siamo arrivati al sesto lavoro sulla lunga distanza, È già domani. In mezzo ci sono svariati chilometri, palchi, club, festival e “il mare davanti”. Un disco che nasce da due anni di scrittura intensa dove la fretta di concludere era inesistente. Non è un concept sul lockdown, diciamolo subito, per cristallizzare quel momento particolarmente pesante avevano pubblicato Come conchiglie, singolo rimasto isolato a galleggiare in tempi strani per sfogarsi e svuotarsi, necessario in quella situazione.

È già domani muove il proprio pensiero sul concetto del riposizionamento del tempo, lo stesso tempo che spendiamo noi stessi nel futuro. E proprio questa relazione tra presente e futuro ci ha fatto pensare che È già domani è ciò che accade quando ci alziamo ed è quello a cui siamo arrivati. Viviamo in una quotidianità che è sempre più proiettata in quello che saremo noi tra 5 minuti o 10 anni”, racconta Aimone Romizi, voce del gruppo. Una presa di coscienza e una rivalutazione del tempo che si ha a disposizione.

L’apertura con l’omonima canzone è una sorta di intro acustico, una prefazione per poi arrivare a quello che sarà uno dei prossimi singoli: Stupida Canzone seguita da un’altra novità ormai già nota, il primo featuring del gruppo perugino, Cosa ci direbbe con il rapper Willie Peyote, brano che funziona agilmente. Band e rapper sono stati ospiti assieme, non a caso, in uno degli appuntamenti del Wired Next Fest 2021. È inevitabile, i Fast Animals and Slow Kids non suonano come quelli di Hỳbris o Alaska – anche se dal vivo quella parte resta e resterà sempre. Rispetto ad Animali Notturni (2019), che è stato un importante passaggio verso una componente alt rock meno furente con una scrittura più matura e pop che funziona come una lama a doppio taglio pericolosissima, qui c’è una maggior capacità di sintetizzare molteplici stati emotivi in un brano. Uno dei momenti più intensi è dentro Fratello mio, brano personalissimo d’amore per un fratello che sta passando un momento difficile, dove l’innesto del sax amplifica la reazione alla vita senza piangersi addosso. Un testo che lascia un non detto e che si esalta proprio per la sua cripticità.

Da qui c’è un crescendo continuo e si passa da Senza deluderti a Come un animale, primo singolo dell’album pieno di synth che annega nella new wave inglese mantenendo tutte le caratteristiche tipiche dei FASK con l’apertura messa nel punto giusto che si appiccica in testa. Episodio liberatorio che a Sanremo avrebbe sicuramente fatto bene, ripensando a cosa è successo nell’ultima edizione. Peccato non ci sia arrivato. Ma se del Festival della Canzone italiana non è vietato parlarne con loro, la priorità per il gruppo è prima di tutto la ripresa dell’attività live con un tour nei club riprogrammato per la prossima primavera, come si faceva prima di quel fine febbraio 2020 che ha cambiato le nostre vite.

Rave e In vendita sono ordinaria amministrazione per i FASK ma il cerchio si chiude con È già domani ora, dove il registro vocale cambia leggermente e si sintetizzano alcuni suoni. C’è una maggior coscienza nel saper stare sul limite tra alternative rock e pop rock senza rimanerne ingurgitati. La prova di maturità definitiva a un decennio da quei “cavalli” (pazzi) che conoscevamo e che, in fin dei conti, son sempre gli stessi.

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