Diciottenni, che cosa fare per avere il bonus da 500 euro

Diciottenni, che cosa fare per avere il bonus da 500 euro

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Da oggi chi quest’anno ha già compiuto 18 anni intasca il bonus “cultura” di 500 euro: potrà spenderli in libri, teatro, cinema, concerti, aree archeologiche e parchi naturali. Chi, al contrario, compie gli anni tra domani e il 31 dicembre, potrà richiederlo dal giorno del compleanno in poi. L’iniziativa è destinata anche ai diciottenni stranieri purché in possesso del permesso di soggiorno e residenti in Italia. È un progetto del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

L’iter per ottenere il bonus è semplice. Bisogna innanzitutto scaricare un’applicazione, 18app, e registrarsi sul sito Spid per ottenere un’identità digitale. Una volta completata l’iscrizione, si controlla il prezzo dei libri o dei biglietti per eventi e iniziative culturali per poi generare un buono di pari importo. Se il libro o l’evento è disponibile, si ottiene così un codice da salvare sullo smartphone o da stampare. Sono più di mille gli esercenti, fisici e online (tra cui Amazon), che hanno aderito all’iniziativa.

Gli incentivi alla cultura riguardano diversi ambiti, inclusi i percorsi naturalistici. Non vi rientrano dischi, computer e tablet,  corsi di lingua straniera e film in dvd. L’iniziativa coinvolge 574.000 ragazzi, per un ammontare di spesa autorizzata di 290 milioni di euro. I diciottenni hanno tempo fino al 31 gennaio 2017 per registrarsi e fino al 31 dicembre 2017 per spendere il bonus.

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Suburra, ecco il cast della serie tv

Suburra, ecco il cast della serie tv

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Politica, Vaticano, mafia, riciclaggio di denaro: sono i temi di Suburra, la serie di dieci episodi che nel 2017 sbarcherà su Netflix come prima produzione italiana della piattaforma streaming, dopo il successo dell’omonimo film di Stefano Sollima.

Nel cast Francesco Acquaroli (Pasolini) nel ruolo di Samurai, Alessandro Borghi (Suburra – Il film, Non essere cattivo) interpreterà Numero 8, Adamo Dionisi (Suburra – Il film) come Manfredi Anacleti, Giacomo Ferrara (Suburra – Il film) sarà Spadino Anacleti, Claudia Gerini (La passione di Cristo, Non ti muovere) nei panni di Sara Monaschi, Filippo Nigro (La finestra di fronte, Acab – All Cops Are Bastards) come Amedeo Cinaglia ed Eduardo Valdarnini (Something New) nel ruolo di Lele Marchilli.

La serie è scritta da Daniele Cesarano e Barbara Petronio con Ezio Abbate, Fabrizio Bettelli e Nicola Guaglianone, mentre alla regia ci sono Michele Placido (Romanzo Criminale, Vallanzasca – Gli angeli del male), Andrea Molaioli (La ragazza del lago) e Giuseppe Capotondi (La doppia ora).

Prodotto da Cattleya e in collaborazione con Rai Fiction, Suburra sarà trasmessa, dopo la première su Netflix, dalla Rai.

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Presidenziali Usa, ecco chi ha finanziato i due candidati

Presidenziali Usa, ecco chi ha finanziato i due candidati

usa1Presidenziali, ci siamo. Siamo nel pieno dell’ultima settimana prima dell’elezione del 45esimo presidente degli Stati Uniti d’America.  L’altra partita che sta per finire, intanto, è quella delle donazioni ai candidati e ai rispettivi comitati per la campagna elettorale. Un vero ginepraio, quello del finanziamento pubblico elettorale statunitense, in cui chiunque può donare quello che vuole nei modi più diversi, dalle donazioni dirette ai comitati alla raccolta tramite Pac e SuperPac fino al passaggio in quello che gli esperti chiamano “dark money“, legato ad enti che possono rimanere anonimi.

Hillary Clinton guida la classifica: ha portato a casa, stando ai numeri di Opensecrets.com (un osservatorio del think tank indipendente Center for Responsive Politics) ricavati a loro volta dalle informazioni della Federal Election Commission, qualcosa come 497,8 milioni di dollari diretti alla sua persona anche tramite comitati come i cosiddetti Pacs o SuperPacs e 189,4 attraverso altri finanziamenti diretti. Per Donald Trump, invece, i milioni sono 247,5 destinati alla sua campagna e 59,3 per così dire esterni. Sono i numeri più aggiornati, quelli del 31 ottobre, non dovrebbe essere cambiato molto agli sgoccioli del lungo percorso.

A proposito, ma cosa sono i SuperPac? Si tratta dei Super political action committees, organizzazioni di raccolta fondi nate da una sentenza del 2010 che appoggiano un politico o un partito in modo privato e indipendente al di fuori dei vincoli applicati alle donazioni dirette rivolte ai comitati. Possono per esempio mantenere segreto il nome dei finanziatori fino alla conclusione delle elezioni e i candidati non possono essere considerati responsabili delle azioni di queste organizzazioni lobbistiche. Vanno insomma oltre i Pac in particolare per le fonti da cui ricevono denaro: mentre quest’ultimi possono raccogliere donazioni solo fra i propri membri (sono circa 4.600 i Pac nel Paese) i “super” possono aprire le porte a chiunque.

Dunque, per fare ordine, i canali attraverso cui possono arrivare i soldi sono 1) comitati ufficiali 2) Pac e SuperPac 3) comitati uniti fra i primi e i secondi o solo fra i secondi e 4) dark money.  Nel complesso, considerando tutti i partecipanti alle lunghe primarie e tutte le fonti – dunque da Sanders a Cruz passando per Bush, Rubio, Kasich, Carson, Fiorina e tutti gli altri – i fondi raccolti ammontano a 1,3 miliardi di dollari dai candidati e dai loro comitati e 594 milioni dai SuperPac.

Nel caso della Clinton la parte del leone la fa il comitato ufficiale Hillary for America con 497,8 milioni di dollari raccolti davanti al SuperPac Priorities Usa Action con 175. Nel caso di Trump il comitato Donald J Trump for President con 247 milioni, seguito dal SuperPac Rebuilding America Now con una ventina.

Alcune curiosità vengono fuori dal dettaglio delle organizzazioni più generose che hanno versato specificamente al comitato della campagna dei candidati. Cifre molto più basse di quelle già citate, che al contrario mettono insieme tutti i Pac, i SuperPac e le organizzazioni (spesso anonime e senza tetto di raccolta) sotto l’egida del cosiddetto 501(c)(4), una sigla che allude a una parte della normativa fiscale statunitense dietro la quale c’è di tutto, dalle organizzazioni dei veterani a quelle religiose passando per le Camere di commercio o i potenti fondi pensionistici. C’è infatti da ricordare che le donazioni ai comitati ufficiali hanno un tetto di 2.700 dollari per individuo e 5.000 per le associazioni e che la quasi totalità di quelle donazioni si muove sotto i 200 dollari.

In quel senso, il confronto con le donazioni dirette e private passate attraverso i SuperPac fa impallidire: basti pensare a giganti come gli hedge.fund Paloma Partners (che ha versato 13,1 milioni), Renaissance Technologies (12,5 milioni) e Pritzker Group (11,3 milioni), pilastri dei SuperPacs pro-Clinton. Così come alla stessa Renaissance (15,5 milioni), alla GH Palmer associates (2 milioni) o alla Marcus Foundation (2 milioni) per il magnate degli hotel e dei grattacieli.

In ogni caso, per la Clinton c’è al vertice l’università della California con 1,2 milioni di dollari seguita da Alphabet, la holding di Google, con 1,1 ed Emily’s List, un Pac democratico molto importante che promuove il coinvolgimento delle donne in politica, con 692mila dollari. Fuori dal podio il colosso assicurativo Morgan & Morgan (626mila dollari), l’università di Harvard con 610mila, Microsoft con 574mila, l’ateneo di Stanford con 565mila, Apple con 519mila e infine governo e dipartimento di Stato Usa rispettivamente con 513mila e 488mila dollari. Il totale solo dei primi dieci è di quasi 7 milioni di dollari.

Per Trump le cifre relative a questo capitolo sono molto più basse, non arrivano al mezzo milione di dollari. Al vertice la Murray Energy, gigante del carbone e del bitume (102mila dollari), Alliance Resource Partners (66mila) e il dipartimento della Difesa Usa (54mila). Ma, lo ricordiamo ancora una volta, si tratta delle donazioni dirette al solo comitato per la campagna e raccolte dai dipendenti, dai proprietari e dalle loro famiglie o dai Pac organizzati all’interno di quelle specificheorganizzazioni.

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Le lame di Myra, la nuova saga fantasy di Licia Troisi

Le lame di Myra, la nuova saga fantasy di Licia Troisi

Le lame di Myra (Mondadori), in libreria e negli store online dal 25 ottobre, è il primo capitolo de La saga del Dominio, nuova avventura fantasy scritta da quella che ormai, con 4 milioni di copie vendute, è considerata la regina italiana del genere, Licia Troisi. Per certi versi il romanzo propone tematiche già affrontate dalla Troisi, sebbene in una nuova veste, per altri segna un’evoluzione, soprattutto sul piano della scrittura.

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Partiamo dalle tematiche che ritroviamo in quest’opera e avevamo già incontrato nella prima trilogia, quella del Mondo emerso. Come Nihal, l’eroina della prima trilogia, Myra è un’adolescente a cui hanno ucciso il padre. E come Nihal anche Myra diventa un guerriero, disumanizzata dalla tragedia personale. E pure lei s’imbatterà in un drago in cui, dopo un approccio diffidente, troverà un fedele alleato. Dopo una simile premessa potrebbe sembrare quasi che Le lame di Myra sia una riedizione di Nihal della terra del vento, ma non è così.Prima di tutto siamo calati in un altro mondo, quello del Dominio, che, grosso modo, almeno a giudicare dalla mappa che accompagna il romanzo, si ispira per conformazione al continente europeo. Si tratta di un mondo bene articolato dall’autrice caratterizzato da vari idiomi e dove regna il freddo e il ghiaccio. Un freddo tale che nelle Terre Ghiacciate di Asgaro, la regione più a nord, i cadaveri non vengono sepolti ma dati in pasto ai draghi bianchi, e anche sul versante meridionale di Metalia, seguita a nevicare.

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Il Dominio è un mondo diviso da potere militare e magia. Da una parte abbiamo Acrab un generale determinato a estendere la propria influenza ovunque e a cui Myra si sente profondamente legata dall’altra abbiamo la magia dei Camminanti che, con crudeli incantesimi, imprigionano gli elementali al fine di potenziare i propri incantesimi. C’è poi l’Immacolato, figura enigmatica a capo del Consesso, istituzione che riunisce i Puri, maghi che vorrebbero operare a fin di bene ma ai fatti fanno tutt’altro. Sull’identità dubbia dell’Immacolato, indaga Kyllen che non si riconosce più nel Consesso. Anche Myra indaga. La versione raccontatagli da Acrab, cioè che suo padre era stato ucciso per una questione di possedimenti terreni, non la persuade più. Così, un giorno, abbandona l’esercito e intraprende il suo viaggio verso sud, alla ricerca della verità.

È l’elemento dell’indagine a costituire una novità, in questa saga, rispetto alla prima. La scrittura è rapida, tesa nel percorrere il viaggio verso la conoscenza di Myra da una parte e di Kyllen dall’altra. Fatti e personaggi sono presentati in rapida successione e la lettura ne risulta scorrevole e appassionante. Quello che è un romanzo fantasy a tratti assume i ritmi di un thriller, come ha suggerito la stessa Troisi durante la presentazione del romanzo a Lucca Comics 2016, insieme al suo editor Sandrone Dazieri. Se in Nihal della terra del vento, i personaggi risultavano a tratti prevedibili, qui la varietà dell’azione e dei punti di vista rende tutto più intrigato e godibile. A ogni capitolo spuntano gladiatori da affrontare, schiavi da liberare, libri da decifrare e territori da espugnare. Non ci si annoia e alla fine ci si perde volentieri in quella che è una storia assai sfaccettata. Ecco perché questo romanzo non scontenterà i fan dell’autrice e potrebbe sorprendere chi ancora non l’ha letta.

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Trainspotting 2, ecco il trailer del sequel in arrivo a gennaio

Trainspotting 2, ecco il trailer del sequel in arrivo a gennaio

Ci siamo: l’anno prossimo arriverà in salaTrainspotting 2, il seguito della pellicola di culto di Danny Boyle tratta dal libro di Irvine Welsh, che ha segnato un’intera generazione grazie ai suoi personaggi (e alla sua colonna sonora). Guardate il full trailer in alto, e commuovetevi un po’.

Renton, Spud, Begbie, Sick Boy e tutti gli altri sono tornati: sono loro, esattamente come li abbiamo conosciuti, ma più vecchi di vent’anni (come noi). Nelle migliori aspettative, un Trainspotting ambientato ai giorni nostri dovrebbe essere in grado di rinnovare le premesse del malessere esistenziale che attanaglia i protagonisti, adeguandolo alle ansie contemporanee. A giudicare dal trailer, e se tutto va bene, non verremo delusi.

Trainspotting 2, ancora per la regia di Boyle, arriverà nelle sale inglesi il 27 gennaio 2017.

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Facebook raggiunge 1,8 miliardi di utenti e le dirette quadruplicano

Facebook raggiunge 1,8 miliardi di utenti e le dirette quadruplicano

F8 Facebook Developers Conference

“Il nostro primo scopo è stato mettere i video al primo posto nelle nostre applicazioni”: così Mark Zuckerberg presenta i risultati del trimestre per i prodotti dell’azienda. Con un video, ovviamente.

Al posto della consueta foto-cartolina c’è una clip che illustra i numeri del successo.  Gli utenti arrivano a quota 1,8 miliardi su Facebook. Da maggio, il numero delle persone che trasmette con le dirette Live è quadruplicato e l’inarrestabile corsa del video selfie ha funzionato anche su Instagram: da quando sono state introdotte le Storie tre mesi fa, più di 100 milioni di persone le usano ogni giorno.

Nel confermare anche il miliardo di utenti di WhatsApp e Messenger e gli oltre 500 milioni di Instagram, il ceo di Facebook ricorda una serie di nuove funzioni che permetteranno all’app di sostituire Snapchat. Nel video infatti presenta la nuova camera con le maschere, posizionata a destra della schermata principale (a portata di swipe) e i filtri che permetteranno l’effetto Prisma sui video, annunciati la scorsa settimana.


Sembra che Facebook abbia ottenuto buoni risultati anche in termini di profitti (2,4 miliardi di dollari di guadagno), cresciuti del 166% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

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Huawei prepara Huawei Fit, smartwatch con schermo e-ink

Huawei prepara Huawei Fit, smartwatch con schermo e-ink

(Foto: TechnoBuffalo)
(Foto: TechnoBuffalo)

Potrebbe esserci un nuovo, interessante smartwatch in preparazione presso i laboratori di Huawei. Secondo alcune immagini arrivate a TechnoBuffalo da fonti anonime, la casa cinese sarebbe al lavoro su un orologio dedicato al mondo degli sportivi, denominato Huawei Fit e dotato di caratteristiche in grado di differenziarlo dagli altri orologi Android Wear. Il gadget sarebbe infatti dotato di uno schermo e-ink in bianco e nero molto simile a quello presente sui dispositivi della serie Pebble.

(Foto: TechnoBuffalo)
(Foto: TechnoBuffalo)

Il quadrante in questo caso è tondo, ma il concetto che da sempre sta alla base dell’uso di questa tecnologia è il medesimo: i display a inchiostro elettronico sono più leggibili sotto la luce e consumano decisamente meno batteria delle complesse controparti lcd o amoled.

Stando alle informazioni presenti nelle immagini possiamo dedurre che l’eventuale futuro gadget sarà dotato di contapassi e cardiofrequenzimetro, e che il sistema operativo non sarà Android Wear, incompatibile con questo tipo di schermi. Huawei potrebbe a questo punto sfruttare l’occasione per testare il sistema operativo Tizen (come suggeriscono alcune precedenti indiscrezioni) oppure optare per una soluzione più compatta e fatta in casa.

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Terremoto, nella notte una scossa di magnitudo 4,8

Terremoto, nella notte una scossa di magnitudo 4,8

(foto: Getty Images)
(foto: Getty Images)

Un’altro terremoto di magnitudo 4,8 ha scosso il Centro Italia nella notte, intorno all’1:35. L’epicentro sarebbe tra Pieve Torina, Fiordimonte e Pievebovigliana, nella provincia di Macerata. L’ennesima scossa è stata avvertita principalmente nelle Marche, dove sarebbero più di 20mila gli sfollati, e in Umbria, ma sembra sia stata percepita anche a Roma.

I controlli dei vigili del fuoco sono in corso, ma sembrano non esserci stati nuovi crolli.

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Tutti i numeri di Ikea in Italia: siamo il quinto paese in cui si vende di più

Tutti i numeri di Ikea in Italia: siamo il quinto paese in cui si vende di più

Fonte: Ikea
Fonte: Ikea

Gli italiani non si spaventano di fronte ad un foglio illustrativo Ikea per montare un armadio o uno scaffale, lo dicono i numeri: il bilancio di quest’anno nella nostra penisola per il colosso svedese è di 1.709 milioni di euro, in crescita del 4,5% rispetto ai 1.676 dell’anno scorso.

I mobili conquistano la fetta più massiccia del fatturato, con un 57% e un incremento del 5,1% rispetto al 2015. A seguire ci sono i complementi d’arredo che occupano il 43% dell’introito annuale, con un aumento del 3,5%. Questi numeri provano un dato originale: Ikea vende più in Italia che in Svezia, sede centrale dell’azienda, e in Russia. La nostra penisola ottiene un quinto posto nelle vendite della multinazionale nel mondo e sale di due posizioni rispetto al 2015. Anche i prezzi sono diminuiti nel tempo: nel 2006 una camera da letto completa costava 1.024 euro. Adesso lo stesso pacchetto ha un costo di 666,97 euro.

I punti vendita che incassano di più sono a Milano, Roma, Torino e Padova. Anche l’ecommerce contribuisce (seppur in maniera esigua) al lauto introito: 50 milioni di euro solo quest’anno, in crescita del 38% in rapporto allo stesso periodo del 2015. Si spende più online: 159 euro è il budget medio per ogni acquisto, contro gli 81,2 euro del classico scontrino nel negozio fisico.

L’Italia si conferma inoltre il terzo paese fornitore del Gruppo Ikea dopo Cina e Polonia, con un 7,8% di acquisti per i 340 punti vendita Ikea nel mondo. Le regioni in cui si registra la più alta percentuale di acquisti sono il Veneto (34,4%), il Friuli Venezia Giulia (30,9%) e la Lombardia (20,8%). Meno per: Piemonte (6,6%), Marche (2,9%), Emilia Romagna (2,5%), Toscana (1,9%) e Puglia (0,1%). In Sardegna, invece, ha aperto il primo punto Ikea Ritira, ordina e arreda: dimensioni più ridotte, assortimento selezionato e possibilità di effettuare ordini online.

Salgono inoltre del 5,9% gli incassi di Ikea Food (ristorante, bar e alimentari): con 96.9 milioni di euro rappresenta il 5,7% del fatturato dell`azienda. Gli store Ikea hanno accolto 43,4 milioni di visitatori: 6,7 milioni hanno la card IKEA Family e 220 mila sono soci IKEA Business. Solo queste due categorie garantiscono il 63% del budget annuale in Italia. E non solo. Qui il colosso svedese dà lavoro a 6.570 persone, il 91% delle quali a tempo indeterminato, con una prevalenza di donne (58%), un’età media di 40 anni e 64 etnie diverse rappresentate.

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Pregi e difetti del contraccettivo maschile

Pregi e difetti del contraccettivo maschile

Contraccettivo
Foto: Getty Images

La sperimentazione del contraccettivo maschile ha compiuto un importante passo avanti: lo svela una ricerca pubblicata sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism.

Gli autori dello studio, in particolare, hanno esaminato su gruppo di 320 volontari gli effetti di un’iniezione ormonale progettata per abbassare la conta spermatica. Dopo più d’un anno di sperimentazione, il trattamento si è rivelato efficace nel 96% delle coppie, composte dai volontari e le loro partner, ma sono ancora necessari altri studi prima di passare alle fasi successive della sperimentazione e a un’eventuale commercializzazione del trattamento: sarà necessario infatti valutare tutti gli effetti collaterali segnalati in questo trial e nei successivi.

Tra quelli già registrati rientrano la depressione, i disturbi dell’umore, l’acne, il dolore muscolare e l’aumento della libido. Disturbi che hanno indotto 20 uomini ad abbandonare il trial, anche se alla fine il 75% dei volontari ha dichiarato di voler usare il contraccettivo nel caso venisse commercializzato.

Mario Festin, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), si è detto comunque ottimista: “Lo studio dimostra effettivamente come sia possibile ottenere un contraccettivo maschile che riduca il rischio di gravidanze indesiderate”. Le iniezioni contengono una forma ad attività prolungata di progesterone, un ormone regolato dalla ghiandola pituitaria che blocca la produzione degli spermatozoi. A questo vengono aggiunte dosi di testosterone per compensare la riduzione dell’ormone maschile durante il trattamento.

Dopo un periodo iniziale in cui le coppie hanno usato sia il contraccettivo maschile che altre forme di contraccettivo, il trial è passato alla seconda fase, durata un anno, in cui è stata somministrata solo l’iniezione ogni due mesi. Il risultato è stato ottimo: si sono verificate solo 4 gravidanze nelle 266 coppie rimanenti, pari all’1,5% del totale. In confronto, la pillola del giorno dopo femminile permette la gravidanza solo nell’1% dei casi.

Chris Barratt, professore di medicina riproduttiva alla University of Dundee, ha dichiarato che “questa è una ricerca di alta qualità condotta da ricercatori molto qualificati, e se consideriamo che non ci sono stati progressi nel campo da quarant’anni a questa parte, quello di oggi è un interessante sviluppo”. Per l’esperto di fertilità Allan Pacey dell’University of Sheffield, invece, il dato interessante dello studio non è l’efficacia del contraccettivo, ma i suoi effetti collaterali. È su quelli che bisognerà lavorare principalmente, ora che cominciano a essere individuati.

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