Cisco crea a Milano il primo centro europeo per la cybersecurity

Cisco crea a Milano il primo centro europeo per la cybersecurity

L'ingresso del nuovo centro Cisco a Milano (foto ufficio stampa)
L’ingresso del nuovo centro Cisco a Milano (foto ufficio stampa)

Sicurezza, competenze e impatto sociale: sono i tre pilastri del primo centro di co-innovazione Cisco dedicato alla cybersecurity in Europa, inaugurato a Milano con la visita del ministro dell’Innovazione Paola Pisano e dell’amministratore del gruppo Chuck Robbins. La struttura si trova nel Museo nazionale della Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci, in base a un accordo di tre anni, e fa parte di una rete di altri undici centri sparsi nel mondo. Il progetto rientra nel programma Digitaliani, lanciato dalla compagnia americana nel 2016 con un investimento di 100 milioni di dollari per attività di formazione e “reskilling” nell’ambito del Digital country acceleration program (Dca).

Avviato in 32 Paesi del mondo il Dca conta 475 progetti, di cui 53 solo in Italia, anche con Enel e Tim. L’embrione del nuovo polo è stata la “thinkering zone del Museo, dedicata agli studenti smanettoni”, rivela Agostino Santoni, ad di Cisco Italia. Da lì, l’illuminazione: creare uno spazio di innovazione aperta dedicato a sviluppatori e ricercatori, con laboratori dove testare idee, nuove soluzioni e progetti insieme ad aziende, università e partner tecnologici.

I focus tematici del progetto sono: internet of things, privacy, sicurezza nei servizi dei cittadini, protezione delle filiere di valore e delle infrastrutture nazionali critiche. “Le aziende italiane spendono in cybersecurity fra 3mila e 30mila euro all’anno circa, ma più aumentano le righe di codice più aumenta il rischio. Se un paese non investe in cybersecurity mette a repentaglio la propria economia e libertà”, afferma Pisano, che ha ricordato la recente legge sulla gestione dei data center pubblici.

Stretta di mano fra il ministro Paola Pisano e il ceo di Cisco, Chuck Robbins. In mezzo, l'ad per l'Italia, Agostino Santoni (foto Daniele Monaco)
Stretta di mano fra il ministro Paola Pisano e il ceo di Cisco, Chuck Robbins. In mezzo, l’ad per l’Italia, Agostino Santoni (foto: Daniele Monaco)

Cosa c’è nel nuovo centro

Primo, la sicurezza. Safer Milan è un sistema di pluviometri e idrometri dotati di sensori connessi in rete che verrà usato dalla Protezione civile per monitorare il livello delle acque e proteggere la cittadinanza dai possibili allagamenti di Seveso, Olona e Lambro. Ci sono poi i ricercatori, analisti e ingegneri di Talos, team di security intelligence in grado di intercettare 326 milliardi di email spam solo nel mese di dicembre. Otnsec-encryption permette di criptare i dati all’interno della fibra ottica stessa, spesso presa di mira dagli intrusi per esfiltare informazioni. Infine Tim Safe Web, servizio antivirus con funzionalità di anti-phishing e contenimento malware per le aziende, che ha bloccato 1,8 miliardi di accessi a siti pericolosi in meno di due anni.

Lavoro e formazione

Sono 20 miliardi a livello globale gli attacchi cyber bloccati da Cisco, ogni giorno. Punto centrale in Italia è la protezione delle piccole e medie imprese, anello debole per la sicurezza informatica. “Nei sei mesi di Expo abbiamo bloccato con successo 500mila attacchi”, rivela Santoni. “Bisogna rendere più sicure in modo scalabile le filiere connesse, che in Italia vantano un grande patrimonio di proprietà intellettuale. La sicurezza crea fiducia nello sviluppo tecnologico, indispensabile per la crescita”. La privacy è un altro nodo scoperto: “Il 40% delle aziende nel mondo ha interrotto processi di innovazione per problemi di riservatezza”, dice Anthony Grieco, Trust strategy officer di Cisco.

“Nei prossimi due anni 75 milioni di posti di lavoro nel mondo scompariranno a causa della digitalizzazione, ma ne nasceranno 133 milioni di nuovi” – spiega il vicepresidente per l’innovazione globale di Cisco Guy Diedrich, citando un report del World Economic Forum. “Ci sono già 27 miliardi di device connessi e si moltiplicheranno con il 5G. C’è bisogno di reskilling e formazione: sono già 24mila gli studenti formati in cybersecurity e altri 40mila sono iscritti ai nostri corsi”.

La Cisco Networking Academy che nascerà nel museo, offrirà lezioni per i giovani e per lavoratori che desiderano riqualificarsi. L’azienda donerà attrezzature tecnologiche e inserirà il museo nel suo progetto di responsabilità sociale A scuola di internet, con incontri per bambini e ragazzi dedicati all’uso sicuro e consapevole del web. Non mancheranno laboratori e workshop. “Con l’avvento del 5G e del 6G il futuro in cui ogni oggetto sarà connessi è vicino” – conclude Robbins – “offrire sicurezza e lavoro è un compito impellente”.

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