Helstrom: la serie Marvel non ai livelli delle cugine di Netflix ma ha altri pregi

Helstrom: la serie Marvel non ai livelli delle cugine di Netflix ma ha altri pregi

Creati per Marvel dai veterani della casa editrice Roy Thomas e John Romita (che hanno firmato, tra i vari, anche Wolverine e Punisher), Daimon e Ana Hellstrom hanno debuttato sulla piattaforma on demand Hulu (quella di Handmaiden’s Tale) grazie a questo adattamento in serie di Paul Zbyszewski. Ai protagonisti di Helstrom, che esordiscono oggi 23 febbraio su Star (la sezione vietata ai minori d 18 anni di Disney+) viene accollata la pesante eredità delle trasposizioni dei comics Marvel prodotti da Netflix: sul canale online finivano i personaggi più controversi e dalle storie più mature che non potevano adattarsi agli standard per famiglie dei cinecomic a mega budget come gli Avengers o degli “innocui” spinoff televisivi del canale free americano Abc, dove hanno debuttato Agents of Shield e le altre costole dei Vendicatori.

Il risultato non è dei più rassicuranti per la Casa di Topolino: per lo più mal accolta dalla critica, Helstrom non ha destato lo scalpore e l’interesse che Daredevil, Jessica Jones e gli altri Difensori hanno donato a Netflix, regalandole buona parte del suo prestigio. Tuttavia, Helstrom è meglio di come è stata giudicata dai più, è sufficiente cambiare il punto di vista per realizzare come la sua credibilità di horror soprannaturale sia inversamente proporzionale alla sua compiutezza come disamina di una famiglia disfunzionale (dove “disfunzionale” sta per “orribilmente disastrata”).

Daimon e Ana sono i figli di un serial killer diabolico (nel fumetto, del demonio) che ha tentato di trasformare la più piccola, ancora bambina, in una figura altrettanto malvagia (nei comics, la trascina col suo benestare all’inferno con sé per istruirla). La madre dei due ha perso il senno dopo aver realizzato la vera natura del padre, creatura tanto perversa da regalare ad Ana gioielli e altri cimeli trafugati alle proprie vittime. Posseduta da un’entità demoniaca, vive rinchiusa da vent’anni in un’istituzione psichiatrica sotto la tutela del figlio, professore di etica e investigatore dell’occulto dotato di un assortimento di poteri.

Helstrom adotta il format del thriller procedurale soprannaturale, con tanto di “mostro della settimana” (protagonista di alcuni degli episodi più memorabili di X-Files). Supernatural e Fringe avevano abbandonato il formato dopo la prima stagione per un’ottima ragione: a lungo andare questa formula annoiava lo spettatore e stremava gli sceneggiatori che non sapevano più quale creatura infernale inventarsi. Helstrom invece si ostina a introdurre vittime di possessioni e altre amenità paranormali che non destano interesse.

L’istinto della narrazione impostata dagli autori è quello di attenersi al modello “investigatore dell’occulto” inaugurato da Night Stalker, ma è sbagliato per due motivi. Il primo, è che semplicemente Helstrom non fa paura: è un po’ inquietante ogni tanto ma niente che persuada a continuare la visione. Il secondo motivo – e lo dice una sfegatata fanatica del genere – è che il sottogenere incentrato su possessioni ed esorcismi ha saturo il mercato: i recenti The Exorcist, American Horror Story Asylum e Outcast sono solo alcuni dei prodotti seriali a tema demoniaco (per non contare gli show che hanno anche origini fumettare, come Lucifer e Constantine). In Cina e Corea del Sud, addirittura, escono tre o quattro serie a stagione sull’argomento, da The Guest a Priest, da The Uncanny Counter all’imminente (esce a marzo) Joseon Exorcist.

Se sul versante thriller soprannaturale/procedurale demoniaco Helstrom non funziona, come case study di una famiglia mostruosamente disfunzionale, invece, è una sorpresa. Quello che una coppia di genitori malati può fare ai figli, lo dimostra lo show fin da primo episodio, è inaudito: il caso di Daimon e Ana è estremo (a nessuno capiterà di avere un padre diabolico e una madre posseduta), ma come vittime di un contesto familiare tossico nel quale una figura genitoriale è una cattiva e prevaricatrice influenza mentre l’altra è troppo debole e psicologicamente fragile per proteggerli, i fratelli diventano due personaggi esemplari e molto più interessanti rispetto alla loro funzione originale di detective acchiappademoni. Daimon e Ana si dividono il tempo filmico, ed è un peccato perché il primo è un personaggio privo di carisma.

Altro discorso per (Sat)Ana: nei comics è un succubus che si nutre della linfa vitale degli uomini, nella serie è semplicemente una donna altissima e slanciata con un’impeccabile look da regina gotica e un taglio di capelli iconico alla Valentina dei fumetti di Crepax. Fredda cinica, ambigua, opportunista, vendicativa e misteriosa ma anche tormentata dai sensi di colpa e dall’incapacità di esprimere i propri sentimenti, Ana vive in una gabbia di rabbia, odio, frustrazione e aggressività. Molto del suo fascino viene dal carisma e dall’allure emanati dalla protagonista, la statuaria, longilinea e androgina Sydney Lemmon (come Jack, è sua nipote) vista in Succession. Basta per vedersi tutti i dieci episodi di Helstrom? Tra i cinque nuovi arrivi seriali di Star è uno dei migliori per cui sì.

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