Ecco il materiale Frankenstein, un calcestruzzo “vivente” per costruire su Marte

Ecco il materiale Frankenstein, un calcestruzzo “vivente” per costruire su Marte

calcestruzzo vivente
(foto: College of engineering and applied science, Colorado University Boulder)

Gelatina, sabbia, acqua e nutrienti. Aggiungiamoci dei batteri fotosintetici e il gioco è fatto: ecco un blob verde che nel corso di una giornata genererà un mattone vivo, che se tagliato a metà ne originerà altri due, e da questi quattro fino a otto. Persino i suoi creatori, gli scienziati della University of Colorado Boulder, ne sono rimasti stupefatti, e l’hanno soprannominato materiale Frankenstein.

Calcestruzzo vivente

Descritto sulle pagine della rivista Matter, il nuovo calcestruzzo vivente entra a pieno titolo nella categoria di materiali innovativi per l’edilizia, sviluppati per diminuire le emissioni di carbonio. Come? Portando la biologia laddove non si credeva possibile fino a poco tempo fa.

Il team di Wil Srubar della University of Colorado ha infatti pensato di inserire in una miscela di gelatina (sì, tipo quella delle caramelle), acqua (con l’aggiunta di nutrienti) e sabbia dei cianobatteri della specie Synechococcus, ossia microrganismi che grazie alla luce solare assorbono CO2 per produrre energia. Come scarto del processo i batteri rilasciano carbonato di calcio, e un po’ come se stessero creando delle conchiglie cementano insieme le particelle di sabbia.

Così, lasciando la sbobba verde lavorare per conto suo, i ricercatori hanno ottenuto in una sola giornata un mattone delle dimensioni di una scatola da scarpe.

Appena tolto dallo stampo il mattone era abbastanza resistente da consentire a una persona di salirci sopra. Tuttavia non ha proprio le stesse proprietà fisiche del calcestruzzo, ammettono gli scienziati. Anche se lasciato essiccare all’aria (i batteri, privati dell’acqua e dei nutrienti, gradualmente muoiono e il colore verde scompare) per raggiungere la massima resistenza, assomiglia più alla malta di cemento.

Anche dopo diverse settimane, però, i blocchi sono ancora vivi: se messi nelle giuste condizioni di temperatura e umidità, i batteri si riprendono, tant’è che tagliando a metà un mattone e aggiungendo ancora acqua, nutrienti e sabbia si possono ottenere due mattoni. E rifacendo lo stesso procedimento da un unico mattone iniziale gli scienziati in davvero poco tempo ne hanno ricavati otto. In altre parole ogni mattone può dare origine a tre generazioni.

Infinite possibilità

L’entusiasmo dei ricercatori per il risultato si è trasmesso subito ai funzionari della Darpa, la Defense Advanced Research Projects Agency statunitense, che ha finanziato il progetto: il nuovo materiale non assemblerà di certo nuove case da solo, ma potrebbe essere in grado di ripararsi se danneggiato. Inoltre sembra prestarsi benissimo per realizzare costruzioni in luoghi remoti o privi di risorse ambientali come i deserti, se non addirittura altri pianeti come Marte.

Il vantaggio di questo calcestruzzo vivente, spiega Srubar al New York Times, è che non ha bisogno di sabbia vergine, ma vanno bene anche materiali più comuni o di scarto, come il vetro o il cemento riciclato – quello che si trova in giro, insomma, senza bisogno di portarsi dietro tonnellate di materiale da costruzione.

Che, si sa, sulle astronavi lo spazio è contato.

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