I 10 migliori villain dei cinefumetti

I 10 migliori villain dei cinefumetti

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È la regola più vecchia del mondo (anche se il cinema fa di tutto per capovolgerla): se vuoi azzeccare un cinecomic, devi centrare il cattivo. Il protagonista rimane, immobile, stolido, fastidiosamente positivo (anche se questo è sempre meno vero), il villain cambia ogni volta e ogni volta viene a mostrare caratteristiche nuove, che mettono alla prova parti diverse della testa e del corpo del personaggio che dà il nome ai film.

È uscito su Netflix Project Power, lavoro originale, non tratto da nulla ma molto debitore al mondo del cinecomic, in cui circola nel sottobosco criminale una droga che dà i poteri a chiunque (per cinque minuti). È la proliferazione dell’idea del supereroe e supercattivo, tutti possono esserlo per poco (come i 15 minuti di celebrità di Andy Warhol). È anche l’idea, sempre più forte nei racconti che vediamo, che i poteri siano qualcosa di sbagliato e marcio. Project Power, quindi, pullula di villain e, come prevedibile, ce ne sono così tanti che nessuno è davvero memorabile.

Invece i più noti, famosi e influenti mai messi su schermo sono sempre stati il simbolo di qualcosa. Qualcosa che esiste nel mondo reale e che vediamo riflesso o qualcosa che esiste dentro il protagonista e il cattivo sta lì a rappresentarlo.

10. Superman cattivo – Superman IV

È il più didascalico. In un momento in cui quella prima saga di Superman aveva finito ogni possibile idea, questa di sdoppiare l’eroe in una parte buona e una cattiva è potentissima. La seconda oggi fa un po’ ridere (e sarebbe meglio chiamare Superman cinico e disilluso) e non è che faccia chissà cosa di malvagio; però, rendere fisica una battaglia che è tutta morale funziona.

9. L’avvoltoio – Spider-man: Homecoming

La più grande idea del primo film Marvel dell’Uomo Ragno è quella di mettergli contro un piccolo imprenditore, la cui economia è stata messa in ginocchio dalle conseguenze del primo Avengers e che per quello è diventato un supercriminale tecnologico. Ma non solo, l’Avvoltoio è anche qualcuno alla sua altezza, il padre di una sua fidanzata.

8. Magneto – X-Men

Anche qui c’è un mondo di profondità dietro questo personaggio alla sua prima incarnazione cinematografica. In una serie che nasce e prosegue come grande metafora della difficoltà che ha la società a includere chi considera diverso, Magneto ha sofferto il dramma dell’olocausto e per questo ce l’ha con tutti, è il diverso e segregato per eccellenza, è il frutto dei peccati della razza umana che torna a chiedere il conto.

7. Mysterio – Spider-man: Far From Home

Di nuovo lo Spider-man della Marvel, ma stavolta per un villain che rappresenta il cinema e la mistificazione delle immagini. Mysterio è sostanzialmente un attore in una tuta da motion capture, che svela i trucchi dietro i cinefumetti e alla fine dimostra che quello stesso tipo di mistificazioni e menzogne innocenti ed escapiste, nel mondo vero, sono l’anima delle fake news.

6. Yan Rogg – Captain Marvel

Yan Rogg è il patriarcato. C’è poco da girarci intorno. La Marvel sistema il suo problema d’inclusività tutto d’un botto, tirando fuori un film su un personaggio che finisce dritto in cima alla lista dei più potenti e temuti. Ed è una donna. Captain Marvel racconta la presa di coscienza da parte di quest’ultima del suo vero potenziale, e lo racconta a partire da come il mondo degli uomini (Yan Rogg) l’ha sempre tenuta a freno, ha sempre fatto in modo che non potesse dimostrarsi superiore.

5. Il Pinguino – Batman – Il ritorno

C’è una grande idea dietro questo Pinguino, e cioè che sia uno scarto della società del benessere. Figlio di persone ricche ma deforme fin da piccolo, viene abbandonato dai genitori subito, neonato. Non è come gli altri e quindi è gettato nelle fogne in una culla tipo Mosè, lì cresce con giusto un filo di livore verso il mondo della superficie che, a un certo punto, diventa atto criminale. Tutto di lui fa schifo, tutto, anche la morte, perché rappresenta la nostra anima nera.

4. Mr. Glass – Unbreakable – Il predestinato

La legge dei fumetti vuole che il villain sia l’opposto logico del protagonista e Unbreakable, che vuole essere per il fumetto al cinema l’equivalente di Scream per l’horror, lo mette letteralmente in metafora. Accanto all’uomo invincibile c’è l’uomo di vetro, un cervello pazzesco e un corpo fragilissimo.

3. Thanos – Avengers Infinity War

L’idea è fortissima. Per un film che deve mettere insieme troppi personaggi perché ognuno sia protagonista, si sceglie di rendere centrale il villain: Thanos ha un’impresa da portare a termine (e lo fa), ha un arco narrativo e viene messo in crisi fino a che non trionfa. Lui, con un’interpretazione sufficientemente sfumata di Josh Brolin, è il cattivo a cui possiamo relazionarci che, dietro una patina manichea, ha idee e personalità molto più complicate.

2. Syndrome – Gli Incredibili

Il nome dice tutto. Già nel 2005 la Pixar metteva in scena un nerd dei supereroi e il suo lato oscuro. Il film animato di Brad Bird è una storia estremamente stratificata sull’invecchiare, sul confronto tra aspirazioni giovanili e quel che si è diventati. Syndrome è un errore nel passato che causa problemi nel presente, ma è anche un cattivo che sfrutta l’insoddisfazione di Mister Fantastic, la sua crisi di mezza età.

1. Joker – Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno

Nella versione Christopher Nolan/Heath Ledger del Joker c’è tutto. C’è l’istrionismo del personaggio, c’è la distruzione fisica del male, c’è l’opposto logico del protagonista ovvero il caos al posto dell’ordine. Ancora: c’è l’umorismo bieco, c’è il fascino della grande mente criminale e della totale mancanza di scrupolo e infine c’è un look, dimesso, senza nessun ammennicolo, senza poteri, senza gadget. Senza niente. Eppure, terribile.

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