Ecco perché scommettiamo sugli Inhaler, la band del figlio di Bono

Ecco perché scommettiamo sugli Inhaler, la band del figlio di Bono

Non esistono più le rock band di una volta. Lo diciamo tutti, da anni. Eppure, nel panorama di oggi dove la trap e l’hip-hop sembrano fare la parte del leone, è arrivato un gruppo che potrebbe aiutarci a cambiare idea. Segnatevi questo nome: Inhaler. From Dublino, il che è già un vantaggio, ma non è il solo: il leader, Eli Hewson, è il figlio di Paul Hewson, cioè Bono Vox degli U2. Però, credeteci: i quattro funzionano benissimo anche senza il côté famigliare del frontman. E infatti camminano con le loro gambe: nessuna featuring con papà, nessuna canzone scritta o prodotta da lui.

Gli Inhaler, da Dublino. Eli Hewson è il primo da sinistra.

Tale padre, tale figlio?

Eli Hewson, all’anagrafe Elijah Bob Patricius Guggi Q Hewson, è il terzo figlio di Bono ed Alison Stewart (dopo Jordan, imprenditrice, e Memphis Eve, nota attrice), ed è nato il 18 agosto 1999. Da piccolo ha sofferto d’asma, e per questo ha dato il nome della sua band a un oggetto legato a questo: inhaler, infatti, vuol dire inalatore. La voce di Eli è bella, calda, suadente. E, soprattutto, non vuole imitare quella del padre. Il figlio d’arte fa le cose in maniera semplice ed efficace. Non ci sono gli alti e gli acuti del Bono prima maniera, né quella rabbia giovanile che poteva avere un ragazzo delle zone più umili di Dublino e cresciuto nell’Irlanda infuocata degli anni ’70 e ’80. In una recente intervista su GQ, Eli ha parlato di come i suoi genitori hanno accolto la  scelta di fare il cantante. “All’inizio non erano davvero di supporto”, ha raccontato. “Volevano che andassi al college, come tutti. Penso che abbiano visto che amavo questo lavoro e che eravamo bravi come band. Credo che se non lo fossimo stati, ci avrebbero detto all’istante di smettere e di andare a scuola. Ora sono di sostegno, lo sono davvero”.

Date un’occhiata ai profili Spotify della band

Proprio come gli U2, gli Inhaler si sono formati a scuola. Oltre a Eli Hewson, voce e chitarra, della band fanno parte Robert Keating (basso), Ryan McMahon (batteria) e Josh Jenkinson (chitarra). La loro musica sembra rifarsi alla new wave e al post punk dei Joy Division di Ian Curtis e di Echo & the Bunnymen. È interessante andare sul profilo degli Inhaler su Spotify, dove è appena uscito il nuovo singolo, We Have To Move On, a cui sono collegate le playlist scelte dai quattro musicisti. In quella di Eli ci sono artisti coevi dei primi U2, come i Depeche Mode delle origini, i Pink Floyd (Time, da The Dark Side Of The Moon) e David Bowie (Soul Love, da The Rise and Fall of Ziggy Stardust and The Spiders from Mars) e gli Stone Roses, protagonisti della scena Madchester che ispirò proprio gli U2 per il loro capolavoro del 1991, Achtung Baby. E ancora Velvet Underground, Rolling Stones, Sex Pistols. Nella playlist di Josh non mancano i Clash, BlondieSmiths; le band che hanno segnato gli anni ’90 come i Blur, le Elastica e i Supergrass; i suoni più elettronici di Moby, Gorillaz e The XX. Nella playlist di Robert c’è di tutto: Led Zeppelin e Radiohead, ma anche Kanye West, Killers e gli A-ha. Bowie, Stones, Stone Roses e Blur sono presenti anche nella playlist di Ryan, dove troviamo pure War On Drugs, 2Pac, A$AP RockyMichael Jackson e Prince.

Nel segno dei Joy Division

My Honest Face è forse il brano più famoso degli Inhaler: vive su un giro di basso tipicamente new wave e su un insinuante giro di tastiere, è molto ritmato, al suono degli one-two-three-four del testo. Perfetto esempio del revival che è andato in scena prima con le band Interpol ed Editors e poi con i White Lies. My Honest Face ricorda proprio questi ultimi: è musica che deve molto ai Joy Division, ma suona contemporanea e attuale. Il testo, non a caso, parla di identità e di essere se stessi. “Potrei essere Elvis in un martedì notte, potrei sembrare bello sotto una certa luce. Potrei interpretare Joker, il mio sorriso costruito ti ha spezzato il cuore l’altra notte. Ma ti porterò in un posto onesto, non riesco proprio a trovare la mia faccia onesta”.

Non vi ricordano anche gli Psychedelic Furs?

Ice Cream Sundae suona ancora più anni ’80. È il pezzo più pop e radiofonico degli Inhaler: parte con una sezione ritmica decisa, su cui si appoggiano subito delle tastiere che rendono l’atmosfera sognante e sospesa. Potrebbe essere un brano degli Psychedelic Furs. La voce di Eli qui è calda, confidenziale. Ed è da questi particolari che si giudica un cantante. La linea melodica ricorda vagamente quella di Manic Monday che Prince scrisse per le Bangles e che lanciò nel firmamento del rock la band tutta al femminile di Susanna Hoffs. Le parole sono semplici e parlano della ricerca di quiete, di felicità: “Io sono alla ricerca della felicità, ho intenzione di farlo. Ma le ore sono sempre di più, ho intenzione di farlo. Facile come un gelato sundae, scivolare fuori la tua mano nella sporcizia, facile come un gelato sundae, ogni ballerino si fa un po’ male”.

E poi, un po’ di Cure, un po’ di Stone Roses e di U2

Andando a pescare nelle canzoni meno note, magari i lati b dei singoli digitali su Spotify, scopriamo altre cose. There’s No Other Place ha atmosfere vicine ai Cure di Disintegration e un cantato che, stavolta sì, si avvicina a quello del padre di Eli, il primo Bono, quello di Boy, carico di acuti e passione. It Won’t Always Be Like This, praticamente uno degli esordi degli Inhaler, è piuttosto eighties e possiede un buon ritmo, ma dimostra meno personalità rispetto alle altre cose che hanno fatto: potrebbe essere un pezzo dei Killers, ottimo, però meno particolare. I Want You, primo singolo in assoluto, sembra quasi una demo, è ancora acerba, nelle ritmiche tradisce la passione dei nostri per gli Stone Roses. In questo viaggio a ritroso è chiara una cosa: si vede come gli Inhaler stiano aggiustando sempre più il tiro. Per fare centro.

Il tour in pausa e senza l’Italia

Se gli Inhaler hanno imparato qualcosa dagli U2, è che per arrivare al top bisogna fare una lunga e dura gavetta. Prima di far uscire il loro primo album, 40 anni fa, la band di Bono ha girato in lungo e in largo i palchi di Irlanda e Regno Unito. E anche l’attività live degli Inhaler, in attesa del disco numero uno che dovrebbe uscire a fine estate, è fittissima. Dopo il tour dello scorso autunno, il gruppo di Eli Hewson è reduce da una serie di concerti in Inghilterra e Spagna e avrebbe dovuto esibirsi in America il 25 aprile da Washington, ma non accadrà a causa dell’emergenza coronavirus. Forse, il ritorno sulle scene coinciderà con alcuni festival: il 14 agosto al This Is Tomorrow Festival a Newcastle e il 26 settembre all’Ohana Festival a Doheny State Beach, in California, in una serata in cui l’headliner sarà Eddie Vedder. L’appello è lanciato, a nome di tutti i fan italiani: Inhaler, vi aspettiamo qui.

The post Ecco perché scommettiamo sugli Inhaler, la band del figlio di Bono appeared first on Wired.

Leggi l’articolo completo: Ecco perché scommettiamo sugli Inhaler, la band del figlio di Bono