Il governo raccoglie oltre 800 progetti di app contro il coronavirus

Il governo raccoglie oltre 800 progetti di app contro il coronavirus

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(foto: Feature China/Barcroft Media/Getty Images)

Sono 823 i progetti di app per la telemedicina e il tracciamento dei contagi da coronavirus approdati al ministero dell’Innovazione. Oltre cinquecento quelli per l’assistenza sanitaria a distanza, circa 300 quelli per il monitoraggio attivo. Alle 13 si è chiuso l’appello, durato appena tre giorni, per raccogliere tecnologie da utilizzare nella gestione dell’emergenza Covid-19. E il risultato è una valanga di proposte sulla scrivania del ministro Paola Pisano. Ora si passa alla lente di ingrandimento e alla forbici. Bisogna sfoltire la massa di prototipi e scegliere una soluzione da applicare su scala nazionale. E farlo in tempi stretti.

Sono due i settori in cui il governo vuole applicare tecnologie innovative nel contrato alla diffusione di Sars-Cov-2. La prima è quella della teleassistenza per i pazienti ricoverati a casa, affetti da Covid-19 o da altre patologie. Quindi app per fare un controllo delle proprie condizioni di salute, anche in autonomia, o chatbot.

Il secondo campo è quello più delicato del monitoraggio e del tracciamento dei contagi da coronavirus, sulla scia di quello che è stato fatto in Paesi come la Corea del Sud, Singapore, Taiwan, ma che è ormai anche allo studio in Europa, dalla Spagna alla Gran Bretagna, tanto che lo European data protection board (Edpb), l’organismo che vigila sulla tutela delle informazioni nel vecchio continente, lo ha ribadito di recente: il regolamento generale europeo per la protezione dei dati (Gdpr) ammette un allentamento delle briglie in casi di gravi emergenze sanitarie, com’è la pandemia da coronavirus, per esempio omettendo la classica informativa sull’uso, ma con una serie di caveat.

È l’aspetto più delicato, perché il contact tracing (la mappatura dei contatti di una persona malata) è sì ritenuto un aspetto indispensabile dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per combattere la pandemia (secondo la regola delle tre T: trace, test, treat) ma è anche quello che invade il delicato recinto della privacy. Il ministero cerca “strumenti di analisi di big data, tecnologie hardware e software utili per la gestione dell’emergenza sanitaria”. Per controllare i contatti, avvertire i potenziali contagiati e monitorare l’epidemia sul territorio.

I progetti in campo

Al ministero sono arrivate 504 proposte per la telemedicina e 319 potenziali app per il monitoraggio attivo. La scelta sarà il passaggio più complesso, specie per i sistemi di tracciamento, alcuni dei quali , tra quelli già disponibili in Italia, Wired ha analizzato nei giorni scorsi. Da StopCovid a Sm_Covid19 a quelle basate su codici open source, come Coronavirus outbreak control.

Queste tecnologie vanno maneggiate con cautela. Primo, capire quale servizio può essere più utile ora che la pandemia si trova in uno stato avanzato in Italia. Secondo, e ancora più importante, per il rispetto della privacy. Il ministero ha dichiarato di voler coinvolgere sul progetto il Garante per la protezione dei dati personali e in un’intervista a Repubblica il numero uno, Antonello Soro, ha richiamato “proporzionalità, lungimiranza e ragionevolezza degli interventi” e consigliato un sistema “a tempo”. Come anticipato anche dal direttore dell’Istituto italiano per la privacy, Luca Bolognini: interventi sì, ma con meccanismi a tagliola che li blocchino istantaneamente a emergenza finita.

L’esame delle proposte sarà affidato alla task force di consulenti, la cui composizione è ormai alle battute finali. Sarà composta da membri delle istituzioni e consulenti esterni, che lavoreranno gratuitamente. Una struttura a geometria variabile, che si avvarrà dell’uso dei dati per consigliare Palazzo Chigi nella gestione dell’emergenza. Il ministro Pisano ha spiegato, per esempio, che al momento sono allo studio i dati economici. E, come ha anticipato Wired, Facebook ha consegnato una serie di dati aggregati e anonimizzati, in forma di mappe, all’università di Pavia, per elaborare analisi destinate alla task force.

Le altre tecnologie

Al dicastero sono arrivate anche 1.533 proposte per la chiamataInnova per l’Italia”, un invito alle aziende, università, enti e centri di ricerca pubblici e privati, associazioni, cooperative, consorzi, fondazioni e istituti a fornire, attraverso le proprie tecnologie, un contributo nell’ambito dei dispositivi per la prevenzione, la diagnostica e il monitoraggio per il contenimento e il contrasto del diffondersi del coronavirus. Mentre su Solidarietà digitale, la piattaforma che offre servizi gratuiti per lavoratori, studenti e cittadini, sono online 414 offerte.

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