I migliori 10 film su New York

I migliori 10 film su New York

New York è probabilmente la città più filmata al mondo e come tale ha una personalità e un carattere unici, fatti di sfumature. È la città dei sogni. I sogni di amore moderno e sofisticato, i sogni di scalata sociale tramite il denaro, i sogni di realizzazione del proprio talento artistico. Al cinema è la città che dà a tutti un’opportunità, specialmente agli immigrati: quelli che arrivando vedono la Statua della libertà e quelli che vivono nei sobborghi e mirano ad arrivare alla 5a strada o a Broadway.

Questa settimana è uscito in sala Motherless Brooklyn il secondo film da regista di Edward Norton, ed è tutta un’esplorazione di New York, da cima a fondo. La città non ha la sua solita personalità qui, ma prende in prestito quella di Los Angeles; il film infatti è un hard boiled, genere che quasi sempre è ambientato nella città degli angeli. Norton lo sposta a New York, con le sue storie di politica, famiglia, incesti, corruzione e via dicendo. Nondimeno è uno dei film migliori sulla New York degli anni Cinquanta, i jazz club, la criminalità e la speculazione edilizia.

Ci siamo quindi chiesti quali fossero i migliori film mai girati a New York, quelli che l’hanno raccontata contro ogni previsione, che hanno fondato una mitologia. Non troverete Colazione da Tiffany o Rosemary’s Baby, perché hanno seguito una mitologia che già esisteva, ne hanno fondata una che non ha avuto seguito, o ancora non hanno raccontato cosa accadeva alla città davvero. Troverete invece i film che l’hanno resa quel che effettivamente è nel nostro immaginario.

10. West Side Story (1961)

Romeo e Giulietta ambientato nei quartieri di New York, tra bande rivali. Ballato. Uno dei musical più importanti di sempre è ambientato non a caso a New York perché è la città dei musical, di Broadway e anche delle bande per eccellenza, cioè delle sottoculture, delle proteste, dello scontro (e incontro) di culture.

9. Ghostbusters (1984)

New York non è uno sfondo, perché il film di Ivan Reitman è radicato negli ambienti della città. La libreria in cui incontrano il primo fantasma è reale, come lo sono l’hotel del primo incarico da Acchiappafantasmi, la ex centrale dei vigili del fuoco che fa loro da ufficio e poi il palazzo in cui si manifesta Gozer il gozeriano. Stesso discorso per il sindaco, le prigioni, i taxi sul ponte e i newyorkesi nel finale. Non è solo la storia dei fantasmi, ma dei fantasmi a New York.

8. 1997: Fuga da New York (1981)

Quando John Carpenter girava Fuga da New York, la città era ai massimi livelli di criminalità. Come ci ha raccontato il cinema degli anni ‘70, la mancata integrazione, le politiche sventate e la poca cura avevano reso alcune aree inabitabili. Così Carpenter ne immagina le estreme conseguenze: Manhattan chiusa al pubblico e trasformata in un carcere a cielo aperto. Una metafora geniale.

7. Fa la cosa giusta (1989)

Quando Spike Lee confeziona questo film pieno di razze, tensioni, questioni irrisolte e micce accese, non sta pensando a New York, ma all’America di cui quel quartiere è metafora. Parla di un paese in cui convivono afroamericani, ebrei, italiani, coreani e quant’altro. Si odiano ma sono amici, sono uno accanto all’altro ma si sentono attaccati e sono pronti a mordersi a vicenda. Parla di quel momento in cui una città era espressione delle tensioni di un intero paese.

6. Piombo rovente (1957)

Questo film rappresenta lo spirito della New York anni ‘50: un crogiolo di stampa, spettacolo, scandalo e desiderio di potere, espresso perfettamente in una pellicola fenomenale. Un giornalista potente, tramite uno sgherro che lo odia, cerca di organizzare uno scandalo per impedire alla sorella di sposare un jazzista. Ci sono i locali, c’è il mondo che fonde stampa e opinione pubblica e c’è la ricerca e l’affermazione del potere.

5. I guerrieri della notte (1979)

Non ci può essere Guerrieri della notte senza New York, senza Coney Island, senza la metropolitana, senza Central Park. È l’odissea di una notte di una gang, accusata ingiustamente di omicidio, che deve tornare nel proprio territorio sfuggendo alle altre mille gang che vogliono farla fuori. Una celebrazione della vitalità, delle differenze e delle anime che battono nella notte e premono per uscire a New York. Una città così clamorosa da essere viva anche di notte.

4. Fronte del porto (1954)

Martin Scorsese racconta che, quando vide Fronte del porto, era la prima volta che qualcuno sullo schermo era vestito come le persone che vivevano intorno a lui, che parlava e si comportava come la gente che vedeva in strada. Erano la vera New York, le vere facce e le vere questioni messe sullo schermo. All’epoca girare per strada, in periferia, nei veri ambienti lerci non era un affare per gli studios. E questo film fu un cazzotto.

3. L’appartamento (1960)

Un manager di poco conto in una grande azienda, un uomo tra tanti in giacca e cravatta, dentro un ufficio in un grattacielo. È lui il vero ingranaggio di una macchina gigante, vessato dai superiori che gli chiedono in prestito l’appartamento per vedere le amanti. Si innamora di un’ascensorista e quest’amore, che sboccia in un palazzo gigante di un’azienda gigante in una città gigante, forse può cambiare la vita di questo piccolo uomo, perso a New York.

2. Manhattan (1979)

Forse non la miglior dichiarazione d’amore a New York, ma di certo la più evidente, smaccata ed esplicita. Woody Allen ha quasi sempre girato nella Grande mela, innamorato dei suoi spazi, dei parchi e dei cieli grigi. Del quartiere di Manhattan ama l’architettura e i palazzi, le strade, le auto e la gente che la popola, la sua capacità di essere arida e accogliente al tempo stesso. Ci sono immagini incredibili che cercano di compiere quell’assurda impresa che è mettere in un’inquadratura un’intera città. Ma è il mondo in cui si muove il protagonista, sofisticato e intellettuale, a caratterizzarla.

1. Taxi Driver (1976)

Il massimo dell’adesione a New York. Negli anni dell’impennata di crimine, degrado e pericolosità, Martin Scorsese gira la storia di un reduce distrutto che non riesce a reinserirsi, trova lavoro come tassista e così attraversa le strade, vede crimini, osserva la politica. Travis Bickle odia tutti e conosce i papponi e le piccole prostitute. Conosce una donna, ma non riesce in alcuna maniera a connettersi con gli altri esseri umani. Li attraversa tutti i giorni, ma l’unico sentimento che sa provare sono odio e disprezzo. È talmente anestetizzato che farà pulizia a modo suo.

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