Cosa sappiamo finora dell’incendio alla cattedrale di Notre Dame

Cosa sappiamo finora dell’incendio alla cattedrale di Notre Dame

(foto: Philippe Wang/Getty Images)

Alle 18.50 di lunedì 15 aprile è scoppiato un incendio nella cattedrale di Notre Dame, simbolo dell’arte gotica e tra i monumenti più visitati in Europa e nel mondo. Stando alle prime ipotesi, le fiamme si sono sviluppate nella parte centrale, tra il sottotetto e le impalcature. I vigili del fuoco sono riusciti a domarle solo all’alba, dopo diverse ore in cui i parigini e il mondo interno, che seguiva l’evento in diretta televisiva, hanno temuto di dover dire addio a uno dei monumenti simbolo della Francia. “Non siamo certi di poter salvare la cattedrale”, aveva ammesso, a un certo punto, il viceministro degli Interni Laurent Nuñez. Questa mattina, è stata lei stessa a dare la buona notizia: “Il fuoco è diminuito di intensità. Possiamo pensare che la struttura di Notre Dame sia salva”.

La torre nord è rimasta in piedi ma la maggior parte del tetto è stato distrutto. La guglia – che sarebbe dovuta tornare al suo antico splendore dopo i lavori di restauro – è crollata, e i critici temono per i rosoni. Come riporta il Guardian, quello a Nord sembra aver retto ma le vetrate, con le alte temperature, potrebbero scoppiare. Sono salve, invece, tutte le statue dei dodici apostoli che nei giorni scorsi erano state trasportate in un deposito per via dei lavori di restauro. Nell’incidente, per fortuna non ci sono state vittime. Un vigile del fuoco, però, ha riportato diverse ustioni ed è stato portato in ospedale.

Abbiamo evitato il peggio grazie al coraggio dei pompieri, abbiamo salvato la struttura, la facciata”, ha detto il presidente francese Emmanuel Macron. “La ricostruiremo, tutti insieme, è quello che i francesi si aspettano, che la nostra storia merita”.

A questo proposito, il miliardario francese Francois Pinault, fondatore del gruppo che controlla, tra gli altri, Gucci e Balenciaga, ha già donato 100 milioni di euro. Ma quanto ci vorrà? E di chi è stata la colpa di quello che è successo? Ecco ciò che sappiamo e ciò che non sappiamo su questa tragedia che Liberation, con un calembour, ha definito “Notre Drame.

Come è scoppiato l’incendio

La procura di Parigi ha aperto un’indagine per distruzione involontaria, escludendo la pista dolosa. L’ipotesi al vaglio degli inquirenti è che l’incendio sia scoppiato per via dei lavori di restauro della guglia. I fedeli che nella serata di lunedì 15 aprile erano all’interno della cattedrale per la messa e per primi hanno visto le fiamme, hanno detto che a quell’ora gli operai erano già andati via. Come ha sottolineato la corrispondente in Francia di Repubblica Anais Ginori, bisognerà vedere come era stato progettato il cantiere e quali misure antincendio erano state adottate.

In 850 anni, Notre Dame non aveva mai preso fuoco. Il sottotetto però ha una spina dorsale tutta in legno che, all’epoca, era stata costruita con le querce di un bosco di 24 ettari. La foresta, così come è soprannominata, poteva quindi costituire un fattore di rischio.

Possiamo escludere un attentato terroristico?

Parigi fa i conti oramai da anni con gli attentati terroristici ma l’incendio di Notre Dame, almeno per ora, non è stato considerato tale. L’Isis ha festeggiato la distruzione del monumento ma non l’ha rivendicata, come ha fatto notare il sito d’intelligence americano Site che monitora i social network e gli altri canali usati dai jihadisti.

Non sembrano essere coinvolte nemmeno altre associazioni terroristiche. I loro esponenti si sono limitati a dire che Parigi meritava questo incendio, “un colpo al cuore dei crociati”.

È stato fatto tutto il possibile per salvare Notre Dame?

Stando alle prime testimonianze, i vigili del fuoco sono arrivati in tempo. Secondo la Cnn, sul posto ce n’erano circa 400, hanno pompato acqua dalla Senna e utilizzato droni per cercare di capire dove avevano avuto origini le fiamme.

Nelle prime ore, però, non sono riusciti a spegnere l’incendio perché le impalcature non permettevano loro di avvicinarsi e la presenza del legno aveva fatto sì che dopo 20 minuti le fiamme avessero già avvolto tutto il tetto.

A un certo punto una vulgata molto forte anche sui social network ha proposto di utilizzare anche i canadair, gli aerei che trasportano grandi quantità d’acqua e la gettano sopra le fiamme per spegnere gli incendi nelle aree boschive. Il suggerimento è arrivato, tra gli altri, anche dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Questa soluzione è però stata esclusa perché il peso dell’acqua avrebbe rischiato di danneggiare ulteriormente la struttura.

Notre Dame si può ricostruire?

Il presidente francese Emmanuel Macron ha assicurato i suoi concittadini che la cattedrale tornerà com’era prima dell’incendio. Lo stesso hanno fatto alcuni tra i più importanti critici d’arte.

L’unico problema potrebbero essere i fondi. Anais Ginori spiega che già prima dell’incendio la cattedrale doveva essere restaurata e messa in sicurezza. Il portavoce del monumento André Finot aveva mostrato più volte pezzi di balconate, pinnacoli e teste di gargoyle che si erano rotte con la caduta, per convincere lo stato ad intervenire, magari con l’aiuto di qualche mecenate. Allora, secondo Andrew Tallon, professore della Columbia tra i massimi esperti di Notre Dame, ci sarebbero voluti 150 milioni di euro. Secondo Michel Picaud, il presidente dell’associazione Friends of Notre Dame, i primi 3,8 erano stati stanziati a fine 2018 e con quelli erano iniziati i lavori di restauro della guglia

Oggi la cifra sarebbe molto più alta, anche se solo un sopralluogo nella cattedrale potrà stimare i danni. La French Heritage Society ha lanciato una raccolta fondi sulla sua pagina web e lo stesso hanno fatto altre persone sulla piattaforma di crowdfunding GoFundMe, dove sono già 50 le campagne attive. Il sindaco di Parigi ha chiesto anche l’aiuto degli investitori internazionali e nei prossimi giorni convocherà “una conferenza internazionale di donatori”.

Sui social, intanto, continuano ad arrivare messaggi di vicinanza accompagnati da un disegno che è già diventato un simbolo: Quasimodo, il gobbo di Notre Dame, che piangendo stringe a sé il monumento. L’opera è dell’artista ecuadoriana Cristina Correa Freile.

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