Banksy, un nuovo murale per commentare la Brexit

Banksy, un nuovo murale per commentare la Brexit

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Anche Banksy dice la sua sulla Brexit. E lo fa con un gigantesco murale apparso nelle scorse ore nei pressi del terminal dei traghetti di Dover, città del Sud-Est inglese da cui partono i collegamenti via mare con il porto francese di Calais. Una località tutt’altro che casuale, insomma, quella scelta dal celebre writer per esternare la propria posizione sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea.

Dover, England.

Un post condiviso da Banksy (@banksy) in data: 7 Mag 2017 alle ore 06:40 PDT

L’opera ritrae una gigantesca riproduzione della bandiera europea, con un operaio intento a rimuovere una delle stelle. A colpi di scalpello, per la precisione, andando a creare una serie di crepe che si propagano sull’intera bandiera. L’anonimo writer britannico, insomma, torna a occuparsi della politica della sua madrepatria, dopo il messaggio lanciato contro le ingerenze inglesi in Palestina con l’inaugurazione del suo Walled Off Hotel a Betlemme.

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Ecco come si vende un’auto usata del ’96

Ecco come si vende un’auto usata del ’96

Conosciamo tutti gli annunci di auto usate: sono piatti, sempre uguali e la maggior parte delle volte del tutto inefficaci. Il rimedio però c’è e viene da Eugene Romanovsky, un ragazzo così geniale da aver rivoluzionato un genere ormai consumato.

Per vendere la sua Suzuki Vitara del 1996, Eugene ha creato un video emozionale in cui ne descrive le caratteristiche. Da Jurassic Park a Mad Max: Fury Road, vediamo il piccolo fuoristrada del 1996 muoversi con scioltezza tra dinosauri e montagne, deserti e mare, mentre la grafica ci ragguaglia su motore, accessori e condizioni della vettura.

Insomma, questo #BuyMyVitara è un capolavoro dell’annuncio di seconda mano, tanto da aver totalizzato 3,2 milioni di visualizzazioni in poco meno di un mese. E fa anche venir voglia di comprare la vettura.

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Il Nokia 3310 è tornato: in vendita in Italia a 60 euro

Il Nokia 3310 è tornato: in vendita in Italia a 60 euro

È da mesi ormai che il pubblico italiano aspetta il ritorno di uno dei cellulari più amati della storia: il leggendario Nokia 3310, promesso dalla rediviva casa finlandese (in realtà da HMD Global, che ne ha preso in licenza il marchio) nel corso del Mobile World Congress di questo febbraio. Ebbene l’attesa sta per giungere al termine: il gadget è in arrivo anche da noi il 25 maggio, venduto al prezzo di 59 euro.

(Foto: HMD Global)
(Foto: HMD Global)

Disponibile in rosso, giallo, blu e grigio, il nuovo Nokia 3310 è il sogno vintage di chiunque abbia amato il marchio finlandese. Le linee sono le stesse del gadget di inizio anni 2000, mentre all’interno la tecnologia si è evoluta. Lo schermo monocromatico lascia il posto a un display da 2,4 pollici a colori da 240 x 320 pixel, sotto la scocca trova spazio uno slot per schede microSD e sul retro fa capolino una fotocamera da 2 megapixel con flash LED.

A differenza dell’originale, il nuovo Nokia 3310 può inoltre connettersi a internet grazie a un rudimentale browser, ma è meglio non farsi illusioni: questo telefono non è pensato per uno stile di vita connesso. Senza modulo Wi-Fi e senza supporto ad alcuna delle app più diffuse, il nuovo 3310 si annuncia fenomenale in tre ambiti: la telefonia classica, la durata della batteria che in standby può arrivare fino a un mese, e la possibilità di giocare alla riedizione di Snake pigiando furiosamente sul tastierino numerico.

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Google rinnova gli standard Street View per foto e video a 360 gradi

Google rinnova gli standard Street View per foto e video a 360 gradi

Street View

Mentre Samsung preme sempre più su foto e video a 360 gradi, Google è pronta a rispondere a modo suo. Big G ha appena aggiornato gli standard che ci permetteranno di ritrarre e caricare i nostri scatti su Street View, creando ambienti tridimensionali navigabili in modo più facile e preciso.

Street View Ready, questo il nome degli standard, consentirà ai produttori di creare fotocamere e software compatibili con le strade 3D di Google e versate alla massima semplicità: l’idea è di muoversi a piedi o in macchina mentre la camera scatta e carica online. Gli standard al momento sono quattro: Street View mobile ready è pensato per le fotocamere che possono pubblicare direttamente da un app mobile, Street View auto ready per l’uso dall’automobile, Street View vr ready per i dispositivi capaci di generare foto a 360 gradi connesse tra loro mentre Street View workflow ready raccoglie gli strumenti di editing.

Insomma, un bel passo per il virtuale-reale e già si parla di venti fotocamere compatibili in arrivo. Da Yi Technology a Matterport passando per GoPro e Samsung, i maggiori produttori del mondo sono saliti sul carro del vincitore e a noi non resta che aspettare. Quest’anno ce la spasseremo.

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Scoperte due nuove specie di dinosauro

Scoperte due nuove specie di dinosauro

(Foto: Zhao Chuang)
(Foto: Zhao Chuang)

Beibeilong sinensis. È questo il nome dato alla nuova specie di dinosauro appena scoperta da un team di ricercatori cinesi, canadesi e slovacchi, che su Nature Communications descrivono la scoperta avvenuta grazie all’analisi di alcune uova e di un embrione di oltre 90 milioni di anni fa (Cretaceo). La storia del piccolo dragone, questa la traduzione del nome dal cinese, è cominciata nel 1992, ovvero nel momento in cui sono stati ritrovati i suoi fossili a Henan (Cina). “Purtroppo, questi fossili sono stati venduti e portati fuori dal paese per oltre 20 anni”, spiega Lü Junchang, paleontologo dell’Accademia Cinese delle Scienze Geologiche. “Il loro ritorno in Cina ci ha permesso finalmente di studiare correttamente il campione e nominare una nuova specie di dinosauro, Beibeilong sinensis o piccolo dragone della Cina”.

Lunghe fino a 45 cm e pesanti circa 5 chilogrammi, le uova del dinosauro sono le più grandi mai scoperte, ritrovate, peraltro, in un enorme nido di circa 2-3 metri. “Per molti anni non sapevamo chi avesse deposto queste uova. Siccome anche i fossili di grossi teropodi, come i tirannosauri, furono trovati nelle rocce di Henan, alcuni ricercatori avevano inizialmente pensato che le uova potessero appartenere a un tirannosauro”, spiega Darla Zelenitsky, dell’Università di Calgary, che ha collaborato allo studio. “Grazie alla nostra analisi, ora sappiamo che queste uova sono state poste da un gigantesco oviraptorosauro, un dinosauro simile a un casuario enorme”.

Anche l’analisi delle ossa dell’embrione, morto probabilmente durante la schiusa delle uova, conferma la scoperta della nuova specie di oviraptorosauro: sebbene non siano mai stati rinvenuti resti di un esemplare adulto, , si pensa che il grande uccello fosse lungo 8 metri e pesasse 3 tonnellate.

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Zuul crurivastator, è invece il nome dato a un altro dinosauro, appena scoperto in Montana, facendo rifererimento al famoso personaggio Zuul, il demone infernale del film Ghostbusters. Secondo le analisi degli esperti del Royal Ontario Museum, riportate sulla rivista Royal Society Open Science, i nuovi fossili appartengono agli anchilosauri, gruppo di dinosauri giganteschi e massicci, alti circa 2 metri e mezzo e del peso di 4 tonnellate, vissuti circa 75 milioni di anni fa. Oltre alle significative somiglianze del cranio e del muso, questa nuova specie presentava l’estremità della coda con in struttura ossea di 8 cm di spessore simile a una clava, ed era probabilmente lunga 6 metri e pesante circa 2500 chilogrammi, quasi come un rinoceronte attuale.

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Dentro l’acqua, la Hawkins in libreria con un thriller pieno di voci e colpi di scena

Dentro l’acqua, la Hawkins in libreria con un thriller pieno di voci e colpi di scena

La ragazza del treno è stato un caso editoriale. Un bestseller che ha portato la sua autrice in vetta alle classifiche mondiali dei libri più venduti, con ben 18 milioni di copie.
Ovvio che, alla sua seconda prova narrativa, tutti – critici e pubblico – aspettassero Paula Hawkins, inglese,  giornalista prima di arrivare alla fortuna editoriale, con i fucili spianati.
Fuoco a volontà nel caso il romanzo fosse stato uno flop o, anche solo, un minimo inferiore al primo.

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Bene, diciamolo subito: Dentro l’acqua (edizioni Piemme, libro: 19.50 euro; ebook: 12,99 euro) non è all’altezza de La ragazza del treno, ma non per questo mi sento di premere a ripetizione il grilletto.
Tra i punti di forza c’è la voce. Lo stile. La Hawkins si legge con una facilità tale che ci ci scorda di stare leggendo e si ha la sensazione di avere davanti una persona che ti parla. Questa facilità di lettura e il coinvolgimento emotivo che i personaggi femminili pieni di umanità stabiliscono con il lettore, compensano in parte i difetti del romanzo, non al punto di cancellarli.
Il grande difetto, quello su cui hanno puntato il dito la critica e il pubblico, è il numero eccessivo dei punti di vista.

Il lettore deve vedersela veramente con troppi personaggi: da Nel Abbott, la donna trovata senza vita nel fiume, alla sorella impacciata Jules; dalla figlia Lena all’amica Katie. Poi, il detective, Sean; la sensitiva Erin
Ne La ragazza del treno, la coralità delle voci non ci distoglieva dal personaggio centrale: una donna alcolizzata, confusa, che osservava la vita in treno e, senza capirlo nell’immediato, coglieva un momento di verità.
In Dentro l’acqua la pluralità dei punti di vista degenera in una trama che disorienta, fa smarrire il lettore almeno nella prima parte, per poi orientarlo in un finale non del tutto convincente.
Torniamo ai pregi: Dentro l’acqua stabilisce, come faceva il primo libro, una sorta di intimità con l’ambientazione della vicenda e i suoi abitanti. Se nel primo eravamo su un treno e poi nelle vie e tra le case che costeggiavano le rotaie, qui siamo in un altro sobborgo, Beckford, nel nord dell’Inghilterra, lambito dal fiume che contiene tanti segreti. Anche questo thriller, dunque ha un retrogusto da rotocalco di quartiere che ben si combina alla vicenda. Gossip e tragedia.

Consiglio dunque Dentro l’acqua. È un thriller psicologico, imperfetto, ma accattivante. La prosa della Hawkins non si discute. Una volta che si parte non ci si ferma più. Inoltre le voci femminili, con le loro insicurezze, la difficoltà a fare i conti con il passato, seducono e chiedono al lettore di arrivare alla fine per scoprire la verità.
Chiuso il libro si può storcere il naso, ma lo abbiamo chiuso perché il piacere della lettura ci ha fatto arrivare fino alla all’ultima pagina, e non per una perseveranza da lettore rigoroso.

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Orange Is The New Black, il nuovo trailer della quinta stagione

Orange Is The New Black, il nuovo trailer della quinta stagione

Nell’ultimo adrenalinico teaser della quinta stagione di Orange Is the New Black, avevamo lasciato il personaggio di Daya puntare una pistola alla testa di una guardia carceraria, con tutto il penitenziario di Litchfield sull’orlo della ribellione. Nel nuovo trailer vediamo le conseguenze di questa rivolta, con le carcerate che rivendicano i loro diritti.

I toni più violenti sembrano abbandonati, ma non le azioni decise a migliorare le condizioni di vita nel carcere: “siamo esseri umani e denunciamo le condizioni di abuso alle quali siamo sottoposte“, protestano le prigioniere che sembrano aver capito che “il solo modo di uscirne è di unire le forze“. Fra proposte strampalate, insulti ben mirati e… sedute spiritiche, i nuovi episodi si annunciano intensi e ricchi di cambiamenti.

La quinta stagione di Orange Is The New Black debutterà ufficialmente su Netflix dal prossimo 9 giugno, questo nonostante un attacco hacker abbia nelle settimane scorse fatto già trapelare alcuni episodi online.

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No, l’Asl di Teramo non ha autorizzato la cura Di Bella (che comunque non funziona)

No, l’Asl di Teramo non ha autorizzato la cura Di Bella (che comunque non funziona)

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Luigi Di Bella (Foto: Boris Spremo/Getty Images)

Dall’inizio di questa settimana in Italia si è tornati a parlare del controverso metodo Di Bella, la multi-terapia che prometteva di curare i tumori promossa dal medico modenese Luigi Di Bella, scomparso nel 2003.

A riaccendere la questione è stato un articolo pubblicato da Gazzetta di Modena (successivamente modificato), il cui titolo originale era Modena: “La cura Di Bella funziona: l’Ausl di Teramo l’autorizza”. Il titolo ora rettificato smentisce la notizia precedente, ma della versione iniziale resta tuttora traccia nell’indirizzo Url della pagina. Per la precisione, inoltre, nel caso di Teramo si tratta di una Asl (ossia Azienda sanitaria locale) anziché di una Ausl.

Prima di proseguire con i dettagli dell’accaduto, va precisato che l’apparente controversia è già stata risolta, in quanto (dopo le doverose smentite e rettifiche) sia Gazzetta di Modena, sia l’Asl di Teramo sia tutti i siti di debunking concordano sul fatto che non si sia alcuna prova, né nuova né vecchia, a supporto dell’efficacia della “cura Di Bella”.

Ma che cosa è successo? Lunedì 8 maggio il quotidiano locale modenese ha pubblicato un articolo dopo aver ricevuto (si spiega) una lettera scritta da Giuseppe Di Bella, figlio di Luigi, dal suo ambulatorio di Bologna. In quella stessa missiva era scritto che per una paziente abruzzese in cura per un grave tumore cerebrale erano stati riscontrati importanti miglioramenti, dopo che questa era stata sottoposta sia al metodo Di Bella sia a “trattamenti oncologici classici” fra cui un intervento chirurgico, la chemioterapia e la radioterapia. In particolare, riporta la stessa lettera, il metodo Di Bella sarebbe “stato ratificato, accettato e richiesto da un centro oncologico collegato all’Asl di Teramo, che ha verificato, misurato e documentato i progressi nella cura di un tumore al cervello”.

L’articolo è stato pubblicato senza alcuna verifica ulteriore, senza trovare una fonte indipendente (magari priva legami di familiarità con Luigi Di Bella) che potesse confermare la notizia, e soprattutto senza sincerarsi dell’accaduto presso l’Asl di Teramo. Poche ore dopo, infatti, è arrivata una brusca smentita da parte della direzione generale della stessa Asl, che ha precisato “di non aver mai autorizzato nessun paziente a usufruire della cosiddetta cura Di Bella”.

Nel frattempo, però, alcuni pazienti trattati a Teramo hanno letto la notizia e hanno prontamente contattato la Asl per chiedere come mai fossero stati esclusi da questa (fantomatica) cura.

In seguito alla presa di posizione ufficiale da parte dell’azienda sanitaria e alle ulteriori smentite arrivate dal sito Bufale un tanto al chilo e dal debunker David Puente sulla base di un contatto diretto con il personale della Asl, il titolo dell’articolo è stato modificato in Modena, Ausl di Teramo smentisce Giuseppe Di Bella: “Mai autorizzato la terapia Di Bella”.

Anche ammesso che il caso della paziente abruzzese fosse reale, come potremmo mai concludere che i miglioramenti siano dovuti proprio al metodo Di Bella, dal momento che sono state eseguiti anche una serie di altri trattamenti clinici? Restano invece online le parole di Giuseppe Di Bella, che – seppur smentite – raccontano di 25 presunte pubblicazioni scientifiche a sostegno e dimostrazione dell’efficacia del metodo Di Bella. Pubblicazioni che, a oggi, sono inesistenti.

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Un nuovo acceleratore lineare per Lhc

Un nuovo acceleratore lineare per Lhc

(foto: Cern)
(foto: Cern)

Adroni esotici, gluoni, quark, pentaquark e tetraquark. E ovviamente lui, il bosone di Higgs, che ha confermato (per ora) le teorie del modello standard della fisica. È il bottino del primo ciclo di esperimenti del Large hadron collider, il super acceleratore di particelle del Cern di Ginevra. Oggi il complesso è impegnato nel suo secondo ciclo di collisioni, iniziato nel 2015 dopo un upgrade dei sistemi che promette nuovi misurazioni, sempre più precise, delle particelle già osservate e indagini di fenomeni fisici ancora inesplorati. Al Cern insomma si lavora già a pieno ritmo per produrre i risultati dei prossimi anni, ma tecnici e ricercatori di Ginevra trovano anche il tempo per guardare più avanti: proprio ieri infatti è stato inaugurato Linac4, il nuovo acceleratore lineare destinato a potenziare i sistemi di Lhc a partire dal 2021.

Oggi al suo posto è in funzione Linac2, un acceleratore lineare costruito nel 1978 e capace di proiettare protoni a una potenza di 50 mev (mega elettronvolt). È da qui che hanno inizio tutti gli esperimenti di Lhc: i protoni accelerati da Lina2 vengono invitati al Proton Synchrotron Booster, da qui passano al Proton Synchrotron e poi al Super Proton Synchrotron. Al termine della corsa i protoni avranno raggiunto una potenza pari a 450 gev (giga elettronvolt), pronti per essere inviati ai tubi circolari di Lhc, dove la potenza dei protoni sale fino a 6,5 tev (tera elettronvolt), prima che le particelle vengano fatte collidere all’interno dei sei rivelatori di particelle (Atlas, Alice, Cms, Totem, Lhcf e Lhcb) della struttura.

Attualmente le collisioni prodotte da Lhc hanno raggiunto la potenza di 13 tev, prossima ai 14 tev che rappresentano il limite di progettazione dell’acceleratore. Per questo, il prossimo upgrade non punterà tanto ad aumentare la potenza dei protoni, quanto la luminosità dei fasci, ovvero la quantità di particelle che vengono fatte collidere in un dato arco di tempo. E il Linac4 è parte integrante di questo progetto: il nuovo acceleratore sarà in grado di sparare particelle a 160 mev, tre volte più potenti di quelle di Linac 2. Questa e altre migliorie permetteranno al nuovo Lhc di raggiungere una luminosità cinque volte superiore a quella attuale, e di raccogliere nel prossimo ciclo di esperimenti, previsto tra il 2025 e il 2035, un numero di dati 10 volte maggiore rispetto a quello attuale.

La cerimonia di inaugurazione ufficiale di Linac4 si è tenuta ieri al Cern, ma per i prossimi anni l’apparecchio (lungo quasi 90 metri e situato a 12 metri di profondità) continuerà ad essere testato e ottimizzato. In attesa del prossimo shut down tecnico previsto per il 2019, quando Linac4 sarà infine collegato all’Lhc, per produrre infine le prime collisioni ad alta luminosità nel 2021.

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Chelsea Manning sta per lasciare il carcere

Chelsea Manning sta per lasciare il carcere

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Per Chelsea Manning la liberazione è vicina ed è già tempo di guardare al prossimo futuro, lontano dalla prigione dove dal 2010 ha scontato la pena per i segreti consegnati a Wikileaks quando era ancora il soldato Bradley Manning. Una pena ridotta grazie a una decisione di Obama allo scadere del mandato presidenziale: Manning uscirà di prigione il 17 maggio.

Un vero e proprio countdown va in scena anche sul profilo Twitter di Manning, che ha rilasciato una dichiarazione interessante e ricca di speranza nella quale afferma che “per la prima volta riesco a vedere un futuro per me stessa come Chelsea. Posso immaginare di sopravvivere e vivere come la persona che sono e che posso essere infine nel mondo fuori”. Scenari di libertà si aprono quindi per colei che ha rischiato di restare in carcere fino al 2045 e che può quindi pensare alla libertà, “qualcosa che potrò sperimentare di nuovo con amici e persone care, dopo quasi sette anni di sbarre e cemento, di periodi di confino solitario, di limitata autonomia e cura sanitaria” e pure di atti forzati, come il taglio dei capelli. Manning si dichiara grata alle persone che di fatto l’hanno tenuta in vita, dai legali ai supporter, al presidente Obama che ha esercitato il potere di commutation nei suoi riguardi.

Il futuro di Manning resta da scrivere ma un passaggio della sua dichiarazione allude forse già a un impegno, di cui è non è ancora possibile ipotizzare le modalità, “al fine di rendere migliore la vita degli altri”. Quasi un atto di gratitudine anche per quanti hanno sostenuto la  whistleblower in un percorso durissimo, che l’ha vista più volte a un passo dal suicidio, e in cui ha affrontato anche la concomitante e complessa trasformazione da Bradley a Chelsea e la conseguente battaglia anche in termini di accesso alle cure. Manning confessa che ha visto il mondo cambiare dall’interno della prigione anche “attraverso le lettere che ho ricevuto da veterani, giovani trans, genitori, politici e artisti”, missive che le sono state di aiuto nei momenti bui e che sono servite da spinta.

Una nuova pagina è destinata ad aprirsi a livello personale e pubblico per colei che ha servito una pena definita dai suoi legali Hollander e Ward “draconiana” e non pare che la battaglia sia finita, in un tentativo più largo di “ripulire la reputazione” che andrà avanti. Interessante, come sottolinea Chase Strangio dell’Aclu, sarà anche l’apporto che Manning potrà dare a diverse lotte per la giustizia, essendo certamente un testimonial di peso, in particolare per le persone che affrontano in carcere la transizione sessuale con tutti i problemi del contesto. Strangio augura anche a Chelsea di “trovare lo spazio, l’amore e il supporto” per costruire la vita che desidera, ammettendo che la transizione non sarà semplice.

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