Gli ultimi tre o quattro colpi di scena della Brexit

Gli ultimi tre o quattro colpi di scena della Brexit

Il premier britannico Boris Johnson (foto: Pier Marco Tacca/Getty Images)

Lunedì 21 ottobre il ministro dell’Economia tedesco Peter Altmaier, che è molto vicino alla premier Angela Merkel, ha detto nel corso di una trasmissione radiofonica che l’Unione europea potrebbe prorogare la Brexit anche per un periodo superiore a tre mesi. “Abbiamo già concesso un’estensione due volte”, ha dichiarato Altmaier. “Ho già detto che non sono ideologicamente contrario ad un’estensione di qualche giorno o settimana, se questa serve a escludere una hard Brexit”.

Altmaier ha fatto queste dichiarazioni perché sabato 19 il governo britannico ha mandato una lettera a Bruxelles per chiedere un ulteriore rinvio, l’ennesimo, cogliendo un po’ tutti di sorpresa. Pochi giorni prima, il premier Boris Johnson aveva infatti raggiunto un accordo con l’Unione Europea e sembrava che il Regno Unito sarebbe uscito dal blocco comunitario il 31 ottobre, come previsto. Ma sabato la Camera dei Comuni ha votato un emendamento che de facto rinviava il voto sull’accordo – chiedendo, per iniziativa del conservatore europeista sir Oliver Letwin, di far votare Westminster prima sulla legislazione accessoria del deal – e una legge approvata a settembre, il Benn Act, imponeva al governo di chiedere una proroga nel caso in cui il parlamento non si fosse espresso sull’accordo entro quel giorno.

Cosa succederà adesso?

Il voto della Camera ha complicato moltissimo – e di nuovo – la vicenda della Brexit. Finché Westminster non approva l’accordo, il Parlamento europeo non può ratificarlo e Brexit è di nuovo rimandata a data da destinarsi.

Il premier Johnson è fiducioso che si possa arrivare a una svolta entro la fine della settimana e per farlo si è anche concesso un trucco contestuale alla richiesta di un nuovo rinvio all’Ue – un trucco che molti osservatori hanno criticato e definito degradante per le istituzioni: sabato ha inviato a Bruxelles una seconda lettera – firmata, mentre quella principale, dovuta per legge, non lo era – per chiederle di non accettare il rinvio. Gli osservatori internazionali non sono, però, altrettanto ottimisti, dato quanto sta accadendo. Pochi minuti fa lo speaker della Camera John Bercow ha rigettato la sua richiesta di organizzare il voto oggi pomeriggio e il premier non ha ancora i numeri per far passare l’accordo: il partito nordirlandese del Dup, alleato del governo, il Partito laburista, quello scozzese, quello dei liberali e persino alcuni Tory hanno infatti annunciato che voteranno contro.

L’unica certezza che si ha per ora è che il parlamento del Regno Unito è obbligato – grazie a Letwin – ad approvare alcune leggi per assicurare l’applicazione dell’accordo e allontanare definitivamente la prospettiva di un no deal, cioè di un’uscita senza accordo, e Bruxelles resterà in attesa per capire il da farsi.

In generale, sembra che tutti i leader europei, a partire dal presidente francese Emmanuel Macron, siano favorevoli a un’ulteriore proroga, benché con la pazienza ormai giunta al limite. Arrivati a questo punto, però, non si esclude di dover tornare a occuparsi della questione in un nuovo Consiglio europeo il prossimo 27 ottobre.

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