#Riccanza, l’ironico show dedicato ai “figli di papà”

#Riccanza, l’ironico show dedicato ai “figli di papà”

riccanza mtvAvreste mai immaginato che il mito di un ventenne milionario potesse essere Jerry Calà? O che Elettra Lamborghini, la nipote del grande Ferruccio, tenesse l’auto con il marchio di famiglia in garage perché fin troppo appariscente per girare in città? Sono solo alcuni dei tanti contrasti che si scoprono nella vita dei “figli di papà” protagonisti di #Riccanza, il nuovo programma di Mtv dedicato al mondo patinato e dorato dei giovani ricchi che ha debuttato alle 22.50 di martedì 29 novembre (canale 133 di Sky).

Lo show di Mtv arriva sul piccolo schermo a breve distanza dalla messa in onda di Rich Kids su Raidue che affrontava la stessa tematica, eppure i due programmi non potrebbero essere più diversi. Il programma di Raidue, infatti, ha tentato di raccontare questo mondo, ma lo ha fatto con un linguaggio vecchio e di fatto le puntate non sono sembrate altro che un puntare il dito contro i tanti lussi che i giovani si concedevano. Riccanza, invece, è un raro esempio di tv trash senza il complesso di esserlo. Il programma di Mtv, infatti, è realizzato in maniera perfetta: il montaggio veloce e moderno, le basi musicali sempre azzeccate e l’ironia della narrazione mostrano sin da subito il grande lavoro di scrittura che c’è dietro lo show.

La vera perla del programma? Il jingle che, con un semplice saluto, riassume l’anima dello show: “ciao povery”, per la gioia di Baby George che di fatto ha lanciato questa tendenza.

L’obiettivo di #Riccanza non è quello di mettere in risalto i lussi e gli agi di cui i giovani ricchi possono godere, ma di raccontarne la loro quotidianità. Infatti ci rincuora sapere che, anche se mamma e papà gli regalano per la laurea l’appartamento nel bosco verticale di Milano, anche Tommaso Zorzi, uno dei protagonisti dello show, vive il dramma di ogni giovane innamorato: perché ha letto il messaggio ma non risponde?

Se Cristel Isabel Marcon sembra un incrocio tra la Contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare e una delle sorellastre di Cenerentola (indimenticabili le sue taglienti parole: “Io posso comandare altre persone”), è invece impossibile non sorridere di fronte a un altro dei 7 protagonisti del programma, Farid: si sposta in metro, mangia il panino “salvaeuro” da McDonald’s, da grande sogna di diventare un intrattenitore, il tutto con al polso un orologio da 40mila euro.

Certo, fa riflettere il fatto che, nonostante siano dei privilegiati con la strada agevolata per la realizzazione dei propri sogni, spesso non abbiano alcun desiderio di realizzarsi e di costruire qualcosa di concreto, ma vivono alla giornata, tra maneggi e locali lussuosi. Un problema decisamente diffuso tra i rampolli delle famiglie bene.

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P2P lending: le prime regole di Bankitalia

P2P lending: le prime regole di Bankitalia

Il peer-to-peer lending (o social lending) rappresenta uno degli ambiti più dinamici e innovativi creati dalla rivoluzione fintech.  La possibilità di offrire prestiti da privato a privato veicolati attraverso piattaforme online ha aperto un mercato nuovo e particolarmente promettente, anche in considerazione della difficoltà, soprattutto nella fase di startup di un’azienda ma non solo, di accedere al credito attraverso i canali tradizionali.

Inquadramento del fenomeno
Il fenomeno che ha dimensioni planetarie, anche per le significative dimensioni economiche assunte negli ultimi anni, ha attirato l’attenzione di legislatori e regolatori nell’intento di offrire una cornice giuridica allo stesso. In questa direzione dopo un’iniziale chiusura verso tali modalità di erogazione del credito, Bankitalia già in seguito al recepimento della direttiva PSD (Payment Service Directive) aveva autorizzato alcune società ad offrire i propri servizi in Italia. Qualche settimana fa (precisamente l’8 novembre scorso) è stato aggiunto un ulteriore tassello nel percorso di costruzione delle regole per il P2P Lending attraverso l’emanazione del Provvedimento recante disposizioni per la raccolta del risparmio dei soggetti diversi dalle banche.
Il provvedimento che entrerà in vigore il 1° gennaio 2017, ha valore ricognitivo; non detta, infatti, nuove regole ma offre un significativo punto di vista circa la qualificazione giuridica del fenomeno ed i connessi aspetti regolamentari.

Anzitutto la sezione IX del provvedimento definisce il P2P Lending come “[…] uno strumento attraverso il quale una pluralità di soggetti può richiedere a una pluralità di potenziali finanziatori, tramite piattaforme online, fondi rimborsabili per uso personale o per finanziare un progetto”. Nel rapporto veicolato attraverso le piattaforme online Bankitalia distingue tre tipologie di soggetti: (i) i gestori delle portali on-line; (ii) i finanziatori che offrono fondi tramite i portali on-line; e (iii) i prenditori ovverosia coloro i quali raccolgono fondi attraverso suddetti portali.

La raccolta del risparmio e le trattative personalizzate
Svolto tale inquadramento preliminare del fenomeno, Bankitalia chiarisce, sotto un profilo regolamentare, cosa “non costituisce” raccolta del risparmio presso il pubblico (attività riservata alle banche salvo specifiche eccezioni) tanto con riferimento ai gestori, quanto in relazione ai prenditori.
I gestori non raccolgono il risparmio allorquando: “[ricevono] fondi da inserire in conti di pagamento utilizzati esclusivamente per la prestazione dei servizi di pagamento dai gestori medesimi, se autorizzati a operare come istituti di pagamento, istituti di moneta elettronica o intermediari finanziari di cui all’art. 106 del TUB autorizzati a prestare servizi di pagamento ai sensi dell’art. 114-novies, comma 4, del TUB; – [ricevono] fondi connessi all’emissione di moneta elettronica effettuata dai gestori a tal fine autorizzati”.

Entro tali ambiti, pertanto, i gestori possono operare senza essere delle banche a condizione di essere autorizzati come istituti di pagamento, istituti di moneta elettronica, etc.
Dal canto loro i prenditori non raccolgono il risparmio presso il pubblico allorquando: “(i) [acquisiscono] fondi […] sulla base di trattative personalizzate con i singoli finanziatori. Al riguardo, avute presenti le modalità operative tipiche delle piattaforme di social lending, le trattative possono essere considerate personalizzate allorché i prenditori e i finanziatori sono in grado di incidere con la propria volontà sulla determinazione delle clausole del contratto tra loro stipulato e il gestore del portale si limita a svolgere un’attività di supporto allo svolgimento delle trattative precedenti alla formazione del contratto. Per non incorrere nell’esercizio abusivo della raccolta del risparmio, i prenditori si avvalgono esclusivamente di piattaforme che assicurano il carattere personalizzato delle trattative e sono in grado di dimostrare il rispetto di tale condizione anche attraverso un’adeguata informativa pubblica; (ii) [acquisiscono] fondi presso soggetti sottoposti a vigilanza prudenziale, operanti nei settori bancario, finanziario, mobiliare, assicurativo e previdenziale”.

Particolarmente interessante appare sotto il profilo considerato il richiamo alle “trattative personalizzate” e alla conseguente necessità, per i gestori di proporre soluzioni contrattuali e tecnologiche che consentano a finanziatori e prenditori di svolgere tali trattative, dandone adeguata informativa a tali soggetti. Nell’ottica di Bankitalia, quindi, i gestori possono essere effettivamente considerati terzi allorquando si limitino a mettere in relazione finanziatori e prenditori che, in maniera personalizzata, andranno a negoziare le condizioni del prestito.

Sul punto il provvedimento precisa che “tale condizione [vale a dire le trattative personalizzate] si considera rispettata, ad esempio, allorché il gestore predisponga un regolamento contrattuale standard che costituisce solo una base di partenza delle trattative, che devono essere in ogni caso svolte autonomamente dai contraenti, eventualmente avvalendosi di strumenti informatici forniti dal gestore”. Solo il confronto con la pratica dei gestori consentirà di verificare l’interpretazione che il regolatore darà a tale disposizione.

Certo le possibilità offerte dalla tecnologia sono tante e, ad esempio, sarà interessante verificare se l’offerta di un set di clausole aggiuntive rispetto alle condizioni standard predisposte dal gestore del portale online, come tali nella piena disponibilità dei contraenti (liberi di sceglierle o meno), possa essere considerata sufficiente ad assicurare la dimostrazione che delle “trattative personalizzate” tra finanziatore e prenditore siano avvenute.

Il “contenuto importo” e l’assenza di limiti per le banche
Il provvedimento si sofferma di seguito su due ulteriori profili di particolare interesse. Da un lato, ribadisce che i gestori devono stabilire un limite massimo di “importo contenuto” all’acquisizione di fondi per il tramite delle piattaforme operate al fine di evitare che “soggetti non bancari” possano raccogliere fondi per ammontare rilevante presso un pubblico indeterminato di risparmiatori. Sotto altro conclusivo profilo Bankitalia ricorda che suddetto limite non sussiste per le banche che decidano di esercitare attività di social lending attraverso portali online.

Considerazioni conclusive
Il provvedimento commentato rappresenta un esempio, virtuoso, di come si possa innovare anche sul fronte regolamentare offrendo un’interpretazione delle norme che sappia bilanciare gli interessi di tutti i soggetti coinvolti in un settore particolarmente delicato come quello del credito e del risparmio.
L’intervento di Bankitalia è un primo passo di un percorso regolamentare che è appena agli inizi che non potrà che vedere coinvolti i nuovi player che si affacciano sul mercato, così come le banche che vorranno offrire alla propria clientela servizi veicolati con modalità innovative.

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Il microdrone per selfie aerei mozzafiato

Il microdrone per selfie aerei mozzafiato
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Skeye Nano 2 FPV

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Skeye Nano 2 FPV
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Skeye Nano 2 FPV

La ricerca di selfie sempre più originali ha trovato un alleato nei droni. Dopo l’italiano AirSelfie ecco arrivare un altro microvelivolo pensato per autoscatti mozzafiato.

Lo Skeye Nano 2 FPV Drone è lungo quattro centimetri, alto due centimetri e pesa solo 17 grammi ma a bordo offre una fotocamera da due megapixel con risoluzione di 1280×720 pixel che ti consente di ritrarti in pose fuori dal consueto. Essendo così piccolo, la batteria integrata offre un’autonomia di soli 5 minuti ma ne bastano 30 per ricaricarlo al massimo e ripartire con gli scatti.

Il controllo è affidato a un radiocomando che fa anche da custodia, oltre alle foto la camera realizza anche video in HD mentre la casa garantisce la piena compatibilità sia con i sistemi iOS che Android. Già disponibile, sul sito ufficiale Skeye Nano 2 FPV Drone costa 99 euro.

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FaceTune 2, ora l’app per le selfie fasulle è gratuita

FaceTune 2, ora l’app per le selfie fasulle è gratuita

facetune

Chi bello vuole apparire, un po’ deve soffrire. Oppure, in alternativa, pagare: dipende tutto dall’intensità del ritocco.
Gli sviluppatori israeliani di Lightricks hanno rilasciato la seconda versione del loro FaceTune in modalità freemium. Le opportunità messe a disposizione dall’applicazione mobile vanno dalla post-produzione fotografica al ritocco vero e proprio in fase di scatto delle selfie. Le vette nel suo utilizzo portano dritti dritti nel regno del fasullo.

Procedendo per gradi, le funzioni che l’app adesso offre gratuitamente sono “leviga” (per levare le imperfezioni della pelle), “sbianca” (per un sorriso a prova di nicotina), “Dettagli” (un po’ macchinosa, ma rafforza l’effetto che toglie imperfezioni), “luminosità” (il famoso “smarmella tutto” di borisiana memoria funziona sempre).

Ma c’è di più: FaceTune 2 permette di intervenire prima che lo scatto venga effettuato, grazie a un sistema di riconoscimento visivo che consente di levigare, sbiancare e cambiare le dimensioni di naso e bocca e altezza della bocca ancora prima di immortalare il soggetto. Il che, a pensarci, è un ottimo allenamento pre-chirurgia plastica che risponde alla fatidica domanda “come starei se…”?

Per tutti gli altri strumenti invece, bisogna pagare. Correzione di rossori e rughe in un tocco? 1,99 euro. Correzione opacità della pelle? 0,99 euro. Il bianco e nero, così come gli effetti di luce, sono gratis, ma vanno scaricati ugualmente in-app. Ingrandire o ridurre parti del viso (l’ovale) costa 2,99 euro. Chi desidera, può anche comprare gli effetti Prisma.

Poi ci sono i filtri: Royal (“adatto a una regina dei social media”, testuale), Twilight, Route 1, per un tocco californiano (?). Cime di wtf con il filtro “Morocco”, che promette “calore e ritmi da tamburo”. E poi l’effetto “No-filter”, per maestri del parossismo che hanno pagato 0,99 centesimi per un effetto che non deve sembrare un effetto. E per poter scrivere “appena svegli si ha questa faccia qui!”. Se qualcuno suona alla porta, attenzione: potrebbero essere quelli di Catfish.

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Instagram avvisa se qualcuno fa lo screenshot di un messaggio che si auto-elimina

Instagram avvisa se qualcuno fa lo screenshot di un messaggio che si auto-elimina

 

Stop Spying (Foto: Allison Shelley / Getty Images)
(Foto: Allison Shelley / Getty Images)

I messaggi che si auto-distruggono nascono per non essere salvati. Quindi è inutile fare i furbi. Se Snapchat lo aveva messo in chiaro da subito, ora tocca ad Instagram fare altrettanto. Il social dedicato alla fotografia ha recentemente introdotto sia le dirette live, ispirandosi a Facebook (che lo detiene), sia i messaggi che spariscono dopo essere stati letti.

Nel restyling sono cambiate anche le posizioni dei comandi. Per inviare un messaggio segreto, basta accedere alla telecamera (ora in alto a sinistra), scattare la foto e toccare la freccia (in basso a sinistra) per inviare. Per accedere ai messaggi, si dovrà cercare l’icona in alto a destra, che non è più quella di Inbox, ma è un aeroplano di carta (come il logo di Telegram).

Alcuni utenti, usando i nuovi messaggi a scadenza, si sono accorti che il social network notifica al mittente quando qualcuno tra i destinatari immortala la schermata del messaggio.

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Su Twitter è già partita la corsa al meme, e non poteva non essere tirata in ballo anche Cookie della serie tv “Empire”. 

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Eternit, se la giustizia per le vittime dell’amianto sembra non arrivare mai

Eternit, se la giustizia per le vittime dell’amianto sembra non arrivare mai

Eternit Asbestos Trial Delivers Final VerdictDa omicidio doloso a colposo, prescrizione per oltre un centinaio di casi su 258 vittime di malattie correlate all’esposizione all’amianto, smembramento del processo Eternit bis su altre tre procure, Reggio Emilia per le vittime di Rubiera, Napoli per quelle di Bagnoli e Vercelli per quelle di Casale Monferrato. E a Torino si celebrerà a partire dal 14 giugno per due soli casi. Mentre il pubblico ministero Gianfranco Colace aveva richiesto il rinvio a giudizio di Stephan Schmidheiny per omicidio volontario, la decisione del giudice delle udienze preliminari del tribunale di Torino, Federica Bomperi, va in tutt’altra direzione.

Così, dopo che la sentenza della Corte costituzionale aveva dato ragione alla linea di accusa imbastita dalla procura di Torino, la parola giustizia, per le oltre tremila vittime di Eternit, sembra non arrivare mai e proprio da Casale Monferrato e da Torino si levano le voci dei rappresentanti dei familiari delle vittime e degli esposti. “Non è questa la giustizia che ci aspettavamo – ha dichiarato a Wired Giuliana Busto, la neo presidente della storica Associazione familiari e vittime dell’amianto (Afeva), che non nasconde una profonda amarezza ed insoddisfazione. “Riteniamo Stephan Schmidheiny colpevole di omicidio doloso e non colposo. La morte di centinaia, migliaia di persone è stata trattata dal proprietario di Eternit come un costo necessario in nome del profitto. Questo si chiama, in qualsiasi cultura e tradizione giuridica, dolo di omicidio”.

A questa ulteriore sofferenza per i familiari delle vittime risponde l’avvocato di Stephan Schmidheiny, Astolfo Di Amato, da noi interpellato: “Questo  processo ha creato un forte carico emotivo, che comprendiamo, ma l’enorme aspettativa nei familiari, non è proporzionale, a nostro avviso, alle reali responsabilità del nostro assistito, che non può essere il capro espiatorio dell’intera storia industriale italiana”.

Intanto, però, lo spettro della prescrizione che già aveva colpito duramente la comunità di Casale Monferrato nel 2014, ritorna ancora una volta ad alleggerire la colpa dell’ex patron di Eternit, pur rinviato a giudizio. “Centinaia di casi in attesa di giustizia, alcuni addirittura assenti dagli elenchi del primo processo, sono stati spazzati via con un colpo di spugna“, ha sottolineato la presidente di Afeva, “per l’ennesima volta ci vediamo costretti a subire le conseguenze di una disciplina sulla prescrizione a dir poco assurda”.

Dura anche la sindaca di Casale Monferrato, Titti Palazzetti, raggiunta da Wired prima della conferenza stampa, indetta in tutta fretta a commento dell’ordinanza della Gup Bompieri: “Noi riteniamo Stephan Schmidheiny responsabile dell’inquinamento ambientale che ha causato e causa tuttora vittime a Casale Monferrato e pensiamo che i comportamenti criminali debbano essere sanzionati, anche come esempio per il futuro, non si può impunemente colpire la vita delle persone che verranno”.

Proprio nella giornata in cui è stato presentato il testo unico sull’amianto, accolto anche con favore dalle stesse associazioni delle vittime e dal sindaco di Casale Monferrato, tocca alla presidente della Commissione d’inchiesta sugli infortuni sul lavoro e sulle malattie professionali, Camilla Fabbri, sottolineare l’incongruità della legge italiana rispetto ai termini della prescrizione. “Non a caso con il titolo 8 del Testo Unico, presentato oggi al Senato, abbiamo raddoppiato i termini delle indagini preliminari e della prescrizione, in caso di  processi per i reati di disastro, lesioni e morti per malattie asbesto-derivate– ribadisce la senatrice che specifica – abbiamo poi imposto l’obbligo speciale di ricorrere all’incidente probatorio per la testimonianza della persona offesa e per la perizia, oltre a garantire il patrocinio a spese dello Stato, indipendentemente dal reddito, per le vittime dell’amianto e i loro familiari. Rivedere le norme processuali in tema di amianto è indispensabile“.

Parole a cui fanno eco quelle dei rappresentanti di Medicina Democratica e dell’Associazione italiana esposti amianto in prima linea anch’esse nell’assistenza alle vittime della fibra killer: “Se il disegno di legge presentato oggi al Senato della Repubblica dalla senatrice Fabbri fosse già legge e già in vigore, la prescrizione sarebbe stata più lontana. Ma nulla sarebbe cambiato in termini di colpa. Nemmeno in questo ddl si è pensato di istituire la Procura Nazionale per i delitti del lavoro, infortuni e malattie professionali”. Procura nazionale sollecitata più volte dall’ex pubblico ministero Raffaele Guariniello, di cui però non c’è ancora traccia.

Intanto, non si ferma ancora una volta la resilienza della comunità di Casale Monferrato. “Attendiamo di leggere l’intero dispositivo dell’ordinanza del giudice delle udienze preliminari e solleciteremo subito la procura di Vercelli “, rimarca la sindaca Palazzetti: “nonostante tutto continuiamo a confidare in una giustizia che tuteli i deboli e non solo per i ricchi”.

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Come giocare a Pac-Man via Messenger

Come giocare a Pac-Man via Messenger

instantgames

Tra i messaggi di Messenger di Facebook si potranno trovare Word with Friends: Frenzy, Pac-Man, Everwing, Space Invaders, Track & Field 100 M, Galaga. Non sono i nomi di nuovi amici di tutti (tipo Tom di MySpace), ma dei giochi che entrano a far parte della piattaforma. Instant Games, il cui lancio era stato spifferato da indiscrezioni all’inizio di novembre, è ufficialmente arrivata (anche se non ancora in tutto il mondo).

Avviare una partita sarà ancora più semplice di quanto sia stato iniziare quelle a basket o calcio: dopo aver scaricato l’ultima versione dell’app, bisognerà una conversazione con uno o più amici e toccare l’icona del game controller (appena sotto allo spazio di composizione messaggio). Dopo aver completato il primo turno, le persone nella conversazione vedranno il punteggio del primo e potranno rilanciare con un’altra sfida.

Per scoprire nuovi giochi si può anche sfruttare la casella di ricerca di Messenger o del News Feed di Facebook, per giocare anche in solitaria.

In un primo momento, l’ esperienza di gioco verrà lanciata in 30 paesi e sarà disponibile per le nuove versioni di iOS e dei sistemi operativi Android.

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Oceania, quando il film è troppo corretto per essere bello

Oceania, quando il film è troppo corretto per essere bello

Non è che uno vuole essere nostalgico per forza, ma dopo aver visto Oceania si rimpiangono tutte le vecchie eroine Disney. Anche le principesse, sì, anche quelle che, come dice qualcuno, “hanno bisogno di un uomo per essere complete”.
Perché, diciamolo, questa faccenda del femminismo ha un po’ stancato. Soprattutto se è un femminismo a tutti i costi. Soprattutto se, in realtà, rappresenta solo l’ovvio, la base della base dell’uguaglianza tra uomini e donne.
Guardare un film Disney e dichiarare “per la prima volta non c’è una storia d’amore, per la prima volta un’eroina cerca solo se stessa” non vuol dire che la Disney ha fatto passi avanti nel modo d’intendere e rappresentare la figura femminile, significa solo che nel 2016 c’è ancora bisogno di considerare una conquista il fatto che una donna sia emancipata e capace di realizzarsi da sola, senza bisogno di un uomo.

Moana.Vaiana

Questa la trama del cinquantaseiesimo classico Disney: Vaiana (in originale Moana, nome cui noi italiani siamo legati per altre ragioni, e che per questo è stato cambiato) è la figlia del capo villaggio di un isolotto nel mezzo del Pacifico; nonostante il suo popolo non vada per mare, e si limiti a pescare nelle vicinanze dell’isola, fin da bambina Vaiana ha subìto il fascino dell’oceano, che vorrebbe esplorare. L’occasione giusta per salpare si presenta quando la terra inizia a dare frutti marci e il pesce a scarseggiare, che sta succedendo? La risposta risiede in un’antica leggenda. Seguendo le ultime parole della nonna, la giovane s’imbarca per un’avventura che la porterà… a trovare se stessa.

Fin dai primi momenti è chiaro che l’intento è quello di piacere agli spettatori più piccoli. La storia è semplice e lineare, senza colpi di scena, i colori sono vivaci e accattivanti, il pennuto compagno di viaggio studiato a tavolino per suscitare l’ilarità dei bambini e le coreografie e canzoni sono una costante.

oceania disney

Non si può dire nulla sulla qualità dell’animazione e della computer grafica, che ormai ha poco da invidiare a quella della socia Pixar: i capelli di tutti i personaggi sembrano così reali che susciteranno l’invidia di molte donzelle, l’acqua è d’una trasparenza mai vista, la vegetazione così realistica che vi farà venire voglia di prenotare un viaggio in Polinesia; ma i pregi del film si limitano a questo.

E non gli si riesce a perdonare la totale assenza di dolore.
Anche una tragedia come la morte di una nonna viene liquidata in pochissimo, senza conseguenze significative. Nel suo viaggio Vaiana non incontra mai vere difficoltà e non è mai realmente triste. La Disney, insomma, sembra aver dimenticato il valore della sofferenza. E che senza difficoltà non può esserci crescita, che senza dolore si perde vita, si perde verità.

In più, oltre a evitare il dolore, la Disney sembra sempre più decisa a passare sopra ai conflitti, alle zone d’ombra, alle ambiguità. Con la normale conseguenza che lo spettatore (consapevole) non è coinvolto, avverte distacco, si allontana, fiuta falsità. Certo, falsità molto colorata, e spesso canterina.

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Lapo, bersaglio perfetto degli haters che non sanno andare oltre lo schermo

Lapo, bersaglio perfetto degli haters che non sanno andare oltre lo schermo

02/09/2016 Venezia, 73 Mostra Internazionale d' Arte Cinematografica. Red carpet del film Franca: Chaos and Creation. Nella foto Lapo Elkann

Caro Lapo, più penso a questo fatto dell’autorapimento e più riesco quasi a immaginarti come un personaggio di Hunter Scott Thompson. Incasinato, allucinato, eccessivo e pure vivo, convintissimo di farcela, che fingere di essere stato rapito dalla tua compagnia serale fosse un’ottima idea.
D’altronde se già una volta ti hanno preso per i capelli e tirato fuori da una morte degna di una rockstar che altro potrà mai succedere di peggio? Morire? A quello non ci pensi o forse lo hai messo in conto e non voglio star certo qua a giustificarti, compatirti come qualcuno che sfoga tutto negli stravizi per riempire una solitudine enorme, a volte la vita è semplicemente così: hai tutto e vuoi usarlo nel modo che preferisci, fregandotene delle conseguenze.

Tuttavia non sono neppure qua per farti la morale, per ricordarti che c’è gente che vive con 1000 euro al mese, che rovini l’immagine dell’Italia e della FIAT, sono discorsi che non hanno senso. Ci sono operai che si drogano esattamente come te, almeno tu non rubi soldi a una famiglia che ne ha bisogno. Ecco, se proprio devo aver qualcosa da ridire, non ho mai apprezzato le auto mimetiche e il tuo essere simbolo per centinaia di personaggi che non avevano né i soldi né la tua pazzia per permettersi di andare in giro come te.

La verità è che molte persone dovrebbero ringraziarti. Grazie al tuo stile di vita, al tuo essere personaggio permetti al commentatore medio della rete di esercitare il suo sport preferito: sentirsi meglio sulla pelle di qualcun altro. Sì perché se schiviamo i meme sull’argomento e andiamo a scorrere i commenti alla notizia sulle pagine social dei principali quotidiani o sull’account Instagram di Italian Indipendent troviamo fondamentalmente due filoni: quello del “poverino” e quello di chi non aspettava altro che andare far casino sotto la finestra virtuale dell’Agnelli meno politically correct.

(Foto: Garage Italia)
Ognuno di noi ha un momento della vita in cui avrebbe voluto essere Lapo Elkann, questo è il mio (Foto: Garage Italia)

Voi mi direte “Va beh ma se fai una roba del genere, così assurda e ridicola, te le cerchi”, vero, verissimo, ma nella maggior parte dei commenti non c’è l’allegria e lo scherno sereno di chi discute una palese stupidaggine, ma la rabbia di chi quasi quasi avrebbe preferito il morto, perché non si merita quei soldi, perché è solo un viziato strafatto, perché io farei molto meglio, perché con quello che spende si poteva far andare avanti un’azienda di brava gente.

Gli sputi contro Lapo Elkann non sono molto diversi da quelli contro la Boldrini, parliamo pur sempre persone che ritengono giusto e corretto occupare il proprio tempo andando sul social di una persona, che quasi certamente non li leggerà, per insultarla personalmente e attraverso quell’insulto scaricare temporaneamente un qualcosa che non saprei definire: rabbia, frustrazione, il semplice gusto di “avergliela fatta vedere” a quello là che casca sempre in piedi, che fa di tutto ma non paga mai. Un piacere quasi medievale per la caduta degli altri. Lo stesso popolo che prima si guardava i video di Tiziana Cantone e poi dava la colpa ai media cattivi che l’avevano messa in prima pagina.

Lapo Elkann è il personaggio perfetto per catalizzare la rabbia di chi sfrutta tutto il bagaglio di luoghi comuni della “povera gente”, quella che si sporca le mani, che non gira in Ferrari, che lavora sodo e che apparentemente sembra racchiudere in sé una sorta di moderna rivisitazione delle Georgiche di Publio Virgilio Marone: al posto del contadino, l’operaio virtuoso, vittima della crisi e dei poteri forti, che ha tutto il diritto di sfogarsi sui social nei modi più aberranti possibili perché la vita è dura e lui paga le tasse. Il ricco drogato invece deve solo stare zitto, perché già la ricchezza è una colpa, se poi hai tutto e ti rovini c’è pure l’aggravante. Insomma, siamo alla versione moderna del classico “mangia, che in Africa i bambini muoiono di fame”, senza che nessuno si domandi mai cosa farebbe il povero nei panni del ricco. La storia, di solito, non ha fornito esempi edificanti.

Dunque se prima al massimo si urlava in televisione e a qualche corteo, adesso possiamo scriverle su Facebook. Si ripete per l’ennesima volta il teatrino di una tecnologia, quella degli smartphone, dei social e della connessione perenne, che è arrivata nelle mani di tutti prima che ci rendessimo conto del suo effettivo potere. È come se fossimo tante scimmie di a cui qualcuno un bel giorno decide di dare una pistola, senza spiegare bene cosa succede se premi il grilletto. Almeno ringraziate Lapo, che è un bersaglio facile a cui sparare, rispetto a noi.

Adesso però qualcuno faccia la serie su Netflix

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Galaxy S8 potrebbe eliminare il tasto Home come iPhone

Galaxy S8 potrebbe eliminare il tasto Home come iPhone

(Foto: Maurizio Pesce / Wired)
(Foto: Maurizio Pesce / Wired)

Il disastro dei Galaxy Note 7 incendiari brucia ancora nei conti di Samsung, ma la casa coreana è fortemente intenzionata a lasciarsi il fallimento alle spalle con il rilascio di Galaxy S8, lo smartphone atteso per l’inizio dell’anno prossimo del quale ormai iniziano a trapelare alcune informazioni.

Una delle ultime osservazioni più interessanti fatte sul futuro gadget riguarda la possibile assenza del pulsante home cliccabile, in modo simile a quanto appena avvenuto con iPhone 7 e iPhone 7 Plus.

Tra i tradizionali fornitori che si occupano di questa particolare componente nessuno infatti sembra avere ancora ricevuto l’ordine di produzione dalla casa coreana. Per il suo prossimo smartphone dunque è probabile che la società abbia in mente un’altra soluzione, che potrebbe essere la tecnologia Sense ID sviluppata da Qualcomm, in grado di riconoscere le impronte digitali con un sensore a ultrasuoni posizionabile anche sotto il vetro del display.

D’altra parte un pezzo grosso di Samsung aveva già dichiarato in modo sibillino che il prossimo telefono di punta della società avrebbe un design più elegante e compatto, ed eliminare il tasto home avrebbe senso da più punti di vista: una scelta del genere non solo rende lo smartphone meno soggetto a guasti e più facile da impermeabilizzare, ma fa in modo che i designer della società possano rinnovare almeno in parte il look del telefono.

Galaxy S7 e Galaxy S7 Edge hanno riscosso un successo incredibile anche per via del loro aspetto, ma presso il grande pubblico è ancora fresca l’associazione tra le linee sinuose e gli schermi curvi degli ultimi telefoni della società e la saga esplosiva dei Note 7 di questa fine estate: un restyling aggressivo potrebbe essere considerato dai vertici della società come il minore dei mali per il futuro della serie Galaxy — doloroso ma necessario.

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