Il 40% delle vittime dell’11 settembre deve ancora essere identificato

Il 40% delle vittime dell’11 settembre deve ancora essere identificato

Il memoriale delle vittime dell’11 settembre coi nomi delle vittime scolpiti sulla pietra (foto: Spencer Platt/Getty Images)

Ci sono persone che a distanza di 18 anni dall’attacco terroristico alle Torri gemelle sono ancora in attesa di celebrare le esequie dei loro familiari. Sono i padri, le madri, i compagni, i figli e gli amici delle più di mille persone morte nell’attentato dell’11 settembre 2001 che non sono state identificate: su un totale di 2974 morti, si tratta quasi della metà.

La speranza dei cari delle vittime di cui sopra è quella di ricevere, un giorno, una chiamata da parte del laboratorio di New York che da 18 anni cerca di associare un nome a ognuna delle 22mila parti di corpi ritrovate tra le macerie del World Trade Center.

La decisione di conservare questi resti è stata presa dall’allora capo dell’ufficio forense Charles Hirsch in quei giorni del 2001 e grazie a lui, ancora oggi, ogni tanto il telefono squilla. Negli ultimi cinque anni lo ha fatto soltanto cinque volte, facendo passare così il numero delle vittime identificate da 1639 a 1644. Una di loro era Scott Michael Johnson: aveva 26 anni e lavorava come operatore finanziario all’89esimo piano della Torre Sud.

Le difficoltà del team che identifica le vittime

È impossibile quantificare il tempo necessario a identificare tutte le vittime – né, se è per questo, se sarà mai possibile portare a termine il compito. Mark Desire, il biologo che guida il team di New York che si occupa di questa attività, si dice determinato, ma non nasconde le difficoltà.

In un’intervista rilasciata l’anno scorso al South China Morning Post, il principale quotidiano di Hong Kong, ha detto che è molto difficile estrarre il Dna dalle ossa. Senza contare che gran parte dei resti è stata compromessa dal fumo, dalla muffa, dai batteri e dall’inquinamento.

Rispetto a qualche anno fa, però, la situazione è molto migliorata. Sempre nel 2018, gli esperti hanno iniziato a utilizzare una nuova tecnica che rende le ossa più fragili e facili da polverizzare. I resti vengono messi in una camera ad azoto liquido a 200 gradi sottozero e, una volta estratti, vengono studiati nel dettaglio con apparecchiature di sequenziamento genetico.

Non è invece stato ancora risolto il problema-tempo: il team di scienziati non si occupa solo di identificare le vittime del 9/11, e può dedicare a questo lavoro solo parte della sua giornata.

La chiamata ai familiari

Quando gli esperti sono certi di aver identificato una vittima, avvertono i familiari. Non c’è una procedura standardizzata. Ogni familiare ha dato, al tempo, disposizioni precise ai quali gli esperti devono attenersi. Non tutti, per esempio, desiderano essere informati. Mary Fetchet, che quel giorno ha perso il figlio 24enne Brad, ha provato a spiegare il perché. “Quando ti danno la notizia, torni a quel giorno, ripensi al modo terribile in cui quella persona è morta”. Lei, alla fine, ha comunque preferito sapere: e il pensiero di poter finalmente seppellire il figlio le ha dato un po’ di conforto, dice oggi.

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