Come funziona il Nutri-Score e perché il parmigiano non è peggiore della Coca-Cola (come dice Mariastella Gelmini)

Come funziona il Nutri-Score e perché il parmigiano non è peggiore della Coca-Cola (come dice Mariastella Gelmini)

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(foto: Patrick Pleul/picture alliance via Getty Images)

In Italia Nutri-Score non convince affatto. Il sistema di etichettatura francese, infatti, viene accusato costantemente di penalizzare, in modo ingiusto, i prodotti alimentari made in Italy. Da Matteo Salvini, che lo reputa un vero e proprio complotto contro la dieta mediterranea, a Mariastella Gelmini, che ha recentemente pubblicato un post su Facebook nel quale critica questo sistema di etichettatura. “Il problema è che secondo questo semaforo prodotti come la Coca-cola zero sono considerati più salutari del parmigiano reggiano, dell’olio d’oliva e del prosciutto di Parma”, scrive Gelmini, definendo il Nutri-Score come “un’ingiustificata aggressione ai nostri prodotti e alle nostre eccellenze”.

Ma le cose stanno davvero così? Ovviamente no. Ma prima di dare una risposta definitiva bisogna capire cosa sia e come funzioni esattamente il Nutri-Score. Sviluppato da ricercatori dell’università di Parigi e dell’Inserm, il Nutri-Score è un sistema informativo basato sulle etichette dei cibi, che ha lo scopo di aiutare il consumatore a seguire abitudini alimentari più salutari. In altre parole, posto sul lato frontale della confezione di un prodotto, indica i singoli valori nutrizionali con una scala di cinque colori che vanno dal rosso al verde e a cui corrispondono le prime cinque lettere dell’alfabeto, a-b-c-d-e.

Ma come si calcola il Nutri-Score? Considerati 100 grammi di prodotto, viene analizzato il contenuto di sostanze benefiche, come fibre, legumi, frutta e verdure, e quelle invece che devono essere limitate, come zuccheri, sale, acidi grassi saturi, noti per essere associati a problemi come obesità, diabete e malattie cardiache. Poi attraverso un complesso calcolo, si arriva a un punteggio finale, che permette di assegnare sia un colore che una lettera a uno specifico alimento. Per esempio, l’olio d’oliva viene classificato con il miglior punteggio possibile tra gli oli vegetali, (nella categoria C), ed è quindi migliore dell’olio di soia, girasole e mais, classificati in D, e dell’olio di cocco e di palma e burro, nella categoria E.

“Il punteggio Nutri-Score ha una base scientifica molto solida (oltre 40 studi pubblicati su riviste internazionali sottoposti a peer review, incentrati in particolare sulla prevenzione delle malattie croniche)”, ha spiegato un articolo pubblicato su Scienza in rete a firma di 5 professori universitari, tra cui Walter Ricciardi, ex presidente dell’Istituto superiore di sanità italiano. “Il suo formato a 5 colori (dal verde al rosso) abbinato a 5 lettere (dalla A alla E) lo rende uno strumento semplice, intuitivo e comprensibile”. Nutri-score, si legge ancora nell’articolo, non è quindi un “complotto dell’Unione Europea” né un’arma contro la dieta mediterranea che, nella sua versione originale, è un modello alimentare condiviso dai nutrizionisti di tutto il mondo.

“Nutri-Score non è assolutamente contrario alla dieta mediterranea”, spiegano gli sviluppatori del sistema sul blog di Nutri-Score. “Il confronto tra olio d’oliva e Coca Cola Light non ha alcun senso. La domanda non si pone per i consumatori al momento dell’acquisto, perché è molto improbabile che abbiano intenzione di condire l’insalata con la Coca-Cola o, viceversa, di rinfrescarsi con l’olio d’oliva”, spiegano i ricercatori. “In realtà, il consumatore deve essere in grado di confrontare la qualità nutrizionale degli alimenti equiparabili e sostituibili tra loro. Se si deve scegliere un olio, per esempio, grazie a Nutri-Score il consumatore vedrà che quello d’oliva è il migliore della classifica. E anche per una bevanda, vedrà che l’acqua è l’unica classificata in A e che le bibite zuccherate sono tutte nella classificazione E”.

A questo punto si può rispondere alla domanda iniziale e affermare che Nutri-Score non è un complotto contro la dieta mediterranea. “La pasta, i risotti, la polenta e persino alcuni tipi di pizza”, concludono gli ideatori del sistema, “ sono classificate nel gruppo A o B”.

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