Cosa cambia sull’immigrazione col nuovo governo?

Cosa cambia sull’immigrazione col nuovo governo?

(foto: ANNE CHAON/AFP/Getty Images)

L’arrivo di Luciana Lamorgese al Viminale al posto di Matteo Salvini ha portato con sé una prima novità in tema di immigrazione: il nuovo ministro dell’Interno ha deciso di non emettere nessun provvedimento che vieti l’ingresso in acque italiane alla Ocean Viking, la nave gestita dalle ong Sos Méditerranée e Medici senza Frontiere che nei giorni scorsi ha soccorso 84 migranti e chiesto un porto per far sbarcare i suoi passeggeri.

Lamorgese non ha rilasciato dichiarazioni a questo proposito e non si sa se abbia preso questa decisione da sola o in accordo con Lorenzo Guerini e Paola De Micheli, i due ministri del Partito democratico a capo rispettivamente del ministero della Difesa e di quello delle Infrastrutture e dei trasporti. Nei giorni scorsi però tutti e tre avevano annunciato di volersi distanziare dalla precedente strategia di Salvini, che prevedeva negare il diritto di sbarco a qualsiasi nave fosse impegnata in un salvataggio.

Per ora, la rottura è solo parziale. Il governo, infatti, non ha firmato il divieto di ingresso ma non ha nemmeno dato l’autorizzazione a far sbarcare i migranti, motivo per cui la Ocean Viking resta ancora in mare aperto. Ieri, 10 settembre, Lamorgese aveva anche informato l’equipaggio della Alan Kurdi – un’altra nave impegnata nel soccorso in mare – di non poter accogliere i migranti a bordo perché il provvedimento firmato il 1° settembre da Matteo Salvini – e controfirmato dai ministri Danilo Toninelli e Elisabetta Trenta – era ancora valido.

Matteo Villa, un ricercatore dell’Ispi esperto di immigrazione, è convinto che prima o poi i migranti della Ocean Viking sbarcheranno, anche perché gran parte del Pd lo chiede. Lo stesso segretario del partito Nicola Zingaretti in tv su Di Martedì, in onda su La7, ha detto che la nave deve attraccare in Italia “senza se e senza ma”. Questo non significa che l’Italia si farà carico dell’accoglienza dei naufraghi: secondo Villa, è probabile che cercherà comunque di ricollocare i migranti negli altri paesi una volta che saranno approdati.

Cosa potrebbe cambiare in Europa

La redistribuzione dei migranti che approdano sulle coste è, da anni, oggetto di incessanti trattative tra i paesi europei. Il primo ministro Giuseppe Conte ne ha parlato anche stamattina in occasione di un vertice a Bruxelles con il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. Al termine dell’incontro, Conte ha dichiarato che chi non parteciperà alla ripartizione dei migranti a livello europeo “ne risentirà molto, in misura consistente, sul piano finanziario”, lasciando intendere che l’attuale gestione dei flussi migratori è in discussione e potrebbe presto arrivare una riforma del regolamento di Dublino su chi richiede l’asilo in paesi diversi da quello del primo approdo.

Nel frattempo, pare che Roma abbia già avviato trattative con Parigi, Berlino e La Valletta e sia vicina ad un nuovo accordo noto come Temporary Predictive Riallocation Programme. Il giornalista Francesco Grignetti ha scritto su La Stampa che questo meccanismo automatico di redistribuzione dei migranti sarebbe il risultato di una serie di negoziati avviati lo scorso 18 luglio a Helsinki e prevede responsabilità diverse per i quattro paesi. Italia e Malta, in particolare, dovrebbero far sbarcare i migranti e occuparsi della primissima accoglienza; Francia e Germania, invece, si impegnerebbero a ricollocare nel loro territorio, di volta in volta, il 25% dei nuovi arrivati.

Roma e La Valletta considerano questa quota ancora troppo bassa e, secondo quanto scrive Grignetti, vogliono portarla vicina alla totalità dei migranti. Per questo motivo, stando alla ricostruzione, non si è ancora arrivati a una firma. Il 23 settembre, però, i leader dei quattro paesi dovrebbero però incontrarsi di nuovo proprio per discuterne e cercare di trovare un compromesso.

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