Dracula ed io, vampiri e nerd nella Bologna di Morozzi

Dracula ed io, vampiri e nerd nella Bologna di Morozzi

Immaginate Dracula, non necessariamente quello di Bram Stoker, né Vlad III di Valacchia, ma entrambi questi personaggi e anche di più. Immaginate la leggenda, quindi. Un vampiro millenario, che assomiglia un po’ a Robert Downey Jr, che si aggira per le strade di Bologna alla ricerca di un amico (o amica), un’altra creatura di fantasia con cui ha appuntamento per una secolare partita a scacchi. Questo (questa) anch’esso (essa) immortale, che ogni volta che muore riesce a tornare in vita cambiando sesso (capite ora il senso delle parentesi?). Immaginate poi un giovane scrittore, dalla vita piuttosto normale, figlio d’arte (suo malgrado), proprietario di una fumetteria e con un complesso rapporto con il sesso opposto. E poi immaginate degli omicidi seriali, il vero fil rouge che unisce i due personaggi, Dracula e lo scrittore, e avrete sbirciato solamente da lontano alcuni degli ingredienti dell’ultimo libro di Gianluca Morozzi.

L’autore, classe 1971, anch’egli di Bologna, ha pubblicato diversi saggi, graphic novel e romanzi. Per TEA, editore anche di quest’ultimo Dracula ed io, ha pubblicato, tra gli altri, L’era del porco (originariamente lanciato da Guanda) e Gli annientatori. Morozzi è un personaggio molto attivo nell’ambiente letterario italiano, tiene corsi di scrittura creativa ed è direttore editoriale della casa editrice Fernandel.
Come nei due romanzi precedentemente citati, anche qui, muove i suoi personaggi in una Bologna oscura e magica e lo fa attraverso due storie che per un po’ viaggiano parallele. Il vampiro per eccellenza prende in affitto una casa nel centro del capoluogo emiliano e scopre ben presto che la creatura che avrebbe dovuto incontrare è stata uccisa e che in qualche modo le è stata impedita la resurrezione. Dracula inizia così una fitta indagine che lo porta a sospettare di essere vittima di uno degli ennesimi soprusi di sangue perpetrati dal Primo, il vampiro malvagio che lo ha iniziato al culto del sangue e che da secoli, periodicamente, mette a dura prova la sua esistenza.

Parallelamente il giovane Lajos, un nerd bolognese non più tanto giovane, scrittore di romanzi non proprio di successo, abita nel palazzo in cui si insedierà il vampiro, e tra un bicchiere di vino con il gruppo di amici, una partita di calcio del Bologna e un affare amoroso che non va a buon fine, si troverà a conoscerlo e a dover lavorare per lui. La vita di Lajos è scandita dal rapporto con i suoi tre amici del cuore, un gruppo di comprimari davvero ben costruiti e che hanno la capacità di dare uno spessore notevole al protagonista. Un protagonista inetto e totalmente inadatto a vestire i panni dell’eroe, e proprio per questo ancor più pittoresco e incisivo se messo al cospetto del mito.

La scrittura di Morozzi, oltre a essere estremamente fluida e travolgente, oscilla tra due registri ben precisi. Quando narra della vita e delle vicissitudini di Lajos è profondamente scanzonato, ironico, quasi grottesco. Ma quando l’autore inizia a descrivere le torture alle quali il killer sottopone le sue vittime, la scena diventa incredibilmente cruenta ed emerge tutta la tradizione di genere a cui attinge, e che riesce a plasmare in modo davvero efficace.
In realtà, esiste un terzo livello di lettura, quello che non può fare a meno di notare gli svariati riferimenti a band, videogiochi, fumetti, film e a tutto l’universo nerd espanso. Vi spoilero solo che a un certo punto della narrazione Dracula si trova a chiedere consiglio ad Alan Moore, l’autore di Watchmen e V per Vendetta, su come rimuovere un placca di metallo che ha nel cranio.

Naturalmente non mancano i colpi di scena, le inversioni narrative, le scene truculenti e il divertimento. Certo, sembra facile quando si prende in prestito un personaggio dell’immaginario horror così famoso come Dracula, eppure l’autore mostra la sua maestria anche quando gioca con i cliché del genere, li rivolta, ci scherza su, oppure semplicemente li porta alla loro estremizzazione. Il risultato è una storia incredibilmente originale, sia per la sua ambientazione italiana (e italiota) che per la rilettura in chiave moderna di un classico immortale.

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