Ecco le regole che Amazon deve rispettare per diventare operatore postale in Italia

Ecco le regole che Amazon deve rispettare per diventare operatore postale in Italia

Amazon (LaPresse/Andrea Alfano)
Amazon (LaPresse/Andrea Alfano)

Il diavolo è nei dettagli. E nei dettagli, nello specifico di quelli del diritto, si gioca la prima partita di Amazon come novello operatore postale in Italia. Alla fine dello scorso novembre due società controllate dal colosso dell’ecommerce, Amazon Italia logistica e Amazon Italia transport, si sono iscritte al registro nazionale degli operatori postali, dopo che l’Autorità garante delle comunicazioni (Agcom) le ha sanzionate perché svolgevano attività da postino senza averne i titoli. Sono scattate 300mila euro di multa e l’obbligo ad accordarsi alle oltre quattromila aziende del registro.

Ma la storia non è finita là. Al contrario, l’iscrizione all’albo è solo il primo atto. Perché con il titolo di operatore postale scattano anche i doveri che la funzione comporta. E ora Amazon deve dimostrare all’Agcom di rispettarli. Inizia quindi una seconda partita a scacchi tra la multinazionale di Seattle e il garante italiano, dopo che quest’ultimo si è aggiudicato la prima manche.

I campi di gioco

Al momento sono due i terreni del confronto: carta dei servizi e contratti di lavoro. Nel 2014 l’Agcom ha varato una delibera che impone alle aziende postali di dotarsi di una carta dei servizi. È un documento che indica le prestazioni che l’opera eroga, stabilisce gli standard di qualità, spiega come fare reclamo e ricevere un rimborso. Anche i corrieri espresso devono averne uno.

Come spiega l’autorità a Wired, “Amazon è tenuta a predisporre una carta dei servizi”, in linea con le regole definite cinque anni fa. E la multinazionale la sta scrivendo? “Amazon si avvale di fornitori terzi per le consegne”, è la secca risposta dell’azienda. Come dire: responsabilità loro. Potrebbe bastare la politica verso i clienti del gruppo a fare funzione di carta dei servizi? È uno dei dettagli allo studio. Ma l’esito dipende dall’Agcom, che per il momento ha dato tempo all’azienda di predisporre il documento.

Il secondo nodo della trasformazione delle due società in operatori postali riguarda i contratti. Perché una seconda delibera, datata 2015, impone a chi ottiene il titolo, di specificare tipi di contratti e percentuali di applicazione tra i lavoratori. Anche in questo caso Amazon reputa di non dover correggere alcunché. “Riteniamo che i contratti in essere siano coerenti con il settore postale”, replica l’azienda. L’Agcom per ora è alla finestra: “Sta svolgendo attività di vigilanza sul rispetto di tutti gli obblighi”.Ci sono i dettagli da tenere d’occhio.

Il lavoro

Il caso dei contratti di lavoro è esemplificativo, perché pieno di sfumature che si prestano a interpretazioni. Primo: nell’industria delle poste non c’è un solo contratto da applicare, ma almeno tre o quattro. Secondo: lo stesso ministero dello Sviluppo economico, che tiene il registro, ha sollevato obiezioni sull’obbligo delle quote di postali. Terzo: lo stesso garante, che pure rimarca vincolo, ha approfondito alcune eccezioni.

Nello specifico, il criterio di prevalenza (per cui l’inquadramento più diffuso in azienda anche tra mansioni differenti, vince) e la vicinanza tra i contratti dei postali e quelli della logistica, specie se questi hanno un capitolo dedicato all’attività di postino. Basterebbero questi elementi per avere le carte in regola, senza trasformazioni.

D’altro canto gli stessi sindacati non vedrebbero di buon occhio un passaggio dall’inquadramento dalla logistica alle poste, soprattutto dopo essere saliti sulle barricate per difendere le condizioni di lavoro. “Il contratto dei postali si applica sotto i 5 chili, mentre in questo caso gli operatori maneggiano anche pacchi sopra i 5 chili”, spiega Luca Stanzione, segretario generale della Filt Cgil Lombardia.

E aggiunge: “Sarebbe uno svantaggio per i lavoratori, anche perché salta la clausola di salvaguardia della filiera”, ossia la regola che impone, al cambio di appalto, di assorbire alle stesse condizioni i lavoratori assunti da almeno 6 mesi. Un paracadute sociale imposto dai sindacati contro i furbetti degli appalti, che montano e smontano cooperative di facchinaggio, che però, spostandosi da un contratto all’altro, salterebbe.

Equilibri di mercato

In questo confronto in punta di diritto, l’ingresso di Amazon nel settore postale si fa sentire. Anche se l’azienda lascia intendere che, pur avendo incassato il titolo, al momento non farà concorrenza sulla consegna di prodotti postali propriamente detti, come atti giudiziari, multe e raccomandate (“restiamo focalizzati sulle nostre attività principali e non commentiamo i nostri piani futuri”, scrive), il peso specifico della multinazionale conta. Specie per altri corrieri, che hanno accettato recalcitranti le regole dell’Agcom, con cui il garante ha cercato di mettere in ordine in una giungla di aziende. Caso unico in Europa.

Nel 2018 Corte di giustizia europea e regolamento comunitario sui pacchi hanno dato ragione al garante, portato in tribunale da alcuni corrieri che contestavano il regolamento del 2015. E l’Agcom ha sanzionato gli operatori che non avevano pubblicato una carta dei servizi (come previsto delibera del 2014). Multe sono scattate per Dhl, Ups, Tnt, Sda, Nexive e Brt.

Per questo tutte le procedure con cui Amazon entra nel gruppo delle aziende postali sono osservate speciali dal settore. Un sì o un no dell’Agcom faranno la differenza, visto che l’autorità ha avviato un’indagine sul segmento dell’ecommerce proprio per smascherare altre storture e violazioni. Nel frattempo, c’è almeno un aspetto del lavoro di postino da cui Amazon è stata sollevata: l’obbligo della segretezza della corrispondenza. Finché continuerà a consegnare pacchi, per il garante può non curarsene.

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