Che fine farà la Stazione spaziale internazionale?

Che fine farà la Stazione spaziale internazionale?

Stazione spaziale internazionale
(foto: Nasa)

Senza tema di esagerazione, possiamo dire che è la nostra casa nello Spazio. Su cui finora hanno abitato – non contemporaneamente, s’intende – oltre duecento astronauti provenienti da diciotto paesi diversi. Ultimo inquilino, in ordine di tempo, Luca Parmitano, che ci è arrivato (per la seconda volta, e con il ruolo di comandante) il giorno in cui sulla Terra celebravamo il 50° anniversario dello sbarco sulla Luna. Parliamo, naturalmente, della Stazione spaziale internazionale, l’ultimo avamposto dell’umanità, che dal 20 novembre 1998 orbita senza sosta attorno al nostro pianeta, a circa 400 chilometri di quota. Ha percorso finora oltre otto miliardi di chilometri e vi si sono condotti centinaia di esperimenti scientifici: secondo i piani, continuerà a funzionare fino al 2024 per poi essere “smantellata, distrutta o riutilizzata parzialmente” entro il 2028. Viene naturale chiedersi, allora, cosa succederà dopo: chi raccoglierà le vestigia della Stazione? Con cosa la sostituiremo? Ecco una panoramica sui possibili scenari futuri.

Questione di soldi

Il futuro della Stazione spaziale internazionale non è legato solo a questioni scientifiche e tecnologiche. A dettare l’agenda sono e saranno, com’è facile immaginare, i denari. Lo scorso anno, la Nasa ha fatto sapere, senza troppi giri di parole, che il budget 2019 avrebbe “incluso delle proposte per terminare il finanziamento della Stazione spaziale internazionale entro il 2025”, lasciando però aperta la porta a un eventuale affitto ad agenzie private: “Siamo in una situazione in cui esistono enti in grado di garantire una gestione economica efficiente della Stazione spaziale internazionale”, aveva detto Jim Bridenstine, amministratore dell’agenzia spaziale statunitense, che gestisce l’avamposto insieme alla russa Rka, all’europea Esa, alla giapponese Jaxa e alla canadese Csa.

La dichiarazione di Bridenstine è arrivata a conferma di quanto già suggerito da Trump a inizio 2018: nel budget inviato al Congresso, il presidente chiarì che “l’intenzione è che la Nasa dia priorità a finanziamenti volti a supportare un innovativo e sostenibile programma di esplorazione spaziale con l’appoggio di partner commerciali internazionali”.

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Il messaggio, neanche troppo velato, è abbastanza chiaro: non abbiamo abbastanza fondi da destinare al mantenimento della Stazione, e siamo alla ricerca di partner disposti ad aprire il portafogli per subappaltarla. Resta da vedere, ora, chi farà la prima mossa in tal senso. Se ci sarà qualcuno che vuole farlo: come faceva notare lo scorso anno Michele Diodati, “è obiettivamente difficile che dei privati si assumano un onere così gravoso, soprattutto in considerazione del fatto che non è facilissimo immaginare in che modo la prosecuzione dell’attività scientifica sulla Stazione spaziale internazionale possa portare benefici economici a degli investitori privati. Questi potrebbero vendere servizi alla Nasa, come fa già SpaceX per esempio, ma in ogni caso dovrebbero assumersi, almeno inizialmente, un onere complessivo pari all’importo complessivo che la Nasa deciderà di non erogare più”.

I piani della Cina

Quale che sia il suo destino, è molto probabile che la Stazione spaziale internazionale abbia degli eredi. Uno dei progetti sul tavolo è la Chinese Large Modular Space Station, grande stazione modulare che rappresenta la terza e ultima fase del programma Tiangong – le prime due, Tiangong 1 e Tiangong 2, sono già terminate (con modalità diverse: schianto per la prima, rientro controllato per la seconda). La Chinese Large Modular Space Station sarà probabilmente un veicolo composto da tre moduli pressurizzati, disposti a forma di T: un elemento centrale e due moduli che fungeranno da laboratori scientifici e ospiteranno un airlock per il supporto delle attività extraveicolari e un braccio robotico. Il lancio del modulo centrale, nome in codice Tianhe-1, ovvero Armonia dei Cieli, è previsto tra il 2020 e il 2023.

Nasa-bis: il Deep Space Gateway

È vero, vi abbiamo appena detto che la Nasa sta cercando acquirenti per la Stazione spaziale internazionale. Ma contemporaneamente, e per fortuna, ha già in mente un rimpiazzo. Già due anni fa, infatti, l’agenzia americana siglò un accordo preliminare con Roscosmos con l’obiettivo di unire le forze per realizzare la Deep Space Gateway, una grande stazione orbitante attorno alla Luna. Il Dsg sarà fondamentale per le prossime tappe dell’esplorazione dello Spazio: servirà infatti da avamposto orbitante per le prossime missioni umane sulla Luna e su Marte. Come la Stazione spaziale, dovrebbe essere completamente assemblato in orbita: il lancio del primo modulo, dal peso di 50 tonnellate, è programmato per il 2022; seguiranno a breve gli altri componenti principali, tra cui un braccio robotico, l’habitat per l’equipaggio e l’airlock. Se tutto dovesse andare secondo i piani, il Gateway potrebbe essere già operativo entro la metà del 2025. Appena in tempo per salutare la Stazione spaziale internazionale.

Un pallone nello Spazio

Si chiama B330, ma fortunatamente non è un bombardiere. Tutt’altro: si tratta di un habitat spaziale gonfiabile (il numero 330 si riferisce ai metri cubi di volume disponibile) al cui sviluppo stanno lavorando gli esperti di Bigelow Aerospace. O più precisamente un insieme di habitat: ciascun B330, nelle intenzioni dei progettisti, potrà operare come stazione spaziale indipendente. L’8 aprile 2016 la Nasa ne ha lanciato e collegato uno alla Iss, mettendolo alla prova per due anni. Una delle peculiarità dei B330 è il loro rivestimento esterno, dello spessore di quasi mezzo metro, che costituisce un’ottima protezione da micrometeoriti, radiazioni spaziali e immondizia orbitante.

Hotel orbitante

Non è propriamente un piano per il dopo-Iss, ma è troppo gustoso per non citarlo: l’agenzia spaziale russa ha annunciato, nel 2017, un progetto di costruzione di una suite a cinque stelle (è il caso di dirlo) da agganciare alla Stazione spaziale internazionale negli ultimi anni della sua vita. L’hotel dovrebbe essere dotato di quasi tutti i comfort: una cupola da cui ammirare la Terra, attrezzi per fare ginnastica e wi-fi. Prevista anche, come optional, la possibilità di uscire a fare una passeggiata spaziale sotto la supervisione di un membro dell’equipaggio. Il lancio è previsto per il 2021. E il costo? Non proprio economico: 60 milioni di dollari per un mese di permanenza.

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