Chiara Biasi che non si alza al mattino per 80mila euro: trappola perfetta per l’indignazione da social

Chiara Biasi che non si alza al mattino per 80mila euro: trappola perfetta per l’indignazione da social

Certo, il paese attraversa ormai da tempo una situazione molto complessa. Tanto per dirne una, lo scorso anno in Italia vivevano oltre 1,8 milioni di famiglie in condizione di povertà assoluta (il 7% del totale) per un insieme di 5,8 milioni di persone, l’8,4% della popolazione. È così, senza particolari scossoni, da qualche anno. Il punto è che le soluzioni passano sempre di più dall’assistenzialismo economico – è così perfino nella disabilità, dove gran parte del supporto è demandato all’accompagnamento – e non dall’erogazione di servizi efficienti e di supporto. Motivo per cui l’elemento “soldi” nella percezione pubblica è diventato il parametro univoco di valutazione dello status di vita, dell’intervento dello Stato, del valore di una persona, perfino di una città. Siamo ossessionati dagli stipendi, dai cachet, dalle “fee”, dai pagamenti, dalla soglia che ci rende “acquistabili”.

Nei giorni scorsi sui social si è scatenato il solito pandemonio sulla dichiarazione di una influencer, Chiara Biasi, che durante uno scherzo organizzato dalle Iene, in preda all’arrabbiatura per una campagna pubblicitaria cinese finita male e contro le sue previsioni, dice: “Io per 80mila euro manco mi alzo al mattino e mi pettino i capelli!”. Contesto e situazione non vengono neanche calcolati, nella clip trasmessa da Italia 1 così come dalle reazioni, che invece si sono nutrite del solito contorno di ripercussioni virali (“Uno schiaffo a tutte le donne che lavorano. Io non la seguo”), spesso più che fondate, e un’ondata di odio molto pesante di cui è inutile riportare alcun campionamento e per nulla giustificabile, ma non c’è neanche bisogno di dirlo. Anzi, forse sì.

Si sono mossi perfino politici o ex politici. Epico il lungo intervento di Nicola Fratoianni su Facebook dove spiega che fino a ieri sera non sapeva chi fosse Biasi, di essere rimasto senza parole e aver pensato al “90% dei suoi coetanei, con una laurea, un master e un dottorato in tasca” che “si alzano ogni mattina per 900 euro al mese e magari si sparano 100 kilometri al giorno per andare a lavoro, o a fare l’ennesimo tirocinio, o in fabbrica alla catena di montaggio, o a rispondere al telefono di un call center per cercare clienti a una multinazionale. E penso che il mondo sia profondamente ingiusto e diseguale”. E ancora: “Girano tanti soldi in questo nuovo mondo degli influencer, spesso senza che si capisca quali siano meriti e capacità di chi li riceve. Sono soldi che girano grazie ai click che fate stesi sul divano, o in metropolitana, o nei momenti in cui non siete impegnati a guadagnarvi stipendi molto meno sfavillanti di questa ragazza”. E così via. Lo stipendio, l’ossessione demoniaca che lega la dignità, ma più spesso l’indegnità altrui, al denaro.

Detto che si tratterebbe anche di posizioni condivisibili in senso assoluto, direi che nessuno ha colto il cuore della questione. Gli 80mila euro di Chiara Biasi sono come quelli di Cristiano Ronaldo, che guadagna un euro al secondo, o magari come quei “10mila dollari” di Linda Evangelista che qualche anno fa anticipò più o meno le parole della 27enne friulana. Sono elementi di un mondo con logiche lontane anni luce da quella vita reale di cui parlavamo in attacco, ma che al contempo su quella vita reale scatenano una presa micidiale. Motivo per cui diventano l’elemento fondante di un’operazione mediaticamente “win win”, scritta a tavolino, vincente sul nascere, dall’esito – com’è in effetti accaduto – garantito.

Lo ha spiegato bene Antonio Pavolini, analista dei media: “Le Iene, che hanno il 12% di share, fanno uno scherzo a Chiara Biasi. Lei, che ha 2,5 milioni di follower, dice che per 80.000 euro non si alza dal letto. Milioni di indignati fanno engagement e guadagnano qualche decina di follower. Altro giro, altra corsa: sempre si vince” ha twittato l’esperto. E in effetti il punto è tutto lì, nella relazione reciproca che c’è fra Biasi e una situazione di quel tipo, fra la realtà in cui vive, fatta anche di quel tipo di compensi (giustificati o meno non sta a noi dirlo, ma a chi li sborsa) e un programma che conosce a menadito la grammatica dell’indignazione. Ma il problema sono gli 80mila euro di Biasi, liberissima di chiederne, e chiederne anche di più, se trova chi glieli dia, o tutto quello che (non) c’è intorno?

Tutto questo senza contare che l’influencer è tornata sul punto, spiegando che “mai sputerei sul denaro anche perché lavoro e mi mantengo da dieci anni”. Il tema, dice su Instagram con un esempio colorito, è che “per quella cifra non sarei mai voluta diventare famosa per stare seduta su un water appesa al Duomo o per volare su un assorbente”. E conclude: “È come se facessero gioco sul ti diamo 100 euro per mangiare una cacca. Ma anche no grazie!”. 

Al netto delle dinamiche specifiche, quanto rischiano di far male quelle parole – che evidentemente mettono a dura prova il buon senso generale – quando un paese non ha gli strumenti per distinguere, scappare dallo spietato uno-due socialtelevisivo e però si alza ogni mattina in un contesto in cui la capacità di generare reddito (o rendita) parla più di ogni altro ingrediente della propria vita?

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