Coronavirus, da oggi il tampone solo per chi ha sintomi

Coronavirus, da oggi il tampone solo per chi ha sintomi

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(foto: Matteo Nardone/Pacific Press/LightRocket via Getty Images)

Notificare solo i casi sintomatici: questa è la nuova decisione presa dalle autorità sanitarie, che cambierà il panorama dei dati sull’epidemia in Italia (qui una mappa del contagio). In pratica, soltanto chi presenta dei sintomi verrà sottoposto al tampone per rilevare il nuovo coronavirus e qualora positivo verrà conteggiato nei malati, mentre chi è asintomatico non sarà sottoposto al test e dunque non rientrerà nel computo. L’annuncio, arrivato da parte del Consiglio superiore di sanità, organo del ministero della Salute, cambia lo scenario della diagnosi. Ecco come.

Fare i tamponi solo ai sintomatici

La decisione è quella di fare i tamponi soltanto alle persone sintomatiche. “Il rischio di contagiosità è elevato nei soggetti sintomatici mentre è marcatamente più basso nei soggetti asintomatici”, ha dichiarato Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, durante la conferenza della Protezione civile, “e questo supporta la scelta di riservare l’esecuzione dei tamponi solo ai soggetti sintomatici, anche perché siamo ancora in un periodo di pandemia di altre infezioni virali [come l’influenza] e quindi vanno escluse anche queste, prima di procedere con la realizzazione dei tamponi”. E aggiunge che nel 95% dei casi i tamponi sono risultati negativi.

Una scelta opportuna

Ma contare solo i casi sintomatici porterà dei vantaggi? E invece ci sono dei contro di questa misura? “Premettendo che in una situazione teorica l’ideale sarebbe poter svolgere i test in maniera estesa, anche a chi è asintomatico, per poter avere un quadro quanto più dettagliato possibile, ha spiegato a Wired Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali, “la decisione presa dalle autorità è a mio avviso opportuna e adeguata”.

Questo perché, spiega l’esperto, a fronte di un sistema sanitario che in certi casi e in certe zone può rischiare il sovraccarico e della presenza di risorse comunque non illimitate, è bene concentrarsi su chi presenta sintomi. E questo potrebbe portare vantaggi sia per la salute del singolo sia per quella per la collettività. “In una fase epidemica come questa – prosegue Andreoni – la decisione presa potrebbe favorire un miglior  contenimento del virus”. L’idea, come chiarisce l’esperto, è che questo approccio ancora di più possa aiutare a concentrarsi e a trattare al meglio chi è malato. E, visto che proprio chi ha sintomi è più contagioso, a mettere in campo tutti gli strumenti per evitare la trasmissione del virus e dunque a contenere l’epidemia.

I numeri dell’epidemia

Ma non si rischia di perdere qualche dettaglio e qualche numero? “Questo è possibile – chiarisce Andreoni – se pensiamo per esempio alle stime a posteriori, una volta finita l’epidemia, della sua letalità. Stime che si fanno avendo non solo il numero dei decessi ma anche quello complessivo dei contagiati”. Tuttavia, prosegue l’esperto, questo discorso vale in una situazione puramente teorica. E gli specialisti hanno tenuto conto anche di questo elemento e hanno soppesato il tutto sulla bilancia, che pende ancora verso la scelta di considerare per il test soltanto i sintomatici. Anche negli altri paesi europei e fuori dall’Europa, inoltre, il problema dell’eventuale sottostima dovuta al fatto che gli asintomatici non vengano considerati potrebbe essere lo stesso. “Del resto, un elemento che ha contribuito ad accendere i riflettori sull’epidemia in Italia – aggiunge Andreoni – è forse proprio la capillarità con cui sono stati svolti i test che hanno permesso di rilevare tanti contagiati”.

Un quadro chiaro

Inoltre, l’esperto spiega che soprattutto all’inizio si è proceduto testando tutte le persone ritenute a rischio anche se asintomatiche e che questo ha permesso di avere una fotografia abbastanza chiara del nuovo coronavirus, mentre ora la priorità è sicuramente concentrarsi su chi ha sintomi. “Sempre ricordando che le misure per chi è venuto in contatto con contagiati restano le stesse indicate dal ministero della Salute”, conclude Andreoni, “e che il contagio del coronavirus da asintomatici è molto raro”. 

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