Essere Matteo Salvini non è mica una cosa semplice

Essere Matteo Salvini non è mica una cosa semplice

È uscito da qualche giorno L’insostenibile leggerezza del governo del cambiamento edito da Utet e scritto da “L’Interno del Ministro”, il misterioso autore che ha dato vita all’omonima fortunata pagina su Facebook lo scorso giugno. Nei suoi interventi, per farla molto breve, quest’ultimo oscuro protagonista assume le vesti di un Matteo Salvini agli antipodi da quello che conosciamo: sensibile, intimista, gentile, sempre calmo e misurato. Un’operazione comunicativamente geniale e di resistenza non tanto al personaggio Salvini, quanto ai tempi privi di poesia e di profondità che viviamo: l’Interno del Ministro è la voce dotta, sapiente, crepuscolare del populista più selvaggio che ha conquistato i nostri schermi.

Dietro ogni azione roboante e aggressiva dell’ex inquilino del Viminale, L’Interno del Ministro rielabora l’agire in modo letterario, filosofico e problematico: Giuseppe Conte che racconta una barzelletta sul Giappone riferita dal ”maestro” Shinzo Abe in una cena a Toronto; un acerbo Luigi Di Maio che regala al ministro Il giovane Holden; gli incidenti con il presidente francese Emmanuel Macron che diventano il pretesto per essere orgogliosi di finire su Le Monde; Luca Morisi che più che un consigliere si rivela una sorta di ombra ingombrante, a cui il protagonista sfugge solamente per ritagliarsi degli spazi da riempire con un tè speziato al cardamomo o con la scrittura sul suo diario (le cui pagine immaginarie compongono il libro).

L’Interno del Ministro non è tuttavia il gemello buono di Matteo Salvini, bensì il gemello consapevole: infatti il suo alter ego non condanna i porti chiusi, le polemiche contro gli intellettuali o tutto il resto; lo giustifica in modo da ricavarne una sorta di conversione filosofica che mette a nudo le contraddizioni e le incapacità che sanno di assurdo. Tutto si tiene in questo volume e in questa forma di satira: proprio perché la realtà al di fuori del libro è ormai devastata e priva di etica, di lealtà e di ideali.

Nelle pagine de L’insostenibile leggerezza del governo del cambiamento si percepisce quello che almeno una volta abbiamo pensato tutti: ovvero che il vero Salvini, in fin dei conti, si trova a destra perché la destra va di moda. La distanza – peraltro non siderale – tra la rielaborazione intellettuale de l’Interno del Ministro e l’azione del vero Salvini disvela un relativismo ideologico infinito, che può essere riempito di tutto; e dentro quel tutto ci siamo anche noi fruitori divertiti di una pagina, costretti dalla bulimia mediatica del vero Salvini a ridere anche di un finto Salvini; costretti a sclerotizzare i nostri tic declinandoli su un personaggio di cui magari non condividiamo niente, ma che è entrato nel nostro immaginario in modo forsennato.

L’Interno del Ministro è anche la dimostrazione che Salvini è ben inserito tra le pieghe di questa società e, passato il pericolo imminente della sua ascesa al potere, pian piano gli argomenti forti contenuti in questo libro scompaiono dall’orizzonte della cronaca, dalle nostre discussioni quotidiane, dal nostro comune sentire: si ritorna nello stesso relativismo intellettuale di prima, perché senza un nemico in questa epoca è difficile essere migliori. Ed è proprio il gemello consapevole a spiegarcelo nel libro, quando scrive: “Spero che la Provvidenza mi mandi presto un nemico alla mia altezza, qualcuno in cui riconoscermi davvero. Mi addormento  sperando che sia una donna. (…) Ismaele non ha bisogno di nemici, ne farebbe volentieri a meno. Ma Morisi, la sua bestia e il Capitano ne sono ingordi e non paiono mai sazi”.

L’insostenibile leggerezza del governo del cambiamento è un libro scritto in modo eccellente, con una costruzione del testo molto fine (dobbiamo sottolineare la copertina à la Adelphi?), una capacità ciclica di coinvolgimento del lettore molto centrata: si capisce che dietro L’Interno del Ministro c’è la mano di un addetto ai lavori del mondo del giornalismo o dell’editoria. A sfuggire, semmai, è un po’ il senso di voler trasformare un eccellente fenomeno social in un libro, dato che non sempre ciò che appare innovativo su una piattaforma digitale decolla su un medium tradizionale. E in quest’epoca di confusione, dove la politica non si fa più in parlamento ma sui social, appunto, forse mi sarei aspettato da L’Interno del Ministro un’ulteriore accelerazione: in fondo il vero ex inquilino del Viminale è poco avvezzo agli scaffali delle librerie, e magari sarebbe potuto risultare interessante incrementare il terreno di disputa sui social network, tra un bacione e l’altro

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