Perché uno dei più grandi radiotelescopi del mondo è distrutto

Perché uno dei più grandi radiotelescopi del mondo è distrutto

Arecibo_danni
La parte danneggiata del radiotelescopio di Arecibo (foto: università della Florida centrale)

In una insospettabile nottata di cielo sereno, peraltro a pochi giorni di distanza dal passaggio della tempesta tropicale Isaias, un grosso cavo dell’impianto del radiotelescopio di Arecibo ha improvvisamente ceduto. Siamo nell’isola caraibica di Porto Rico, 15 chilometri a sudovest dalla città di Arecibo, e l’incidente è avvenuto nella notte tra domenica 9 e lunedì 10 agosto, quando in Italia erano già le 8:45 del mattino.

L’immagine della devastazione, diffusa dai gestori dell’impianto, spiega più di mille parole. Gli ingegneri sul posto hanno spiegato che a essersi rotto è stato un cavo tirante ausiliario di diametro superiore ai 7 centimetri, che nel precipitare ha provocato una lunga serie di danni. Il più vistoso – e l’ultimo dal punto di vista cronologico – è uno squarcio lungo circa 30 metri nella parabola riflettente che si trova alla base dell’impianto. Ma c’è dell’altro: il cavo ha urtato anche la cupola gregoriana (gregorian dome) che sovrasta la struttura a terra e serve per orientare le osservazioni spaziali, danneggiando almeno 6 dei pannelli che la compongono, e ha anche fatto attorcigliare su se stessa la passerella metallica utilizzata dai tecnici per accedere alla cupola.

Arecibo_radiotelescopio
Un’immagine di repertorio del radiotelescopio di Arecibo (foto: Stephanie Maze/Getty Images)

Tutta la ricerca scientifica che si è fermata

I tanti stakeholder che gestiscono l’osservatorio (l’università della Florida centrale, l’università Ana G. Méndez, l’agenzia governativa statunitense National Science Foundation, Yang Enterprises, l’università Cornell e, indirettamente, la Nasa) hanno comunicato l’interruzione totale delle attività dell’impianto fino a che non saranno ripristinate le condizioni di sicurezza e non saranno riattivate le funzionalità di base per l’osservazione spaziale. Per il momento non è stata annunciata una data della possibile riapertura, ma di certo per il ripristino totale delle funzionalità servirà parecchio tempo: le riparazioni a seguito dei danni provocati nel 2017 dal passaggio dell’uragano Maria, per esempio, sono ancora in corso.

Il radiotelescopio, che scruta lo spazio dal 1963 raccogliendo onde radio, era stato per lungo tempo il più grande al mondo, con un diametro del collettore riflettente principale di 305 metri (poi superato dal radiotelescopio Fast nel 2016), ed era tutt’ora utilizzato per esperimenti scientifici molto diversi fra loro. Per esempio, era coinvolto nelle ricerche sulle onde gravitazionali, ma soprattutto fino alla settimana scorsa ha svolto il ruolo di sentinella nel monitoraggio di oggetti spaziali potenzialmente pericolosi per la Terra, come gli asteroidi. Infine, era parte di diversi progetti di esplorazione spaziale (inclusa la ricerca di esopianeti) e, tramite il progetto Seti@Home, era da decenni all’ascolto di possibili segnali radio provenienti da altre forme di vita intelligente nell’universo.

Le ipotesi sulle cause dell’incidente

Per il momento non ci sono certezze su che cosa abbia provocato la rottura del cavo. Un atto doloso non sembra essere tra le ipotesi più probabili, mentre si stanno facendo valutazioni su possibili effetti indiretti del maltempo.

Una pista tenuta in grande considerazione è quella della già citata tempesta tropicale Isaias che, pur non avendo compromesso l’attività del radiotelescopio durante il suo passaggio (costringendo solo a un lockdown di qualche ora), potrebbe aver messo sotto stress il sistema di cavi tiranti. Nei giorni scorsi era comunque riuscito il monitoraggio dell’asteroide 2020 NK1, che ha appena fatto un passaggio ravvicinato alla Terra e ha una probabilità su 70mila di impattare il nostro Pianeta tra il 2086 e i 2101, dopo un ulteriore passaggio ravvicinato nel 2043.

Più in generale, però, il dito è attualmente puntato sulla scarsa manutenzione riservata al radiotelescopio negli ultimi anni, soprattutto per quanto riguarda la parte strutturale. Nonostante le diverse perturbazioni che ha dovuto sopportare, e un terremoto che ha investito l’isola lo scorso inverno, pare che tutti i lavori di ripristino e riparazione siano proceduti con particolare lentezza, tra difficoltà burocratiche e ristrettezze economiche. Il che secondo alcuni potrebbe essere all’origine del cedimento, anche se solo le indagini potranno stabilirlo con certezza. Al momento, a reggere sospesa a 150 metri di altezza la piattaforma triangolare di 900 tonnellate con la cupola gregoriana restano altri 17 cavi, tra principali e ausiliari.

The post Perché uno dei più grandi radiotelescopi del mondo è distrutto appeared first on Wired.

Leggi l’articolo completo: Perché uno dei più grandi radiotelescopi del mondo è distrutto

Le videocamere di sicurezza low cost da acquistare all’ultimo minuto

Le videocamere di sicurezza low cost da acquistare all’ultimo minuto

Probabilmente non sono un comprovato deterrente, ma le videocamere di sicurezza sono diventate accessori semplici da installare e sempre più competitivi. Quando siamo lontani da casa basta anche sono un’occhiata veloce alle nostre cose per stare più tranquilli. Queste cam consentono anche un monitoraggio più scrupoloso e preciso, grazie ad algoritmi e sensori di movimento infatti possono allertarci in tempo reale.

Abbiamo provato 4 soluzioni a buon mercato che non richiedono particolari competenze tecniche e abilità nell’installazione: il kit D-Link DCS-2802KT, la Blink XT2 di Amazon, il Ring Video Doorbell e la super economica Tapo C200 di TP-Link. Scopriamone pregi e difetti.

D-Link DCS-2802KT


D-Link DCS-2802KT

Dei prodotti che abbiamo provato il kit di D-Link rappresenta la soluzione più avanzata e completa per gestire la videosorveglianza remota della nostra abitazione. Nella confezione si trovano infatti ben due camere totalmente wireless e un hub di collegamento che supporta fino a 4 videocamere. Le batterie delle cam, ricaricabili, assicurano un’autonomia elevata da 4 a 6 mesi a seconda dell’utilizzo.

Le telecamere, compatte e semplicissime da installare perché vanno a batteria, offrono una risoluzione Full HD con un angolo di visione di 140 gradi e uno zoom digitale 4X. Altro aspetto tutt’altro che secondario è la possibilità di posizionare le camere anche in esterno essendo certificate IP65, dunque resistenti alla pioggia. Molto buona anche la sorveglianza in notturna e l’audio a 2 vie che consente di parlare ed ascoltare quello che sta avvenendo nell’area vigilata.

La soluzione D-Link DCS-2802KT ha un altro vantaggio piuttosto interessante, ovvero la registrazione su cloud inclusa per un anno che consente di archiviare video illimitati fino a 14 giorni. Ma se siete attenti alla privacy e preferite altre soluzioni è possibile anche registrare su schede SD, hard disk esterni. C’è persino integrata nell’hub una sirena da 100 decibel, udibile in modo piuttosto importante.

Il giudizio finale è dunque molto buono, perché il kit di D-link va proprio incontro alle esigenze degli utenti fai-da-te che vogliono qualcosa di semplice, veloce e flessibile da installare (non bisogna fare neppure un buco nella parete) e avere tutto sotto controllo con una app ricca di opzioni, forse un po’ troppe. Interessante è anche il prezzo di 345 euro, ora in offerta su Amazon, una spesa assolutamente abbordabile e soldi ben spesi.

Voto: 8,5
Wired: soluzione completa, totalmente wireless, anche da esterni, con allarme inclusa
Tired: applicazione un po’ complessa, batterie non removibili

Ring Video Doorbell


Ring Video Doorbell
Sono recentemente usciti anche delle versioni più recenti ma questo modello fa bene il suo mestiere e ha ora un costo davvero molto competitivo. Il suo funzionamento è semplice, si tratta infatti di un videocitofono senza fili accessibile anche da remoto. In questo periodo dove potremmo non essere a casa sapere chi ci sta cercando e perché rappresenta un valore aggiunto non banale.

Il prodotto di Ring è equipaggiato con una videocamera hd 1080 con un sistema audio bidirezionale, questo significa che è possibile non solo ascoltare a anche parlare con la persona che ha suonato al campanello. Tecnicamente non è un dispositivo pensato per la sicurezza, almeno non in modo specifico, ma ovviamente permette un monitoraggio dell’aria esterna della propria abitazione supportando anche la rilevazione del movimento e la visione notturna.

L’installazione è facile richiede un minimo di perizia perché è necessario collegare i cavi elettrici che alimentano il citofono tradizionale, ma questo assicura un funzionamento costante e senza interruzioni. Una volta agganciato alla parete e avvitato con i supporti contenuti nella confezione la configurazione è facile, basta seguire i passi indicati nella applicazione e collegare il Ring Doorbell al wifi di casa.

Voto: 7
Wired: audio a 2 vie, visione notturna, rilevamento del movimento
Tired: richiede collegamento elettrico, la registrazione video prevede un costo di abbonamento

Amazon Blink XT2


Amazon Blink XT2
Piccola, compatta e totalmente wireless
non solo perché si collega alla rete con il wifi ma anche perché utilizza delle batterie per l’alimentazione. Proprio questo aspetto è uno dei suoi punti di forza, le batterie infatti sono due normalissime AA che nel caso di modelli molto efficienti al litio garantiscono un’autonomia di due anni di utilizzo, almeno questa è la stima di Amazon. Di sicuro con un utilizzo anche piuttosto intenso rimangono attive per oltre un anno.

L’installazione dunque è semplicissima anche se l’attacco alla parete non usa un aggancio con la vite standard e non c’è il comodo supporto magnetico. Come per gli altri modelli anche la Blink XT2 supporta sia l’audio bidirezionale, sia il rilevamento dei movimenti, la visualizzazione live e il monitoraggio notturno. La qualità video è piuttosto buona anche se il full hd a colori passa a hd in bianco e nero dopo il crepuscolo.

Ovviamente è compatibile con Alexa ma soprattutto con il servizio cloud di Amazon che è incluso nel costo della Blink XT2. Questo vuole dire che la registrazione remota è gratuita entro un limite di spazio che si può gestire facilmente cancellando in automatico le clip più vecchie. Questo però vuol dire anche che non è possibile effettuare registrazioni off-line con una scheda. Bene invece il fatto che la camera sia resistente alla pioggia e che sia accompagnata da una applicazione ben fatta e intuitiva. Anche il costo è un plus: 119 euro.

Voto: 8
Wired: completamente wireless, batteria standard a lunga durata, rilevamento di movimento personalizzabile
Tired: registra solo sul cloud, qualità video migliorabile

TP-Link Tapo C200


TP-Link Tapo C200
Non è wireless, deve essere alimentata con il cavo elettrico ma un costo davvero molto interessante rispetto alle funzioni di cui dispone. La Tapo C200 infatti non solo ha dimensioni piuttosto contenute, un design grazioso e una buona solidità costruttiva, ma consente anche un monitoraggio attivo comprendo un’ampia superficie visiva.

La camera di TP-Link dispone infatti della funzione pan/tilt ovvero può essere ruotata orizzontalmente di 360 gradi e verticalmente di 114 gradi, agganciato quindi sul soffitto a testa in giù può fornire la visione di un’intera stanza. Il movimento però non è automatico e costante, viene comandato a distanza dall’utente usando l’applicazione.

La configurazione wi-fi è semplice e l’app risulta intuitiva e tradotta in un italiano corretto, ma forse il limite maggiore della Tapo C200 è il fatto che la registrazione avviene sono tramite scheda SD interna fino a 128 GB. Sono però supportati le funzioni standard: audio a 2 video, personalizzazione dell’aria di rilevamento, ripresa notturna. Il prezzo di solo 29,99 euro lo rende un acquisto intelligente anche perché può funzionare persino come webcam.

Voto: 7,5
Wired: economica, supporta il movimento pan/tilt
Tired: deve essere alimentata alla rete elettrica, registra solo su scheda SD

The post Le videocamere di sicurezza low cost da acquistare all’ultimo minuto appeared first on Wired.

Leggi l’articolo completo: Le videocamere di sicurezza low cost da acquistare all’ultimo minuto

TikTok spiava il traffico dei suoi utenti Android

TikTok spiava il traffico dei suoi utenti Android

(Photo by NARINDER NANU/AFP via Getty Images)

Non sono giorni facili quelli di TikTok. Il cronometro corre veloce per l’app cinese da quando il presidente Trump ha imposto con un ordine esecutivo che nessuna azienda americana possa intrattenere affari con quella cinese a partire da metà settembre. Poiché questo di fatto comporterebbe per Google e Apple di rimuoverla dai propri app store, l’unica soluzione è quella di vendere TikTok ad un’azienda americana, probabilmente Microsoft anche se di recente anche Twitter e Netflix sono sembrate interessate.

L’accusa che regge l’ordine esecutivo è il timore che i dati di milioni di americani non siano al sicuro e che Pechino usi l’app come cavallo di Troia per spiarli. Benché l’ingerenza diretta  del governo cinese non sia stata dimostrata, secondo quanto rivelato dal Wall Street Journal, fino a novembre l’app di proprietà di ByteDance avrebbe avuto accesso agli indirizzi MAC dei suoi utenti Android. Questi indirizzi sono codici unici per ogni device e non sono modificabili. Differentemente dai cookie, infatti, non è possibile cancellarli o negare l’autorizzazione ed è per questo che sono molto appetibili per chi vuole tracciare i propri utenti. Per chi infatti vive di inserzioni pubblicitarie, tanto più redditizie quanto un utente è profilato, poterne analizzare le abitudini senza che questi possa impedirlo è una miniera d’oro di informazioni.

TikTok l’avrebbe fatto sfruttando una vulnerabilità di Android e senza rivelarlo a Google. L’accesso agli indirizzi MAC fu proibito da Apple già nel 2013 mentre Google fece lo stesso nel 2015. Tuttavia, benché Mountain View infatti lo proibisca esplicitamente anche nelle sue policy per gli sviluppatori, secondo una ricerca di AppCensus esiste ancora un 1% di app Android che violerebbe questa policy. Al Wall Street Journal TikTok ha solo commentato che al momento l’app non raccoglie gli indirizzi MAC e che come altre app lavora costantemente per aggiornare la sicurezza.

Difficile dire però si tratti di una svista. Ad accrescere i dubbi a riguardo è il fatto inusuale che i dati raccolti sugli utenti, incluso l’indirizzo MAC, siano criptati due volte. Il sospetto è che TikTok abbia agito in questo modo per nascondere a Google ed Apple che dati raccoglie sui suoi utenti visto che secondo Nathan Good, ricercatore dell’International Digital Accountability Council, quel livello di crittografia aggiuntivo non è necessario alla tutela della privacy.

Non è la prima volta che TikTok viene scoperta con le mani nella marmellata. A giugno, infatti, quando Apple ha rilasciato la prima versione beta di iOS 14 per gli sviluppatori, alcuni di questi hanno notato qualcosa di strano. iOS 14 infatti permette a chi possiede un iPhone o un iPad di Cupertino di sapere quando un’altra applicazione ha accesso ai nostri dati. In un video mostrato su Twitter, si vede come il sistema informi che TikTok sta incollando tutto quello che scriviamo su Instagram, la sua principale rivale.  

L’azienda si è difesa dicendo che si trattasse di una misura antispam e che l’avrebbe rimossa.  Queste pratiche comunque dimostrano la lungimiranza del Garante Italiano della Privacy che già a gennaio, ben prima che queste notizie venissero alla luce, si è mosso per chiedere al board dei garanti europei di aprire un’inchiesta sull’app cinese.

Ma controllare quello che fanno i propri utenti quando non usano la propria app non è pratica solo di TikTok. Benché ora Facebook tenda a rimarcare il pericolo di app che non condividano i valori americani, come ha fatto Zuckerberg alla recente audizione al Congresso, anche Menlo Park non è estranea a tali pratiche.

Due anni fa infatti Apple fu costetta a bandire l’app Onavo Protect, che apparentemente offriva un servizio di VPN proprio per navigare in sicurezza lontano da occhi indiscreti. Peccato che l’app, comprata da Facebook, fu il cavallo di Troia usato per capire che app usavano gli utenti e condusse poi all’acquisizione di WhatsApp

Questo dimostra come una totale mancanza del rispetto della privacy abbia un effetto non solo diretto sui cittadini la cui privacy sia stata violata, ma anche sulla concorrenza. Se i giganti tech ottengono informazioni privilegiate per migliorare i propri algoritmi, ottenendone dunque un vantaggio competitivo rispetto ad altre app, o per capire quale app diventerà the next big thing per poi comprarla, copiarla o schiacciarla, questo ha un impatto enorme sulla concorrenza. Il risultato è che chi è grande continua a diventare grande e diventa sempre più un gatekeeper perché riesce ad avere la forza di bloccare la crescita di altre app, come denunciato dal Congresso Americano

The post TikTok spiava il traffico dei suoi utenti Android appeared first on Wired.

Leggi l’articolo completo: TikTok spiava il traffico dei suoi utenti Android

Un po’ di foto di gente che fa surf, perché sì

Un po’ di foto di gente che fa surf, perché sì

Se il massimo sforzo che vi concederete questa estate sarà il sollevamento di polemiche sotto l’ombrellone, poco male: tradizione vuole che le vacanze estive siano fatte per riposarsi. Nulla vieta però di sfogliare una nutrita gallery piena di aitanti sportivi immortalati a gestire cavalloni nel pieno dell’oceano.

Dall’Australia al Portogallo sono tanti gli appassionati che in tutti i periodi dell’anno, inverno incluso, sfidano la forza del mare; ma voi non pensateci, continuate a preoccuparvi dell’inclinazione dei raggi per la tintarella e godetevi di riflesso un po’ di fresco naturale generato dalle foto raccolte qui in alto. Non c’è di che.

 

The post Un po’ di foto di gente che fa surf, perché sì appeared first on Wired.

Leggi l’articolo completo: Un po’ di foto di gente che fa surf, perché sì

Vacanze all’estero? Quest’anno si potevano proprio evitare

Vacanze all’estero? Quest’anno si potevano proprio evitare

Neanche il tempo di arrivare al fatidico dato nazionale dei contagi zero, che già i numeri sono tornati a gonfiarsi e lo spettro di nuovi lockdown si affaccia sulle nostre vite. La situazione questa volta è critica soprattutto all’estero, con paesi come Francia e Spagna che registrano migliaia di infetti ogni giorno. Ma anche in Italia il trend al ribasso in corso da un paio di mesi ha subito una netta inversione e oggi ci ritroviamo con numeri simili a quelli di maggio.

Tra i vari problemi, c’è quello dei contagi di ritorno, persone che dopo una vacanza all’estero rientrano al loro domicilio italiano e risultano positive. In questi giorni se ne sono lette tante, storie che hanno coinvolto soprattutto ragazzi, ma non solo. I focolai a Pag, in Croazia, ma anche nelle isole greche, o in Spagna, cui sono caduti vittima in termini di contagi diversi nostri connazionali in villeggiatura. La situazione è abbastanza critica e questo ha già portato alcuni governatori nostrani a lavorare su ordinanze volte a mettere una pezza alla nuova propagazione transnazionale del virus. In Puglia il presidente Michele Emiliano sta per predisporre l’obbligo di isolamento di 14 giorni per chi rientra da Grecia, Malta e Spagna. Alla stessa disposizione sta lavorando il presidente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, che ha aggiunto alla lista anche la Croazia. Campania e Sicilia vogliono invece imporre tamponi e test sierologici per chi rientra dall’estero, mentre anche il governo nazionale sta ragionando su come gestire il problema dei contagi di ritorno.

Che durante una delle peggiori pandemie che si ricordino in migliaia si siano riversati all’estero perché non disposti ad alcun sacrificio in termini di qualità del mare, spirito esotico, e via dicendo, fa riflettere. Se ne potrebbe fare un discorso nazionalpopolare, focalizzandosi sul fatto che l’Italia è in rovina, la depressione economica ha messo in ginocchio più o meno tutti i commercianti e almeno per questa volta fare le ferie nel Belpaese poteva essere un gesto di solidarietà e sostegno nei confronti dei propri connazionali tartassati dalla crisi. Ma il problema non è tanto questo. Mentre si cerca di sconfiggere un virus fuori controllo, isolando i nuovi focolai e costruendo barriere immaginarie alla sua propagazione, l’ultima cosa di cui si aveva necessità era un flusso transnazionale di persone mosse unicamente dal bisogno egoistico di fare le vacanze perfette e senza compromessi proprio in uno dei momenti più apocalittici delle loro vite. Trottole impazzite, vettori di contagio, che con i loro spostamenti stanno dando una dimensione internazionale a focolai microlocali. 

Certo, questo non vuol dire che se tutti gli italiani fossero rimasti in Italia, tutti gli spagnoli in Spagna, e via dicendo, oggi la pandemia sarebbe stata un lontano ricordo. No, i contagi sarebbero probabilmente gli stessi, ma semplicemente il controllo e il monitoraggio su di essi risulterebbe più semplice, vista la loro portata locale o, nella peggiore delle ipotesi, nazionale. Il problema vero nasce quando tutto assume un carattere internazionale, come sta avvenendo ora a causa, soprattutto, dei villeggianti senza scrupoli.
Nel fare un discorso di questo tipo non va certamente sottovalutato il tema dei costi. I litorali italiani sono in molti casi inaccessibili a livello di prezzi in questa pazza estate 2020, un pernottamento nelle migliori spiagge italiane vale oggi una vacanza alle Seychelles e anche alcune coste che non spiccano per la loro bellezza d’improvviso si sono trasformate in mete di lusso. I voli a poche decine di euro per la Baleari, i low cost per le isole greche, diventano allora una proposta allettante, ma bisognerebbe anche interrogarsi sul perché viaggi di questo tipo in piena alta stagione vengano regalati, mettendo da parte giusto per un anno la propria voglia di snorkeling nel mare più trasparente d’Europa e accontentandosi per questa volta del casale ristrutturato tra i girasoli marchigiani. Buttalo via. 

Avere tutto, subito, non è la migliore delle filosofie vacanziere nell’estate 2020. Basta avere qualcosa, senza che esso appartenga al top di gamma, in attesa che tempi migliori permettano di tornare a girare il mondo senza i problemi sanitari del caso. Chi oggi parte direzione focolaio estero e si giustifica dicendo che la Costa Smeralda quest’anno ha prezzi fuori di testa, dovrebbe capire che se per una volta il tuffo lo fa a Termoli e si perde per qualche giorno tra le meraviglie nascoste e i gusti del Molise, o tra le cime friulane e la degustazione di prosciutti di San Daniele, non è la fine del mondo. Quest’ultima, semmai, è possibile con un’altra, seconda violenta ondata di contagi.

The post Vacanze all’estero? Quest’anno si potevano proprio evitare appeared first on Wired.

Leggi l’articolo completo: Vacanze all’estero? Quest’anno si potevano proprio evitare

Un trailer per prepararci alle prossime scoperte su Marte

Un trailer per prepararci alle prossime scoperte su Marte

Perché lo chiamiamo Pianeta rosso? Su Marte esistono le stagioni? E quanto è lungo un anno marziano rispetto a quello terrestre? Ora che, con il lancio della missione Mars 2020, i riflettori sono puntati tutti su di lui, è tempo di fare un po’ il punto e risvegliare le nostre nozioni sul pianeta più studiato del sistema solare.

In questo video, diffuso proprio in questi giorni dalla Nasa, un po’ di spunti e di interrogativi aperti per prepararci al meglio all’arrivo del rover Perseverance sul suolo marziano, e per fantasticare su quello che potremmo presto scoprire. Se ti senti ferrato sull’argomento, puoi anche scoprire quanto sei preparato sulle missioni marziane.

(Credit video: Nasa)

The post Un trailer per prepararci alle prossime scoperte su Marte appeared first on Wired.

Leggi l’articolo completo: Un trailer per prepararci alle prossime scoperte su Marte

Mozilla ha licenziato 250 dipendenti

Mozilla ha licenziato 250 dipendenti

(foto: Omar Marques/SOPA Images/LightRocket via Getty Images)

L’emergenza Covid-19 sta accelerando la riorganizzazione interna di Mozilla Corporation, la società americana che gestisce, tra le altre cose, il browser Firefox. Dopo le dimissioni dell’amministratore delegato Chris Beard lo scorso anno, ora la nuova amministratrice Mitchell Baker ha annunciato il licenziamento di 250 dipendenti, che rappresentano quasi un quarto della sua forza lavoro complessiva, e la chiusura delle attività del gruppo a Taipei, Taiwan. A gennaio 2020 l’azienda aveva già tagliato 70 posti di lavoro a causa di un generale calo delle vendite dei nuovi prodotti.

Secondo quanto spiega Beker nel lungo post che annuncia la decisione presa dall’azienda, la ragione principale dell’ulteriore riduzione del personale sarebbe calo di fatturato subito durante il periodo di crisi economica generale dovuta all’emergenza Covid-19. “Il nostro piano pre-Covid non è più realizzabile”, ha spiegato la nuova amministratrice delegata e la ristrutturazione attuale serve soprattutto a contenere i costi in vista di una riorganizzazione dei prodotti offerti.

In sostanza, a quanto si apprende Mozilla punta ora sullo sviluppo di nuove funzionalità e nuove fonti di introito. Tra queste, per esempio, la società continuerà sulla strada dello sviluppo di nuovi servizi a pagamento per i suoi utenti, così da compensare le perdite subite in questi anni. Del resto, la crisi dura ormai da un po’ di tempo dato che già nel 2018 Mozilla aveva iniziato a registrare un calo del fatturato di circa il 20% rispetto al 2017, e negli ultimi anni non è riuscita a recuperare quelle perdite.

In particolare, per quanto riguarda il settore dei browser, dopo un iniziale exploit in cui Firefox costituiva la principale alternativa a Internet Explorer, è stato Google Chrome a farla da padrone. Oggi, infatti, è proprio Chrome a dominare, con una fetta di mercato di quasi il 66%, seguito da Safari con il 16,65% e da Firefox a quota 4,26%, secondo i dati di StatCounter.

Il nuovo modello annunciato da Baker, oltre a potenziare il browser Firefox – che resta il prodotto principale sviluppato dall’azienda – punta ora soprattutto su servizi che offrano agli utenti una maggiore sicurezza e una maggiore attenzione alla privacy durante la navigazione. Per questo la società vuole concentrarsi su prodotti come il servizio Mozilla Vpn, la sua rete privata virtuale accessibile direttamente da Firefox e resa disponibile dallo scorso 15 luglio su dispositivi Windows, Android e iOs, oppure il servizio Pocket per gestire gli elenchi di lettura, o ancora il progetto di realtà virtuale Hubs.

The post Mozilla ha licenziato 250 dipendenti appeared first on Wired.

Leggi l’articolo completo: Mozilla ha licenziato 250 dipendenti

Il disinfettante da indossare al polso

Il disinfettante da indossare al polso

Un dispositivo anti Covid-19 da indossare al polso che non ha lancette né applicazioni collegate ma utile per il servizio che assicura e per il relativo funzionamento. Così si presenta WatchOut, che nelle forme sembra un orologio ma che invece al cinturino in gomma abbina una boccetta portatile con disinfettante da usare per igienizzare le mani e allontanare il rischio di infezioni, non solo al coronavirus ma pure alle molte altre meno rischiose e note al grande pubblico. Un rimedio efficace in tutte le situazioni in cui non ci sia un bagno, un rubinetto e del sapone cui ricorrere, perché è stato progettato per funzionare con una sola mano: basta orientare lo spray nella direzione desiderata, premere per far fuoriuscire una modica quantità di disinfettante e strofinare le mani.

Il team dietro a WatchOut afferma che la protezione protegge da germi e batteri, con ogni confezione che oltre al cinturino con la boccetta piena di gel sanificante (con base di alcol all’85%, soglia indicata dall’Organizzazione mondiale della sanità per uccidere il coronavirus), contiene anche una bottiglia con il disinfettante da ricaricare e una boccetta spray aggiuntiva. Disponibile in sei colori (rosso, blu, rosa, arancione, bianco e verde) e utilizzabile da adulti e bambini, WatchOut si può acquistare qui, scegliendo tra le taglie small-medium e large-extra large, al prezzo di 17 euro.

The post Il disinfettante da indossare al polso appeared first on Wired.

Leggi l’articolo completo: Il disinfettante da indossare al polso

La senatrice californiana Kamala Harris è la candidata alla vicepresidenza di Joe Biden

La senatrice californiana Kamala Harris è la candidata alla vicepresidenza di Joe Biden

Il candidato alla presidenza degli Stati Uniti per il Partito democratico Joe Biden ha scelto come sua vice la senatrice californiana Kamala Harris. Biden aveva anticipato da tempo che la sua scelta sarebbe ricaduta su una donna e, visto quanto la questione razziale è predominante nell’agenda pubblica americana, molti presumevano non bianca. Previsioni rispettate in una decisione storica: Harris è la prima donna nera e di origine asiatica (la madre era indiana) candidata alla vicepresidenza. È la terza donna a correre per questo incarico nella storia e, in caso di vittoria di Biden, sarà la prima a essere titolare di quest’ufficio.

L’ex vicepresidente Biden, presentando su Twitter la sua scelta, ha descritto la senatrice californiana come “una combattente coraggiosa per i più deboli, e una dei migliori servitori pubblici del paese” e ha ricordato anche il periodo in cui Harris, in veste di procuratore generale della California, ha lavorato a stretto contatto con Beau Biden, figlio del candidato ed ex procuratore del Delaware, morto a causa di un tumore nel 2015.

La notizia è stata commentata anche da Donald Trump e dal suo comitato elettorale, che ha diffuso comunicati stampa e alcuni video in cui, oltre a ricordare alcuni dissidi nati in passato tra Biden e Harris durante le ultime primarie democratiche, la candidatura viene presentata come “una mossa che metterà la nostra nazione nelle mani di teppisti radicali”. Come da tradizione trumpiana, le è stato già assegnato un nomignolo: Phony Kamala.

Chi è Kamala Harris

Kamala Harris, 55 anni, è nata a Oakland, in California, da madre indiana e da padre giamaicano, entrambi emigrati negli Stati Uniti negli anni ’70 ed entrambi studiosi (la madre endocrinologa, il padre economista).Per via delle sue origini preferisce definirsi semplicemente americana e non afroamericana. Ha studiato a Washington – in un’università a prevalenza nera – Scienze politiche ed Economia e poi ha ottenuto il dottorato in Legge in California, dove ha iniziato la carriera forense. Nel 2003 è stata eletta procuratore distrettuale di San Francisco, prima persona non bianca a ottenere questo incarico. In quegli anni, dopo una campagna elettorale molto efficace e apprezzata dai democratici locali, si è fatta notare dal gotha del Partito democratico, ma anche di diventare, per ben due volte, procuratore generale della California.

La carriera politica (almeno in senso stretto, perché quella di procuratore è una carica elettiva, quindi Harris è molto esperta nel condurre campagne elettorali) è iniziata nel 2016 con la candidatura al Senato e ha conquistato un seggio con una vittoria molto ampia. A Washington Harris è stata membro del Comitato giustizia del Senato: ha condotto anche audizioni di una certa rilevanza come quelle al ceo di Facebook Mark Zuckerberg o il giudice della Corte Suprema Brett Kavanaugh. L’ultimo passo, prima della scelta di Joe Biden, è stato quello di candidarsi alla primarie del Partito democratico per il 2020: nonostante agli inizi sia stata data tra i favoriti, vista anche la sua popolarità tra gli elettori, la sua campagna elettorale è durata molto poco: ha abbandonato la corsa all’inizio di dicembre.

Detrattori e sostenitori

Kamala Harris è una figura politica molto carismatica e soprattutto molto popolare e apprezzata dall’elettorato per le sue battaglie sulle violenze della polizia e le disparità sociali. Si è mostrata molto progressista anche sulla pena di morte o il matrimonio gay, pur non avendo fatto della cosiddetta identity politics la sua bandiera o il suo faro. Come sintetizza il New York Times, tra le principali proposte politiche di Harris ci sono: stop alla carcerazione di massa – che colpisce soprattutto afro e latino americani – fine del sistema delle cauzioni e della pena di morte, estensione della copertura sanitaria (un tema che l’ha portata allo scontro frontale con Bernie Sanders e il Medicare for All durante le primarie, dato che Harris ha criticato questo modello, proponendone uno a metà tra l’attuale e quello universale immaginato dal senatore del Vermont), taglio delle tasse per la classe media ma aumento di quelle alle imprese e maggiori controlli sulle armi.

Il problema è, però, superare le diffidenze all’interno del proprio partito. La corrente più radicale dei democratici le ha affibbiato il nomignolo di poliziotta, visto il suo passato da procuratrice, e le ha rimproverato di non aver appoggiato – o addirittura ostacolato – riforme riguardanti i distretti di polizia o le pene per lo spaccio di droga. Accuse per cui si è dovuta difendere durante le primarie del partito, e che sicuramente le hanno portato perdite in termini di consensi fra i gruppi di elettori più a sinistra. I suoi detrattori le imputano di essere opportunista e di cambiare spesso opinione o di non assumere una posizione definitiva su argomenti cruciali.

Al di là della critiche, Kamala Harris è una politica molto abile soprattutto dal punto vista dialettico – l’ha dimostrato, tra l’altro, nelle audizioni del Senato sul Russiagate, che l’hanno resa una specie di celebrità – e copre i punti deboli di Joe Biden in quanto ha 55 anni, è donna e originaria di gruppi etnici minoritari. Inoltre ha ampia esperienza, in caso dovesse sostituire il presidente (se dovesse vincere, Biden entrerà in carica a 78 anni) e una figura pubblica abituata al confronto coi media. Il candidato alla vicepresidenza serve anzitutto a definire meglio il profilo del futuro presidente: per questo Kamala Harris è la scelta più sicura, ma anche la più coraggiosa.

The post La senatrice californiana Kamala Harris è la candidata alla vicepresidenza di Joe Biden appeared first on Wired.

Leggi l’articolo completo: La senatrice californiana Kamala Harris è la candidata alla vicepresidenza di Joe Biden

Twitter, gli utenti scelgono chi può rispondere ai tweet

Twitter, gli utenti scelgono chi può rispondere ai tweet

(Immagine: Twitter)

Twitter ha iniziato il rollout globale della nuova funzione che permette a ciascun utente di impostare una limitazione delle risposte ai propri tweet. L’opzione rientra nel pacchetto di azioni su cui la piattaforma sta puntando per dare agli iscritti maggior controllo delle conversazioni e renderli primi moderatori. L’obiettivo è anche un altro: evitare che i toni e i temi degenerino“Ognuno dovrebbe sentirsi al sicuro mentre utilizza Twitter: per far sì che questo accada è necessario cambiare il modo in cui avvengono le conversazioni”. 

Prima di pubblicare un tweet, gli utenti stabiliranno a chi sarà concesso rispondere: a tutti (che è l’impostazione predefinita standard) oppure alle persone seguite o, ancora, solo a quelle menzionate. Nel caso in cui si opti per una di queste ultime due alternative, la piattaforma – ovvio – disattiva l’icona della risposta per coloro che non sono autorizzati a darla. Sarà comunque possibile retwittare, in maniera classica o con tanto di commento, condividere oppure mettere un apprezzamento al post in questione.

Suzanne Xie, direttore della gestione del prodotto di Twitter, sul blog della società, spiega che chi ha già avuto accesso alle risposte limitate si è sentito più protetto da spam e abusi. Va detto, poi, che la nuova funzione non ha portato a un aumento dei messaggi diretti indesiderati, contrariamente a quanto ci si aspettava. “Twitter serve la conversazione pubblica, quindi è importante che le persone siano in grado di vedere prospettive diverse. Continueremo a lavorare per fare in modo che che sia sempre più semplice trovare l’intera discussione tramite Retweet”, prosegue Xie.

Twitter informa anche che sta provando una nuova etichetta per rendere più ovvio l’utilizzo di queste impostazioni.

The post Twitter, gli utenti scelgono chi può rispondere ai tweet appeared first on Wired.

Leggi l’articolo completo: Twitter, gli utenti scelgono chi può rispondere ai tweet