Un ibrido di neuroni e chip: ecco il primo micro-cyborg

Un ibrido di neuroni e chip: ecco il primo micro-cyborg

(Foto: Institute for Stem Cell Research/Getty Images)
(Foto: Institute for Stem Cell Research/Getty Images)

La maggior parte di noi conosce la pectina come l’ingrediente fondamentale per gelatine e marmellate. Ora, però, questo polimero naturale è stato appena utilizzato in un dispositivo per collegare i sistemi biologici ed elettronici: infatti, a metà tra cellule nervose e chip elettronici, il nuovo sistema ibrido è capace di attivare i neuroni, ricevere i loro impulsi ed è controllabile elettricamente. A realizzarlo sono stati i ricercatori italiani coordinati da Salvatore Iannotta del Cnr, che sulle pagine di Aip Advances spiegano come vogliano riuscire in futuro a sviluppare nuove strategie nella medicina riabilitativa che siano in grado di ripristinare le funzioni nervose perse per una malattia o un incidente.

Più precisamente, il team di scienziati italiani ha utilizzato la pectina con un alto grado di metilazione come mezzo per riuscire a creare una nuova architettura del dispositivo ibrido, ovvero l’interposizione di uno strato solido biocompatibile tra la polianilina (un polimero conduttore) e l’organismo vivente, che deve risultare sia elettrochimicamente inerte (non deve reagire chimicamente con l’ambiente circostante) sia in grado di conservare la buona conduttività elettrica della polianilina.“Abbiamo portato a termine uno studio di fattibilità, in cui abbiamo impiegato delle cellule neuronali, coltivate in laboratorio, e le abbiamo fatte crescere su un vetrino coperto da un polimero, la polianilina”, spiega all’Ansa Silvia Caponi, ricercatrice dell’Istituto officina dei materiali (Iom) del Cnr di Perugia.“Cellula e polimero insieme costituiscono il sistema ibrido. Il polimero inoltre ha le proprietà di un memristore, cioè un sistema che ha una sua memoria e che funziona in modo simile al cervello”.

Il memristore, in sostanza, può essere pensato come un analogo delle sinapsi, ovvero un dispositivo dotato ha una memoria. In altre parole, il suo comportamento in un dato istante è legato alla sua precedente attività, allo stesso modo in cui le informazioni nel cervello umano vengono trasmesse da un neurone all’altro. E così la polianilina è in grado di fornire un ponte per interfacciare i circuiti elettronici con i sistemi nervosi, avvicinandosi alla realizzazione di un sistema in grado di eseguire funzioni di classificazione dopo una procedura di apprendimento appropriata. “In questa ricerca, abbiamo applicato nei dispositivi elettrochimici i materiali generalmente utilizzati nelle industrie farmaceutiche e alimentari”, spiega la collaboratrice dello studio Angelica Cifarelli dell’Università di Parma. “L’idea di utilizzare la funzionalità tampone di questi materiali biocompatibili è totalmente innovativa e il nostro lavoro rappresenta la prima volta che questi biopolimeri sono stati utilizzati in dispositivi basati su polimeri organici e in un dispositivo memristive”.

I nostri risultati aprono la strada per rendere i dispositivi a base di polianilina compatibili con un’interfaccia che dovrebbe essere naturalmente, biologicamente e elettrochimicamente compatibile e funzionale”, continua Cifarelli. “I passi successivi saranno quelli di interfacciare il network memristore con gli altri esseri viventi, per esempio, le piante e, infine, la realizzazione di sistemi ibridi in grado di ‘apprendere’ ed eseguire funzioni logiche”. Lo scopo finale, infatti, sarà quello di sviluppare un sistema capace di dialogare con i neuroni, attivandoli o ricevendo i loro impulsi, e che sia ibrido, cioè con una parte biologica e un’altra parte che si controlla elettricamente.

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Una mamma per amica, il nuovo trailer di Gilmore Girls

Una mamma per amica, il nuovo trailer di Gilmore Girls

Il revival firmato Netflix di Una mamma per amica (Gilmore Girls in originale) sta per tornare con quattro episodi (di novanta minuti ciascuno) dedicati alle quattro stagioni. In alto un nuovo trailer.

Chi ha amato la serie tv di Amy Sherman-Palladino che ha segnato un’epoca della televisione ha motivo di festeggiare. Mamma e figlia, Lorelai e Rory (Lauren Graham e Alexis Bledel) sono in forma e pronte a nuove avventure a Stars Hollow, e rivederle bere caffè assieme – e chiacchierare a più non posso – costituisce un vero e proprio evento a nove anni dal termine della messa in onda originale.

Una mamma per amica – Di nuovo insieme sarà disponibile su Netflix a partire dalla mezzanotte del 25 novembre, quando i cittadini degli Stati Uniti saranno satolli dopo i ricchi pasti di Thanksgiving.

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Star Wars, Emilia Clarke di Game of Thrones nel film su Han Solo

Star Wars, Emilia Clarke di Game of Thrones nel film su Han Solo

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Lo spinoff di Star Wars basato sulla giovinezza di Han Solo prende forma: l’esordiente Alden Ehrenreich interpreterà il giovane cacciatore di taglie reso iconico da Harrison Ford, Donald Glover sarà un meno maturo Lando Calrissian e ora emerge che a calzare i panni della ancora misteriosa protagonista femminile sarà Emilia Clarke, Daenerys Targaryen in Game of Thrones.

Clarke non è la prima a fare il salto: anche Gwendoline Christie, Brienne di Tarth nell’universo narrativo de Le cronache del ghiaccio e del fuoco, è Captain Phasma nel nuovo corso di Star Wars; la notizia di una delle stelle di Game of Thrones nel cast del secondo film Anthology di Guerre Stellari è, però, di tutt’altra portata.

La pellicola basata su Han Solo, diretta da Phil Lord e Chris Miller di Lego Movie, arriverà negli Stati Uniti il 25 maggio del 2018. Di lì a poco assisteremo alla fine di Game of Thrones, la cui ottava e ultima stagione andrà presumibilmente in onda nell’estate dello stesso anno. Se Daenerys sopravviverà alla settima stagione prevista per il 2017, vedremo dunque Clarke sia al cinema che in televisione.

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Goes-R, lanciato il satellite meteo più avanzato al mondo

Goes-R, lanciato il satellite meteo più avanzato al mondo

noa
Da Cape Canaveral è stato lanciato, nel weekend, il satellite meteo Goes-R, su cui si concentrano molte aspettative: secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration (Nooa) amplificherà la rete di osservazione meteo statunitense e la stessa capacità di predizione dell’agenzia, portando a più accurate e tempestive valutazioni sugli eventi metereologici che si abbattono sul paese. È uno dei satelliti meteo più avanzati al mondo.

Un primo passo che guarda al 2036, quando la copertura geostazionaria della Nooa sarà dispiegata attraverso i quattro satelliti complessivi del progetto Goes, (Goes-S/T/U) oltre a Goes R.

Satellige Goes-R

Uno strumento che dovrebbe quindi rafforzare le capacità del Nooa di emettere previsioni salvavita, in un contesto, quello nordamericano, spesso minacciato da eventi atmosferici dai pesanti impatti sulle popolazioni. Grazie ai dati del nuovo satellite, cambierà quindi la stessa risposta degli amministratori nei casi di emergenza, con più informazioni in mano ai decisori, per predisporre o meno, ad esempio, piani di evacuazione.

Un satellite di ultima generazione nell’ambito di quelli metereologici che, una volta divenuto operativo, sarà in grado, grazie ai suoi strumenti, di eseguire cinque volte più velocemente la scansione del cielo, con una risoluzione delle immagini quattro volte maggiore, e tre volte in più per le scansioni spettrali, di qualsiasi altro satellite attualmente a disposizione, spiegano dal Nooa. Nella sua dotazione figura anche l’innovativo lightning mapper che consentirà agli scienziati di aver sempre più chiare le metriche sui fulmini, importante indicatore sul dove e quando si intensifica una tempesta.

Dallo sguardo in dettaglio, e dalla strumentazione avanzata, di Goes-R si mira a ottenere un miglior monitoraggio su quanto concerne traiettoria e l’intensità degli uragani, predizioni su temporali e tornado, l’individuazione di forti piogge e inondazioni improvvise, e migliore sarà anche la capacità di tracciare il Sole e le informazioni cruciali a esso correlate. Con dati più precisi nel sistema, crescerà anche l’affidabilità delle previsioni sul breve e medio termine, con un passo avanti deciso nell’ambito delle previsioni.

Nel settore dell’aviazione, invece, il nuovo satellite, sarà anche uno strumento che permetterà una miglior pianificazione dei percorsi di volo per evitare condizioni di pericolo, come le turbolenze, grazie a una più precisa stima della velocità e della direzione dei venti, e a una migliore individuazione della presenza di agenti atmosferici.

Previsioni meteo a parte, il nuovo satellite sarà anche parte di una rete per la ricerca e il soccorso basata, sulla rilevazione satellitare, altrimenti nota come Search And Rescue Satellite Aided Tracking (Sarsat).

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Storie della tua vita, la fantascienza di Ted Chiang tra enigmi e matematica

Storie della tua vita, la fantascienza di Ted Chiang tra enigmi e matematica

Ted Chiang è un autore di fantascienza molto quotato. Americano, classe 1967, laureato in informatica, scrittore tecnico per l’industria software prima che per la letteratura, è autore di un romanzo breve e una quindicina di racconti. Questo esiguo corpo letterario gli è valso lo stesso un gran numero di riconoscimenti, come il premio il Nebula e lo Hugo tanto per citare i maggiori. Da segnalare la candidatura al Premio Hugo del 2003 rifiutata dallo stesso Chiang perché reputava il racconto a cui era stata abbinata, Il piacere di ciò che vedi: un documentario, non all’altezza degli standard qualitativi del premio. Tra i suoi racconti sulla cui qualità, invece, nessuno può discutere, Storia della tua vita (da cui è stato tratto il film Arrival), Settantadue lettere e L’inferno è l’assenza di Dio, che compaiono tra gli otto della raccolta Storie della tua vita che Frassinelli metterà sugli scaffali delle librerie a partire dal 29 novembre 2016.

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L’impressione è che Chiang sia uno scrittore particolare, difficilmente paragonabile a quelli odierni di genere fantastico e fantascientifico, tutti tesi a costruire saghe distopiche con la speranza di vederle riproposte in tv o al cinema.

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Tutti i racconti sono autoconclusivi, distaccati l’uno rispetto all’altro e molto coerenti. Tutti i racconti sono scritti con uno stile oggettivo, analitico e in effetti è questo che sembra Chiang faccia, analizza la realtà, qualunque essa sia. Ne è un osservatore neutrale che difficilmente si lascia coinvolgere dalla vicenda narrata. Ogni racconto è come un mondo a sé, o meglio, una prospettiva di guardare il mondo. In Torre di Babilonia seguiamo l’ascesa di un gruppo di operai verso la torre impossibile per renderla ancora più alta; in Storia della tua vita assistiamo alla lenta comprensione da parte di una scienziata umana del linguaggio di alcuni extraterrestri, una comprensione che porterà la sua coscienza a uno stadio superiore; Capire parla delle infinite potenzialità del nostro cervello e dell’inevitabile prezzo nel maneggiarle.

Alla fine questi racconti trattano materie non troppo dissimili da molta fantascienza, ma di nuovo è l’occhio scientifico dell’autore a fare la differenza. È come se leggendoli ci smarcassimo da una quantità di premesse con cui siamo soliti interpretare la vita e dunque anche le storie fittizie, che siano romanzi, film o serie tv e che sono un po’ le stesse premesse di cui si deve liberare la scienza per raggiungere, per gradi, verità oggettive. Siamo abituati a ragionare nei canonici termini di bene e male o amore e odio; oppure di formazione, l’eroe che passa attraverso una serie di esperienze per arrivare a una nuova coscienza di sé; ma qui, ancora una volta, più che formazione il termine esatto è comprensione.

Si sente eccome, in questi racconti che brillano per coerenza e originalità, la cultura informatica dell’autore. Siamo lontani dalle suggestioni di un Philip K Dick o dagli imperi galattici di un Asimov. Siamo in una fantascienza tecnica, in cui la realtà viene smontata, analizzata nelle sue singole parti per poi essere ricomposta e compresa. Potremmo azzardare un paragone con Borges per il modo in cui Chiang sovverte l’ordine naturale delle cose con una logica di cui riesce sempre a persuadere magicamente il lettore.
Il mondo e la vita vanno capiti, sospendendo per un attimo l’emotività, concentrandoci come si fa per un gioco enigmistico, cercando di risolvere il grande mistero.
Con la premessa che la verità svelata, potrebbe lasciarci più inquieti e incerti di prima.

articolo pubblicato su Penne Matte

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Birra a domicilio, accordo tra Heineken e Deliveroo

Birra a domicilio, accordo tra Heineken e Deliveroo

Deliveroo

Dimenticate le spese di gruppo al supermercato, le ore perse alla cassa e la fatica nel trasportare enormi casse di birra in vista di una grigliata, una festa, una cena tra amici. Da oggi anche gli alcolici potranno essere consegnati a domicilio, grazie alla partnership appena stretta tra Heineken e Deliveroo. Le nozze hanno dato vita a un nuovo business chiamato Brew House, che inizialmente coprirà il perimetro londinese servendo 15 diverse aree della città e presto verrà esteso in altre città. La qualità è garantita: l’alcol verrà consegnato nel giro venti minuti, e i brand disponibili includono Heineken, Bulmers e la messicana Sol.

“Il mercato delle consegne a domicilio è esploso negli ultimi anni e per noi, azienda attiva nel beverage, ci sono grandi opportunità di crescita. La collaborazione con Deliveroo permette di inserirci in questo settore, rafforzando al contempo i rapporti con i nostri distributori e venditori al dettaglio” ha affermato il direttore vendite di Heineken Uk Craig Clarkson.

Fa eco Dan Warne, managing director di Deliveroo: “Heineken è un partner commerciale fantastico, siamo convinti che Brew House diventerà estremamente popolare, specialmente nella stagione calcistica”.

Non è la prima volta per Deliveroo. Lo scorso luglio, dopo aver registrato una forte domanda per la consegna delle sole bibite (alcoliche), la startup ha pensato di iniziare a soddisfarla, siglando un accordo con Majestic Wines e Brewdog in aggiunta a diversi player indipendenti come Sandeman, Mother Kellys e Honest Brew.

La mossa, non casualmente, segue il palesarsi di nuova concorrenza da parte sia di Uber, che esattamente un mese prima aveva lanciato il servizio di consegna UberEats, che di Amazon, che proprio qualche giorno fa ha aggiunto 20 nuove aree a quelle coperte dal servizio di consegne Amazon Restaurant offerto tramite Prime Now.

La differenziazione dell’offerta si aggiunge a un’altra recente trovata: la startup dell’inconfondibile canguro pensa anche ai lavoratori. Deliveroo for Business è un servizio attivo da fine settembre in oltre 100 città, al fine di offrire ristoro ai sempre più numerosi dipendenti tristemente costretti a pranzare “al desk”, ma anche servizi di catering per meeting aziendali. Rapidità, tracciabilità degli ordini e monitoraggio delle spese sono solo alcuni dei vantaggi che le società possono mettere a disposizione dei propri team.

Sarà la capacità di tenersi stretta la propria quota di mercato, unita alle brillanti iniziative con cui riesce a difendersi dall’intensa competizione nel settore, fatto sta che Deliveroo convince gli investitori. Il capitale di equity raccolto finora ammonta a 474,6 milioni di dollari ottenuti in soli cinque round, di cui l’ultimo chiuso lo scorso agosto per un ammontare di 275 milioni. Iniezione di capitale che porta la sua valutazione vicina al miliardo di dollari rendendola il prossimo, imminente unicorno europeo.

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Secondo JP Morgan, Apple sta facendo scorta di schermi OLED

Secondo JP Morgan, Apple sta facendo scorta di schermi OLED

(Foto: Maurizio Pesce / Wired)
(Foto: Maurizio Pesce / Wired)

Apple si sta preparando per una sostanziosa transizione ai display di tipo OLED. È quanto emerge dalle indagini effettuate da JP Morgan sulle ultime voci di bilancio della casa di Cupertino inviate dalla società alla Securities and Exchange Commission. Nel documento è stato notato un ordine di acquisto per 4 miliardi di dollari nei confronti di Samsung, che secondo JP Morgan sarebbe proprio riferito all’acquisto di schermi di questa tipologia da utilizzare nei suoi prossimi smartphone.

Da mesi ormai si inseguono indiscrezioni provenienti da ogni dove, secondo le quali per i suoi futuri iPhone Apple sarebbe in procinto di puntare tutto sugli OLED. Il momento preciso della transizione non è mai stato chiaro neanche agli analisti, anzi: per un breve periodo si era immaginato che il gadget della svolta potesse essere l’attuale iPhone 7, che invece si è rivelato poco innovativo da questo punto di vista.

Le tempistiche dell’ordinazione — unite al cambio di design previsto per il prossimo modello di iPhone — fanno pensare che l’anno giusto potrebbe essere il 2017, ma è anche possibile che Apple si stia semplicemente portando avanti con gli acquisti: la sua disponibilità economica glielo permette e i pannelli OLED si sono già dimostrati difficili da reperire in quantità anche minori rispetto ai numeri cui è abituata la casa di Cupertino.

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Come far crescere il turismo culturale in Italia?

Come far crescere il turismo culturale in Italia?

Il turismo culturale nel nostro paese, attrae e muove cifre davvero notevoli: un tesoretto che vale 12,5 miliardi di euro annui, questo è
infatti l’ammontare del capitale speso dagli stranieri nelle nostre
destinazioni culturali; il 37% della spesa turistica estera totale che
l’anno scorso ha ammontato ad oltre 35,5 miliardi di euro (fonte ISTAT).

turismo

Ma questo non è il solo dato interessante. Ciò che traspare
dall’ultimo report dell’Osservatorio Nazionale del Turismo
è l’immagine di un’Italia legata tanto al concetto di cultura inteso
come patrimonio artistico-culturale-paesaggistico, quanto come
eccellenza enogastronomica, artigianale, folkloristica ecc. spingendo il turismo culturale a rappresentare una quota rilevante della domanda turistica italiana (il 36% degli arrivi totali in Italia sono stati registrati nelle città d’arte) che, insieme alle località marine e montane, nel 2015, si attesta al 69% del totale presenze nel nostro paese.

turismo

Secondo lo studio “Io sono cultura – 2016 – L’Italia della qualità e
della bellezza sfida la crisi” a cura di Symbola, al sistema
produttivo culturale e creativo si deve il 6,1% della ricchezza
prodotta in Italia: 89,7 miliardi di euro capaci di stimolare 249,8 miliardi di euro prodotti dall’intera filiera culturale, ovvero il 17% del valore aggiunto nazionale, col turismo come principale beneficiario di questo effetto volano.

Considerando il solo numero di visitatori e introiti lordi, poi, sul podio delle mete più gettonate troviamo Circuito Archeologico “Colosseo, Foro Romano e Palatino“, gli scavi di Pompei e la Galleria degli Uffizi ed il Corridoio Vasariano, che coprono insieme il 26% del totale dei visitatori di musei, monumenti e aree archeologiche statali, che nel 2015 sono stati pari a 43milioni 288mila 366, + 16,4% rispetto al 2012 ed il 52% del totale introiti lordi in Italia.

Ma purtroppo non tutto è oro quel che luccica. Paradossalmente si può dire che questi numeri degni di nota sono stati raggiunti “nonostante tutto”; ovvero nonostante tutte le problematiche di un sistema che purtroppo ancora sistema non è, e che vede nella propria valorizzazione uno dei suoi principali anelli deboli.

Dalla scarsa centralità strategica nel concetto di servizi e qualità
dell’offerta, percepita troppo spesso frammentaria e dipersiva, alla non sempre chiara differenziazione tra raggiungimento e coinvolgimento; dalla mancata realizzazione di un vero circuito turistico nazionale capace di connettere grandi poli attrattivi con realtà minori (che minori non sono) attraverso itinerari culturali sapientemente studiati, alle difficoltà di attuazione progettuale, organizzativa e di gestione dei flussi coi conseguenti mancati benefici economici su scala e di distribuzione sul territorio; fino alle opportunità sprecate da un uso della tecnologia spesso fine a se stessa e non funzionale.

Queste sono solo alcune delle svariate zone grigie nelle politiche di governance del turismo culturale in Italia. Inceppi tra componenti normative e di responsabilità che spesso impediscono l’identificazione di obiettivi e priorità comunemente riconosciute e, di conseguenza, di processi di comunicazione e valorizzazione efficaci.

Processi che se correttamente interpretati sarebbero invece capaci di avviare un moto efficace e sostenibile per lo sviluppo di un turismo dal valore aggiunto e non più take away, consapevole e di qualità, che ricerca un’esperienza di visita arricchita e sempre più rivolta ad offrire il meglio di quello che il mondo definisce l’ “Italian Style of Life”.

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Emporio Armani Connected, orologi smart ed eleganti

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Emporio Armani Connected

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Emporio Armani Connected
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Emporio Armani Connected

Anche i grandi marchi vogliono essere smart, e così ecco arrivare gli orologi intelligenti di Emporio Armani. Realizzati da Fossil, gli Emporio Armani Connected sono dei segnatempo ibridi: come degli orologi tradizionali hanno le lancette e offrono un secondo fuso orario, ma basta connetterli ai nostri smartphone per mostrare le notifiche in modo discreto, per monitorare le attività quotidiane e il sonno.

In più permettono di controllare la riproduzione musicale sul telefono, di ricevere avvisi programmati come promemoria e di controllare la fotocamera del telefono. Da ultimo c’è la funzione che permette di trovare al volo il nostro dispositivo, una vera manna dal cielo per gli sbadati.

Già disponibili online a partire da 319 euro, gli Emporio Armani Connected sono solo il primo passo di una ricerca che porterà il marchio a presentare il suo primo vero smartwatch, previsto per il 2017.

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Cannabis, che errore quegli emendamenti in legge di bilancio

Cannabis, che errore quegli emendamenti in legge di bilancio

CannabisGli emendamenti sulla cannabis legale bocciati dalla commissione Bilancio della Camera, impegnata in questi giorni nella maratona che dovrebbe consentire l’approvazione della legge di bilancio prima del voto referendario del 4 dicembre, era in realtà una rischiosa versione light del più articolato disegno di legge sul tema. Quello che, dallo scorso anno, porta la firma dell’intergruppo parlamentare Cannabis legale messo in piedi da Benedetto Della Vedova e che prevede otto punti fondamentali, molti dei quali piuttosto condivisibili. Dalla detenzione di 5 grammi (15 in casa) alle cinque piante in terrazzo con il divieto della coltivazione per i minorenni alla semplificazione al ricorso per fini terapeutici. Più controversa la creazione dei “social club” alla spagnola.

I due emendamenti presentati da Giovanni Paglia e Daniele Farina di Sinistra italiana proponevano solo un paio di punti: coltivazione e vendita della cannabis sotto il monopolio di Stato – che è appunto uno degli aspetti affrontati dal ddl – e utilizzo delle entrate fiscali per la lotta alla povertà e per il sostegno alle zone terremotate. Se l’obiettivo era chiaramente rilanciare il dibattito su una legge giunta in discussione da luglio ma a rischio asfissia, preparare due emendamenti e tentare – senza alcuna speranza in termini di numeri e sostegno politico – di farla passare nella legge di bilancio, infilandola cioè dalla finestra, è stata una mossa del tutto fallimentare.

Anzitutto perché, ovviamente, gli emendamenti pur considerati accettabili sono stati bocciati dal fronte compatto Pd (meno la sinistra dem)-Lega Nord. Impossibile scalfire in questa fase l’alleanza con l’ala centrista. Ma soprattutto perché, se l’intenzione era appunto quella di scuotere il destino di quel disegno dal suo pantano nelle commissioni riunite Giustizia e Affari sociali di Montecitorio, il risultato apparente e paradossale potrebbe essere l’affossamento definitivo.

Probabilmente gli audaci deputati credevano che inserendo la destinazione del gettito fiscale a favore delle vittime del terremoto avrebbero avuto a disposizione una corsia preferenziale. E non che l’intento fosse scorretto in termini assoluti. Ma era impossibile che un provvedimento tanto divisivo potesse passare in legge di bilancio, specialmente in clima di campagna elettorale. Insomma, una provocazione senza strategia che potrebbe portarsi dietro tutto il buon lavoro fatto dal marzo 2015.

Ora, come osservano in molti, per salvare quel ddl che ha come primo firmatario Roberto Giachetti non rimane che scorporarlo in due parti cercando la solita mediazione all’italiana che le faccia viaggiare in parallelo. Una che si occupi solo del monopolio statale – cioè relativa al rilascio delle autorizzazioni per la coltivazione delle piante, la preparazione dei prodotti derivati e la loro vendita al dettaglio nel mercato legale – l’altra che semplifichi l’uso terapeutico della cannabis già in vigore in alcune regioni italiane.

Così com’è, infatti, il ddl è appesantito in commissione da oltre 1.700 emendamenti e la mossa di infilarlo nella legge di bilancio è stata come minimo scomposta. La porta è accostata e la finestra definitivamente chiusa.

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