Una mamma per amica, ci sarà almeno uno speciale di Natale?

Una mamma per amica, ci sarà almeno uno speciale di Natale?

Gilmore Girls

La stagione revival di Una mamma per amica trasmessa lo scorso autunno su Netflix ha lasciato molti stupefatti. Nonostante alcune perplessità, la conclusione sicuramente a effetto lasciava la speranza (o per lo meno la curiosità) di una continuazione della storia di Lorelai, Rory e tutto il resto dei personaggi di Stars Hollow.

Nei mesi scorsi, però, il cast ha usato grandissima prudenza sull’anticipare un seguito ufficiale, anche per gli altri impegni sopraggiunti. La creatrice Amy Sherman Palladino, per esempio, farà una nuova serie su Amazon Prime mentre Alexis Bledel è coinvolta nell’acclamata The Handmaid’s Tale. E anche se il nuovo pilot di Lauren Graham, l’interprete di Lorelai, non è stato scelto dalla Fox, anche lei si dice molto cauta: “Penso che sia molto rischioso continuare, rischi davvero di deludere il pubblico“, ha dichiarato.

Secondo Graham, infatti, la conclusione della miniserie era sensata così com’era e difficilmente si potrebbe ripeterne la magia, anche se non esclude del tutto ogni opzione: “È stata un’esperienza perfetta, non mi ci vedo a fare altri episodi in quel formato. Magari fra cinque anni avremo uno speciale di Natale, A Very Gilmore Christmas”. Che sia stato detto con ironia o con convinzione è difficile dirlo, intanto i fan tengono ancora le dita incrociate.

The post Una mamma per amica, ci sarà almeno uno speciale di Natale? appeared first on Wired.

Leggi l’articolo completo: Una mamma per amica, ci sarà almeno uno speciale di Natale?

Enjoy dice addio allo scooter sharing

Enjoy dice addio allo scooter sharing

Scooter Enjoy Mp3

Il car sharing continua a macinare successi in tutta Italia, ma lo scooter sharing, non sta percorrendo lo stesso glorioso cammino. Enjoy, il servizio di mezzi in condivisione targato Eni, ha annunciato infatti il ritiro entro la fine di giugno degli oltre 500 Mp3 Piaggio attualmente in servizio tra le strade di Milano, Roma e Catania. E il perché è presto detto: il numero di clienti interessati è stato inferiore alle attese.

Lo scooter sharing inaugurato nel luglio del 2015, che aveva scommesso sulle 3 ruote dell’Mp3 e sulla sua maggiore stabilità rispetto alle alternative a 2 ruote, pare non aver fatto breccia nel cuore degli utenti. Enjoy torna dunque a concentrarsi sulle automobili, e annuncia che a partire da oggi le sue 500 rosse potranno raggiungere anche l’aeroporto di Fiumicino, con 20 parcheggi dedicati in prossimità delle partenze. Per raggiungere lo scalo romano, oltre alla tariffa standard di 25 centesimi al minuto, sarà applicato un costo aggiuntivo di 9,50 euro a noleggio.

The post Enjoy dice addio allo scooter sharing appeared first on Wired.

Leggi l’articolo completo: Enjoy dice addio allo scooter sharing

La Corea del Nord continua a lanciare missili

La Corea del Nord continua a lanciare missili

corea del nord
(foto: l’immagine risale allo scorso aprile)

La Corea del Nord avrebbe effettuato un lancio multiplo di missili da crociera a corto raggio surface to ship, dalla città costiera di Wonsan. Secondo quanto riportano le agenzie, che citano la Difesa di Seul, il lancio è stato effettuato giovedì mattina, dalla costa orientale: i missili hanno viaggiato per circa duecento chilometri.

Continuano quindi le grandi manovre del Nord per irritare i vicini nell’area in un lancio pensato per dimostrare la capacità del Nord di diversificare le capacità missilistiche e la possibile precisione nel raggiungere specifici obiettivi, come affermato da Roh Jae-cheon, portavoce del Joint Chiefs of Staff sud-coreano.

Si tratta dell’ennesimo lancio da quando è in carica, come presidente al sud, Moon Jae-in: all’ennesima provocazione missilistica, Jae-in, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Yonhap, avrebbe avvertito che “la sola cosa che la Nord Corea può ottenere dalle provocazioni sono l’isolamento e le difficoltà economiche”.

Moon, solo poche ore prima, aveva anche annunciato una revisione sul pieno dispiegamento del sistema anti-missilistico Thaad, sostenendo che fosse necessaria una sospensione prima dell’installazione di altri quattro lanciatori addizionali.

Da parte statunitense non ci sono particolari commenti, dal dipartimento di Stato o dalla difesa e la Cnn scrive che il Pentagono non intenderebbe commentare su lanci di missili non in grado di porre una minaccia a lungo raggio.

The post La Corea del Nord continua a lanciare missili appeared first on Wired.

Leggi l’articolo completo: La Corea del Nord continua a lanciare missili

Vaccini, ora l’obbligo è in vigore. Ma le Asl riusciranno a vaccinare tutti?

Vaccini, ora l’obbligo è in vigore. Ma le Asl riusciranno a vaccinare tutti?

Foto: Daniel Paquet on Flickr. License CC BY 2.0
Foto: Daniel Paquet on Flickr. License CC BY 2.0

Vaccini obbligatori, ora è ufficiale. Con la firma del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, il Dl 73-2017 è in vigore. Questo significa che a settembre si dovrà presentare a scuola il certificato vaccinale. E che le famiglie inadempienti pagheranno una multa da 500 a 7.500 euro. E, se si tratta di asili nidi o scuole dell’infanzia, i bambini non vaccinati non potranno essere iscritti.

Questa la lettera del decreto, ora all’esame del Parlamento. Che ha 60 giorni di tempo per convertirlo in legge, pena la sua decadenza. Anche una volta approvato da Camera e Senato, però, la partita non sarà chiusa. Il Codacons, ad esempio, ha lanciato una petizione on line contro il decreto. E già all’atto della sua approvazione da parte del Consiglio dei ministri aveva annunciato la volontà di impugnarlo.

In attesa degli sviluppi, resta da capire se sarà possibile applicarlo. Ovvero se le aziende sanitarie saranno in grado di gestire la ‘corsa’ alla vaccinazione di quei bambini non sottoposti a profilassi. “Il carico di lavoro può mettere in difficoltà. Ma sono fiducioso, mi aspetto che lo sappiano superare”. A parlare è Stefano Marinoni, pediatra e referente dell’Associazione culturale pediatri per il Friuli Venezia Giulia. Regione di quel Triveneto dove le coperture vaccinali sono tra le più basse d’Italia.

Un ottimismo, quello di Marinoni, che nasce dall’esperienza sul campo. “Qualche mese fa, quando si è parlato di meningite, c’è stato un grande aumento delle richieste di vaccinazione. E le aziende friulane le hanno affrontate”. Non solo. Il Friuli, insieme al Veneto, ha anche visto il caso di un’infermiera accusata di aver finto di vaccinare i bambini. Una volta scoperto, le Asl hanno dovuto richiamare 7mila piccoli pazienti per immunizzarli. Situazione certamente non voluta dai vertici aziendali, ma che ha finito per funzionare come stress test in vista dell’entrata in vigore del decreto.

“Mi auguro che saremo in grado di gestire questa situazione, ma dubito che ce la faremo”, afferma invece Andrea Grignolio, docente di Storia della medicina alla Sapienza Università di Roma. “Se vedo come sono state gestite le emergenze legate alla meningite o al morbillo, tenderei a dire che le Asl si ingolferanno nei prossimi mesi”. E non è l’unico problema.

“Laddove c’è l’obbligo, c’è anche la possibilità che ci siano false certificazioni. Anche in questo caso, l’esempio è quello dell’infermiera trevigiana. Ma “pure in Francia, a Tours, un bambino ha contratto il tetano. Eppure il certificato diceva che era stato vaccinato”. Alla fine, il pediatra che lo aveva in cura è stato radiato. Tutto questo per dire che “bisogna pensare anche a questo aspetto. Capire se basti una certificazione o non siano necessari ulteriori controlli”.

Questo sul piano legislativo. Sul piano culturale rimane tutta da giocare la battaglia contro l’anti-intellettualismo e il populismo. L’idea cioè che il parere degli esperti non valga nulla. “Quando la politica dice questo, quando afferma che parla direttamente con il popolo, senza intermediazioni, emerge un problema culturale”. E come lo si affronta? Due le strade. La prima la indicano le neuroscienze cognitive, “che ci dicono cosa sono i bias cognitivi” e come affrontarli.

L’altra riguarda i big data. Che permettono di capire che “questo atteggiamento è fortemente tribale, elitario. Riguarda le cosiddette eco chamber, persone che nonostante la Rete offra tante informazioni si settorializzano e si clusterizzano”. Non è un caso, secondo Grignolio, che “sia l’infemiera veneta che il medico di Ancona (indagato per omicidio colposo dopo che un suo paziente di 7 anni è morto per un’otite ‘curata’ con rimedi omeopatici, ndr) fossero membri di una setta religiosa”.

Certo, difficile far cambiare idea a quel 5% di antivaccinisti radicali. Ma quel 10% di popolazione che Grignolio definisce “esitante” può essere convinta a vaccinare i propri figli. Magari affiancando un sistema di incentivi all’obbligo introdotto dal decreto. Che, con il Movimento 5 stelle che l’ha già definito “irricevibile”, ora è atteso da una lunga battaglia parlamentare.

The post Vaccini, ora l’obbligo è in vigore. Ma le Asl riusciranno a vaccinare tutti? appeared first on Wired.

Leggi l’articolo completo: Vaccini, ora l’obbligo è in vigore. Ma le Asl riusciranno a vaccinare tutti?

Perché il latte crudo può essere pericoloso?

Perché il latte crudo può essere pericoloso?

latte (Foto via Pixabay)

In Puglia nei giorni scorsi sono stati segnalati tre casi di bambini con una malattia acuta: Seu, Sindrome emolitico-uremica. Una bambina di poco più di un anno, ricoverata presso l’Ospedale Giovanni XXIII di Bari, è deceduta. I casi arriverebbero tutti dalla zona di Altamura e la Regione Puglia, si legge sul sito istituzionale, ha allestito un tavolo tecnico per analizzare e monitorare la situazione. Situazione che, riporta la nota della Regione senza approfondire, non rappresenta un’emergenza e sarebbe da riferire probabilmente da una “contaminazione derivata dall’uso non corretto di latte crudo che non può essere assolutamente utilizzato per l’alimentazione umana se non previo trattamento”.

Secondo alcuni giornali il latte crudo in questione potrebbe essere quello proveniente da alcune vaschette di gelato e sarebbero in corso analisi su campioni raccolti da bar, supermercati e caseifici della zona che potrebbero aiutare a chiarire la situazione. Ma cos’è la Seu ed è possibile che il latte crudo sia responsabile di rischi del genere?

La Seu, riferisce l’Istituto superiore di sanità (Iss), è una patologia rara acuta che colpisce soprattutto anziani e bambini piccoli, che nelle prime fasi compare con diarrea (ma non sempre), spesso emorragica, vomito e intenso dolore addominale, a cui si accompagnano la comparsa di anemia emolitica microangiopatica, ridotto numero di piastrine (piastrinopenia) e insufficienza renale acuta a causa della quale molto spesso è necessario ricorrere alla dialisi. In alcuni casi possono comparire anche confusione, obnubilamento sensorio e convulsioni. La Seu è una condizione grave, spesso con decorso rapido che può essere anche mortale. A causarla generalmente è una complicazione di un’infezione intestinale batterica data da ceppi di Escherichia coli produttori di una tossina detta vero-citotossina o Shiga-tossina (Vtec), trasmessa per via alimentare o oro-fecale. Per questo la prevenzione mira a ridurre l’esposizione, attraverso l’osservanza di norme igieniche di base (quali il lavaggio delle mani, evitare il contatto con feci di ruminanti o liquami contaminati da queste e limitare il contatto con chi è colpito da infezioni intestinali) ed evitando il consumo di alimenti poco cotti o crudi, tra cui il latte non pastorizzato e i suoi derivati, possibile sorgente contaminanti. Quel latte che oggi figura nelle possibili cause dei casi di Seu in Puglia.

Il latte crudo, come da definizione riportata sul sito del ministero della Salute, è il latte “appena munto e refrigerato a temperature non superiori a 4°C, non sottoposto ad alcun trattamento termico”, disponibile generalmente tramite distributori automatici. A differenza del latte pastorizzato, microfiltrato o a lunga conservazione – che subiscono trattamenti a temperature più o meno elevate per eliminare in parte o totalmente microrganismi che potrebbero essere presenti e causare danni, ma anche per migliorarne la conservabilità – il latte crudo non subisce invece nessun trattamento. Questo significa che possono occasionalmente essere presenti anche batteri pericolosi per la salute, derivanti da una contaminazione per così dire intrinseca (come un’infezione sistemica o locale dell’animale) o estrinseca (come da contaminazione fecale o contatto con l’ambiente più in generale).

Alcuni di questi patogeni e relative tossine sono appunto patogeni per i bovini, altri innocui, altri innocui per i bovini ma patogeni per l’uomo, come Escherichia coli enteropatogeni, E.coli O157 e altri E.coli produttori di verocitotossina, e Campylobacter jejuni, causa di enteriti e sindrome emolitico uremica, la stessa di cui si parla per i casi segnalati in Puglia. Ma tra quelli occasionalmente o meno patogeni per bovini e per l’uomo si annoverano anche patogeni che nell’uomo possono causare listeriosi, diarrea da salmonella, brucellosi e tubercolosi perché il latte crudo può appunto veicolare i rispettivi agenti patogeni, e anche il virus dell’encefalite da zecche (Tbev).

Come ricorda il ministero della Salute, esistono dei criteri e delle norme per garantire il rispetto delle norme igienico sanitarie e la salubrità del latte, così come dei servizi di monitoraggio e vigilanza veterinaria, ma non è possibile comunque escludere del tutto il rischio di contaminazione del latte crudo. Per questo, a principio di tutela del consumatore, è obbligatorio riportare nell’etichettatura del latte crudo la dicitura “da consumarsi previa bollitura” e informare sulle corrette modalità di consumo e conservazione. Una lezione che gli esperti di salute pubblica, come ricorda Dario Bressanini nel suo blog qualche tempo fa, hanno imparato dalla storia, ricordando i vantaggi che la pastorizzazione del latte ha portato nel ridurre la mortalità infantile.

Anche l’Efsa, l’autorità europea per la sicurezza alimentare, si è espressa in materia dei pericoli derivanti dal consumo di latte crudo, con un documento nel 2015 in cui raccomandava uno sforzo nella comunicazione del rischio ai consumatori. Consumatori che sceglierebbero il latte fresco per una grande varietà di motivi, sia perché ritenuto a maggior contenuto di nutrienti, meno allergenico e più sostenibile.

Sulla contaminazione per i casi in Puglia per ora sono state avanzate solo ipotesi che, come accennato, chiamano in causa il consumo di latte crudo usato durante una preparazione gelatiera. In questo caso si legge nella legge dell’8 novembre 2012, 189, deve esere garantito il trattamento termico del latte crudo (come previsto da regolamento CE n. 853/2004).

The post Perché il latte crudo può essere pericoloso? appeared first on Wired.

Leggi l’articolo completo: Perché il latte crudo può essere pericoloso?

Honor 9 sarà annunciato il 12 giugno, ma di lui sappiamo già tutto

Honor 9 sarà annunciato il 12 giugno, ma di lui sappiamo già tutto

(Foto: Weibo)
(Foto: Weibo)

Cresce l’attenzione per Honor 9, il prossimo smartphone di punta che la casa sussidiaria di Huawei lancerà con lo scopo di bissare il successo del precedente Honor 8 uscito nell’estate 2016. La presentazione europea avverrà il 27 giugno a Berlino, ma già lunedì prossimo sarà svelato in patria e le indiscrezioni relative al gadget sono ormai impossibili da contenere.

(Foto: Honor)
(Foto: Honor)

L’ultima riguarda il sistema operativo impiegato dal telefono, che pur rimanendo Android come nei gadget predecessori, potrebbe essere corredato di un’interfaccia utente tutta nuova, almeno per il pubblico occidentale. Si tratterebbe della Magic Live UI, che il produttore cinese finora ha impiegato solamente nel suo smartphone sperimentale Honor Magic. L’interfaccia utente stravolge in modo abbastanza pesante l’esperienza d’uso di Android ed è pensata per fare ampio uso dell’intelligenza artificiale, ad esempio accendendo e spegnendo da solo il telefono quando impugnato, o impedendo la visualizzazione delle notifiche da parte di estanei tramite il riconoscimento oculare.

Non è chiaro se la Magic Live UI arriverà anche nella versione occidentale di Honor 9 o se invece da noi vedremo la classica interfaccia EMUI utilizzata da Honor e Huawei sui suoi gadget: questo dettaglio lo scopriremo a fine mese. Tramite la consueta ridda di indiscrezioni, del futuro smartphone sappiamo praticamente tutto il resto: dal design in alluminio e vetro, al processore fatto in casa Kirin 960 (lo stesso di Huawei P10) accompagnato da 4 o 6 GB di RAM, passando per memoria di stoccaggio da 64 o 128 GB espandibile tramite schede microSD, display Full HD da 5,15 pollici, doppia fotocamera con sensori da 20 e 12 Mpixel e batteria non rimovibile da 3100 mAh.

(Foto: Tenaa)
(Foto: Tenaa)

Le conferme arriveranno il 12 giugno, mentre per sapere i prezzi relativi al mercato italiano e l’eventuale presenza della fantomatica Magic Live UI occorrerà aspettare la fine del mese.

The post Honor 9 sarà annunciato il 12 giugno, ma di lui sappiamo già tutto appeared first on Wired.

Leggi l’articolo completo: Honor 9 sarà annunciato il 12 giugno, ma di lui sappiamo già tutto

Per chi fa coding, ecco il terminale a tema Pokémon

Per chi fa coding, ecco il terminale a tema Pokémon

Per gli appassionati di coding stanco dei soliti sfondi,c’è oggi un’alternativa, cioè un terminale a tema Pokémon. Per la serie “unire l’utile al dilettevole”, uno studente di Computer Science, che su GitHub si chiama LazoCoder, ha inventato il Pokémon Terminal, cioè un’estensione di iTerm2, un programma che emula un terminale video per macOS, che di fatto rimpiazza lo sfondo monotono con un’immagine ispirata a un Pokemon a scelta.

La collezione vanta quasi 500 immagini di sfondo tra cui fare la propria scelta (si può effettuare la ricerca per nome, all’occorrenza), anche se è chiaro che se ne possano aggiungere di personalizzate. Ci sarebbe da catturarli tutti, tanto per restare in tema. Per sfruttare il Pokemon Terminal, oltre ad iTerm2, il sistema deve essere dotato di Python 3.5 o successivi. 

Chi stesse obiettando “lo sfondo dei terminali non è colorato per ovvi motivi”, non ha tutti i torti, ma per facilitare la visualizzazione basta optare per una scritta nera con una maggior trasparenza dell’immagine sottostante.

The post Per chi fa coding, ecco il terminale a tema Pokémon appeared first on Wired.

Leggi l’articolo completo: Per chi fa coding, ecco il terminale a tema Pokémon

Una settimana con il Nokia 3310

Una settimana con il Nokia 3310
var galleryContent5938ea2a71a10 = {
“ID”: “182074”,
“title”: “Una settimana con il Nokia 3310”,
“next_gallery_id”: -1,
“post_url”: “https://www.wired.it/mobile/smartphone/2017/06/08/test-nokia-3310/”,
“next_post_id”: null,
“is_ring”: false,
“type”: “”,
“type_code”: “”,
“images”: [{
“ID”:”173505″,
“title”: “Nokia 3310”,
“short_description”: “”,
“long_description”: “Foto: Mauro Tacchinardi/Wired”,
“type”: “Generica”,
“big_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2015/03/27163611/1488206170_mwc17-%E2%80%93-nokia-4.jpg”,
“mid_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2015/03/27163611/1488206170_mwc17-%E2%80%93-nokia-4.jpg”,
“thumb_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2015/03/27163611/1488206170_mwc17-%E2%80%93-nokia-4.jpg”,
“is_video”: false,
“video_reference_id”: null,
“meta”: {
“links”: {
“gallery”: “”
}
},
“photographer”: “”,
“url_bollino”: null,
“orientation”: “”,
“price”: null
},{
“ID”:”173507″,
“title”: “Nokia 3310”,
“short_description”: “”,
“long_description”: “Foto: Mauro Tacchinardi/Wired”,
“type”: “Generica”,
“big_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2015/03/27163626/1488206185_mwc17-%E2%80%93-nokia-6.jpg”,
“mid_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2015/03/27163626/1488206185_mwc17-%E2%80%93-nokia-6.jpg”,
“thumb_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2015/03/27163626/1488206185_mwc17-%E2%80%93-nokia-6.jpg”,
“is_video”: false,
“video_reference_id”: null,
“meta”: {
“links”: {
“gallery”: “”
}
},
“photographer”: “”,
“url_bollino”: null,
“orientation”: “”,
“price”: null
},{
“ID”:”173506″,
“title”: “Nokia 3310”,
“short_description”: “”,
“long_description”: “Foto: Mauro Tacchinardi/Wired”,
“type”: “Generica”,
“big_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2015/03/27163619/1488206178_mwc17-%E2%80%93-nokia-5.jpg”,
“mid_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2015/03/27163619/1488206178_mwc17-%E2%80%93-nokia-5.jpg”,
“thumb_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2015/03/27163619/1488206178_mwc17-%E2%80%93-nokia-5.jpg”,
“is_video”: false,
“video_reference_id”: null,
“meta”: {
“links”: {
“gallery”: “”
}
},
“photographer”: “”,
“url_bollino”: null,
“orientation”: “”,
“price”: null
},{
“ID”:”173510″,
“title”: “Nokia 3310”,
“short_description”: “”,
“long_description”: “Foto: Mauro Tacchinardi/Wired”,
“type”: “Generica”,
“big_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2015/03/27163651/1488206210_mwc17-%E2%80%93-nokia-9.jpg”,
“mid_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2015/03/27163651/1488206210_mwc17-%E2%80%93-nokia-9.jpg”,
“thumb_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2015/03/27163651/1488206210_mwc17-%E2%80%93-nokia-9.jpg”,
“is_video”: false,
“video_reference_id”: null,
“meta”: {
“links”: {
“gallery”: “”
}
},
“photographer”: “”,
“url_bollino”: null,
“orientation”: “”,
“price”: null
},{
“ID”:”173509″,
“title”: “Nokia 3310”,
“short_description”: “”,
“long_description”: “Foto: Mauro Tacchinardi/Wired”,
“type”: “Generica”,
“big_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2015/03/27163644/1488206203_mwc17-%E2%80%93-nokia-8.jpg”,
“mid_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2015/03/27163644/1488206203_mwc17-%E2%80%93-nokia-8.jpg”,
“thumb_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2015/03/27163644/1488206203_mwc17-%E2%80%93-nokia-8.jpg”,
“is_video”: false,
“video_reference_id”: null,
“meta”: {
“links”: {
“gallery”: “”
}
},
“photographer”: “”,
“url_bollino”: null,
“orientation”: “”,
“price”: null
},{
“ID”:”173508″,
“title”: “Nokia 3310”,
“short_description”: “”,
“long_description”: “Foto: Mauro Tacchinardi/Wired”,
“type”: “Generica”,
“big_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2015/03/27163633/1488206193_mwc17-%E2%80%93-nokia-7.jpg”,
“mid_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2015/03/27163633/1488206193_mwc17-%E2%80%93-nokia-7.jpg”,
“thumb_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2015/03/27163633/1488206193_mwc17-%E2%80%93-nokia-7.jpg”,
“is_video”: false,
“video_reference_id”: null,
“meta”: {
“links”: {
“gallery”: “”
}
},
“photographer”: “”,
“url_bollino”: null,
“orientation”: “”,
“price”: null
},{
“ID”:”173504″,
“title”: “Nokia 3310”,
“short_description”: “”,
“long_description”: “Foto: Mauro Tacchinardi/Wired”,
“type”: “Generica”,
“big_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2015/03/27163608/1488206168_mwc17-%E2%80%93-nokia-3.jpg”,
“mid_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2015/03/27163608/1488206168_mwc17-%E2%80%93-nokia-3.jpg”,
“thumb_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2015/03/27163608/1488206168_mwc17-%E2%80%93-nokia-3.jpg”,
“is_video”: false,
“video_reference_id”: null,
“meta”: {
“links”: {
“gallery”: “”
}
},
“photographer”: “”,
“url_bollino”: null,
“orientation”: “”,
“price”: null
},{
“ID”:”179660″,
“title”: “Nokia 3310”,
“short_description”: “”,
“long_description”: “(Foto: HMD Global)”,
“type”: “Generica”,
“big_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2017/05/10145929/1494413963_Nokia-3310-2.jpg”,
“mid_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2017/05/10145929/1494413963_Nokia-3310-2.jpg”,
“thumb_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2017/05/10145929/1494413963_Nokia-3310-2.jpg”,
“is_video”: false,
“video_reference_id”: null,
“meta”: {
“links”: {
“gallery”: “”
}
},
“photographer”: “”,
“url_bollino”: null,
“orientation”: “”,
“price”: null
},{
“ID”:”179033″,
“title”: “Nokia 3310”,
“short_description”: “”,
“long_description”: “(Foto: HMD Global)”,
“type”: “Generica”,
“big_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2017/05/03142021/1493806820_Nokia-3310-dust.jpg”,
“mid_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2017/05/03142021/1493806820_Nokia-3310-dust.jpg”,
“thumb_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2017/05/03142021/1493806820_Nokia-3310-dust.jpg”,
“is_video”: false,
“video_reference_id”: null,
“meta”: {
“links”: {
“gallery”: “”
}
},
“photographer”: “”,
“url_bollino”: null,
“orientation”: “”,
“price”: null
},{
“ID”:”173502″,
“title”: “Nokia 3310”,
“short_description”: “”,
“long_description”: “Foto: Mauro Tacchinardi/Wired”,
“type”: “Generica”,
“big_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2015/03/27163553/1488206152_mwc17-%E2%80%93-nokia-10.jpg”,
“mid_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2015/03/27163553/1488206152_mwc17-%E2%80%93-nokia-10.jpg”,
“thumb_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2015/03/27163553/1488206152_mwc17-%E2%80%93-nokia-10.jpg”,
“is_video”: false,
“video_reference_id”: null,
“meta”: {
“links”: {
“gallery”: “”
}
},
“photographer”: “”,
“url_bollino”: null,
“orientation”: “”,
“price”: null
}],
“related”: [{
“ID”:”182264″,
“title”: “Ecco le armature da samurai per cani e gatti”,
“url”: “https://www.wired.it/gadget/accessori/2017/06/07/armature-samurai-cani-gatti/”,
“timeago”: “18 h”,
“category_name”: “Accessori”,
“category_link”: “https://www.wired.it/gadget/accessori/”,
“author”: null,
“image_count”: null,
“gallery_id”: null,
“squared_image”: {
“source”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2017/06/07142516/1496831115_Samurai-Age.jpg”,
“is_gif”: false,
“is_image”: true,
“attachment”: {
“id”: 182265,
“width”: 1050,
“height”: 590,
“file”: null,
“sizes”: {
“q-139-139”: {
“width”: 139,
“height”: 139,
“url”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2017/06/07142516/1496831115_Samurai-Age-307×307.jpg”
}
}
}
}
},{
“ID”:”181816″,
“title”: “LG ProBeam, il proiettore laser che puoi usare anche di giorno”,
“url”: “https://www.wired.it/gadget/audio-e-tv/2017/06/07/lg-probeam-il-proiettore-laser-che-puoi-usare-anche-di-giorno/”,
“timeago”: “7 Giu”,
“category_name”: “Audio e TV”,
“category_link”: “https://www.wired.it/gadget/audio-e-tv/”,
“author”: null,
“image_count”: null,
“gallery_id”: null,
“squared_image”: {
“source”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2017/06/01101901/1496297939_LG-ProBeam.jpg”,
“is_gif”: false,
“is_image”: true,
“attachment”: {
“id”: 181875,
“width”: 1050,
“height”: 590,
“file”: null,
“sizes”: {
“q-139-139”: {
“width”: 139,
“height”: 139,
“url”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2017/06/01101901/1496297939_LG-ProBeam-307×307.jpg”
}
}
}
}
},{
“ID”:”182045″,
“title”: “Sea Sider, la bici a motore per gli amanti del surf”,
“url”: “https://www.wired.it/gadget/outdoor/2017/06/07/sea-sider-bici-a-motore-per-amanti-surf/”,
“timeago”: “7 Giu”,
“category_name”: “Outdoor”,
“category_link”: “https://www.wired.it/gadget/outdoor/”,
“author”: null,
“image_count”: null,
“gallery_id”: null,
“squared_image”: {
“source”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2017/06/05161221/1496664740_Sea-Sider.jpg”,
“is_gif”: false,
“is_image”: true,
“attachment”: {
“id”: 182046,
“width”: 1050,
“height”: 590,
“file”: null,
“sizes”: {
“q-139-139”: {
“width”: 139,
“height”: 139,
“url”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2017/06/05161221/1496664740_Sea-Sider-307×307.jpg”
}
}
}
}
},{
“ID”:”182158″,
“title”: “Monument Valley II, il ritorno del videogioco onirico”,
“url”: “https://www.wired.it/mobile/app/2017/06/06/monument-valley-ii-ritorno-videogioco-onirico/”,
“timeago”: “6 Giu”,
“category_name”: “App”,
“category_link”: “https://www.wired.it/mobile/app/”,
“author”: null,
“image_count”: null,
“gallery_id”: null,
“squared_image”: {
“source”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2017/06/06143429/1496745269_Monument-Valley-2.jpg”,
“is_gif”: false,
“is_image”: true,
“attachment”: {
“id”: 182159,
“width”: 1050,
“height”: 590,
“file”: null,
“sizes”: {
“q-139-139”: {
“width”: 139,
“height”: 139,
“url”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2017/06/06143429/1496745269_Monument-Valley-2-307×307.jpg”
}
}
}
}
}]};

Foto: Mauro Tacchinardi/WiredSfoglia gallery10 immagini

Nokia 3310 Foto: Mauro Tacchinardi/Wired

globalData.fldNumPhoto = ’10’;

Nokia 3310
Nokia 3310 Foto: Mauro Tacchinardi/Wired
Nokia 3310
Nokia 3310 Foto: Mauro Tacchinardi/Wired
Nokia 3310
Nokia 3310 Foto: Mauro Tacchinardi/Wired
Nokia 3310
Nokia 3310 Foto: Mauro Tacchinardi/Wired
Nokia 3310
Nokia 3310 Foto: Mauro Tacchinardi/Wired
Nokia 3310
Nokia 3310 Foto: Mauro Tacchinardi/Wired
Nokia 3310
Nokia 3310 Foto: Mauro Tacchinardi/Wired
Nokia 3310
Nokia 3310 (Foto: HMD Global)
Nokia 3310
Nokia 3310 (Foto: HMD Global)
Nokia 3310
Nokia 3310 Foto: Mauro Tacchinardi/Wired

Il 3310 arriva a casa in una scatoletta di cartone con il classico design minimal-Nokia del tempo che fu. Dentro c’è il telefono, la batteria, il caricabatteria, auricolare e foglietto con le istruzioni base. Mentre lo guardi tra il divertito e il curioso il primo commento te lo fa la fidanzata, che ti conosce bene: “Finalmente per una settimana non starai sempre con il telefono in mano”.

Foto: Lorenzo Fantoni/Wired
Foto: Lorenzo Fantoni/Wired

Nokia 3310

Prima di iniziare, alcune regole di ingaggio per il test. Ti porterai dietro uno smartphone, giusto per le emergenze, e un tablet che usi per leggere e prendere appunti, ma per il resto dovrai fare tutto con il 3310 e gli eventuali wifi gratuiti che potrai sfruttare col tablet. Niente router portatili, niente tethering dagli amici, niente trucchetti.

La prima sfida: aprirlo
Forse non sarà resistente come suo padre, ma per accedere il vano posteriore e inserire la sim rischi di strapparti l’unghia del pollice. Alla fine la plastica cede e finalmente la microsim (meno male che non hai quelle ancora più piccole) e la batteria possono andare al loro posto.

nokia3310

Lo accendi: la scritta Nokia e la musichetta iniziale sono la sberla che aspettavi, quel fiotto di metadone nostalgico dritto nell’aorta che porta impercettibilmente in su l’angolo destro della tua bocca, mentre il cervello ti manda le diapositive del liceo, i tornei di Snake sotto il banco, gli squillini, la Summer Card. Quando al cinema ti ricordi di averlo in tasca mentre vedi il film su Baywatch e ti chiedi in che anno sei finito. È la sensazione che spingerà molti a comprarlo, come hanno comprato il Nes Mini, quel millesimo di secondo che nella tua testa dura almeno un minuto.

Finita la botta e ristretta la pupilla configuri la lingua, la data, poi vai nella rubrica e ti ricordi che hai dimenticato di portare i contatti sulla sim. La sincronizzazione con l’account di Google te la puoi scordare e di riaprirlo di nuovo non se ne parla, troppa fatica, quindi importi a mano giusto i contatti fondamentali: la mamma e la fidanzata. Gli altri si dovranno accontentare un “pronto” un po’ più dubbioso del solito.

var galleryContent5938ea2a7c9b0 = {
“ID”: “182074”,
“title”: “Una settimana con il Nokia 3310”,
“next_gallery_id”: -1,
“post_url”: “https://www.wired.it/mobile/smartphone/2017/06/08/test-nokia-3310/”,
“next_post_id”: null,
“is_ring”: false,
“type”: “”,
“type_code”: “”,
“images”: [{
“ID”:”182223″,
“title”: “Il vecchio Nokia 3310”,
“short_description”: “”,
“long_description”: “Foto: Gaia Berruto/Wired”,
“type”: “Generica”,
“big_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2017/06/07122010/1496823606_IMG_6035.jpg”,
“mid_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2017/06/07122010/1496823606_IMG_6035.jpg”,
“thumb_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2017/06/07122010/1496823606_IMG_6035.jpg”,
“is_video”: false,
“video_reference_id”: null,
“meta”: {
“links”: {
“gallery”: “”
}
},
“photographer”: “”,
“url_bollino”: null,
“orientation”: “”,
“price”: null
},{
“ID”:”182225″,
“title”: “Il vecchio Nokia 3310”,
“short_description”: “”,
“long_description”: “Foto: Gaia Berruto/Wired”,
“type”: “Generica”,
“big_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2017/06/07122016/1496823616_IMG_6036.jpg”,
“mid_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2017/06/07122016/1496823616_IMG_6036.jpg”,
“thumb_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2017/06/07122016/1496823616_IMG_6036.jpg”,
“is_video”: false,
“video_reference_id”: null,
“meta”: {
“links”: {
“gallery”: “”
}
},
“photographer”: “”,
“url_bollino”: null,
“orientation”: “”,
“price”: null
},{
“ID”:”182226″,
“title”: “Il vecchio Nokia 3310”,
“short_description”: “”,
“long_description”: “Foto: Gaia Berruto/Wired”,
“type”: “Generica”,
“big_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2017/06/07122021/1496823621_IMG_6037.jpg”,
“mid_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2017/06/07122021/1496823621_IMG_6037.jpg”,
“thumb_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2017/06/07122021/1496823621_IMG_6037.jpg”,
“is_video”: false,
“video_reference_id”: null,
“meta”: {
“links”: {
“gallery”: “”
}
},
“photographer”: “”,
“url_bollino”: null,
“orientation”: “”,
“price”: null
},{
“ID”:”182227″,
“title”: “Il vecchio Nokia 3310”,
“short_description”: “”,
“long_description”: “Foto: Gaia Berruto/Wired”,
“type”: “Generica”,
“big_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2017/06/07122027/1496823626_IMG_6038.jpg”,
“mid_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2017/06/07122027/1496823626_IMG_6038.jpg”,
“thumb_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2017/06/07122027/1496823626_IMG_6038.jpg”,
“is_video”: false,
“video_reference_id”: null,
“meta”: {
“links”: {
“gallery”: “”
}
},
“photographer”: “”,
“url_bollino”: null,
“orientation”: “”,
“price”: null
},{
“ID”:”182228″,
“title”: “Il vecchio Nokia 3310”,
“short_description”: “”,
“long_description”: “Foto: Gaia Berruto/Wired”,
“type”: “Generica”,
“big_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2017/06/07122033/1496823632_IMG_6039.jpg”,
“mid_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2017/06/07122033/1496823632_IMG_6039.jpg”,
“thumb_image_path”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2017/06/07122033/1496823632_IMG_6039.jpg”,
“is_video”: false,
“video_reference_id”: null,
“meta”: {
“links”: {
“gallery”: “”
}
},
“photographer”: “”,
“url_bollino”: null,
“orientation”: “”,
“price”: null
}],
“related”: [{
“ID”:”182264″,
“title”: “Ecco le armature da samurai per cani e gatti”,
“url”: “https://www.wired.it/gadget/accessori/2017/06/07/armature-samurai-cani-gatti/”,
“timeago”: “18 h”,
“category_name”: “Accessori”,
“category_link”: “https://www.wired.it/gadget/accessori/”,
“author”: null,
“image_count”: null,
“gallery_id”: null,
“squared_image”: {
“source”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2017/06/07142516/1496831115_Samurai-Age.jpg”,
“is_gif”: false,
“is_image”: true,
“attachment”: {
“id”: 182265,
“width”: 1050,
“height”: 590,
“file”: null,
“sizes”: {
“q-139-139”: {
“width”: 139,
“height”: 139,
“url”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2017/06/07142516/1496831115_Samurai-Age-307×307.jpg”
}
}
}
}
},{
“ID”:”181816″,
“title”: “LG ProBeam, il proiettore laser che puoi usare anche di giorno”,
“url”: “https://www.wired.it/gadget/audio-e-tv/2017/06/07/lg-probeam-il-proiettore-laser-che-puoi-usare-anche-di-giorno/”,
“timeago”: “7 Giu”,
“category_name”: “Audio e TV”,
“category_link”: “https://www.wired.it/gadget/audio-e-tv/”,
“author”: null,
“image_count”: null,
“gallery_id”: null,
“squared_image”: {
“source”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2017/06/01101901/1496297939_LG-ProBeam.jpg”,
“is_gif”: false,
“is_image”: true,
“attachment”: {
“id”: 181875,
“width”: 1050,
“height”: 590,
“file”: null,
“sizes”: {
“q-139-139”: {
“width”: 139,
“height”: 139,
“url”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2017/06/01101901/1496297939_LG-ProBeam-307×307.jpg”
}
}
}
}
},{
“ID”:”182045″,
“title”: “Sea Sider, la bici a motore per gli amanti del surf”,
“url”: “https://www.wired.it/gadget/outdoor/2017/06/07/sea-sider-bici-a-motore-per-amanti-surf/”,
“timeago”: “7 Giu”,
“category_name”: “Outdoor”,
“category_link”: “https://www.wired.it/gadget/outdoor/”,
“author”: null,
“image_count”: null,
“gallery_id”: null,
“squared_image”: {
“source”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2017/06/05161221/1496664740_Sea-Sider.jpg”,
“is_gif”: false,
“is_image”: true,
“attachment”: {
“id”: 182046,
“width”: 1050,
“height”: 590,
“file”: null,
“sizes”: {
“q-139-139”: {
“width”: 139,
“height”: 139,
“url”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2017/06/05161221/1496664740_Sea-Sider-307×307.jpg”
}
}
}
}
},{
“ID”:”182158″,
“title”: “Monument Valley II, il ritorno del videogioco onirico”,
“url”: “https://www.wired.it/mobile/app/2017/06/06/monument-valley-ii-ritorno-videogioco-onirico/”,
“timeago”: “6 Giu”,
“category_name”: “App”,
“category_link”: “https://www.wired.it/mobile/app/”,
“author”: null,
“image_count”: null,
“gallery_id”: null,
“squared_image”: {
“source”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2017/06/06143429/1496745269_Monument-Valley-2.jpg”,
“is_gif”: false,
“is_image”: true,
“attachment”: {
“id”: 182159,
“width”: 1050,
“height”: 590,
“file”: null,
“sizes”: {
“q-139-139”: {
“width”: 139,
“height”: 139,
“url”: “https://images.wired.it/wp-content/uploads/2017/06/06143429/1496745269_Monument-Valley-2-307×307.jpg”
}
}
}
}
}]};

Foto: Gaia Berruto/WiredSfoglia gallery5 immagini

Il vecchio Nokia 3310 Foto: Gaia Berruto/Wired

globalData.fldNumPhoto = ‘5’;

Il vecchio Nokia 3310
Il vecchio Nokia 3310 Foto: Gaia Berruto/Wired
Il vecchio Nokia 3310
Il vecchio Nokia 3310 Foto: Gaia Berruto/Wired
Il vecchio Nokia 3310
Il vecchio Nokia 3310 Foto: Gaia Berruto/Wired
Il vecchio Nokia 3310
Il vecchio Nokia 3310 Foto: Gaia Berruto/Wired
Il vecchio Nokia 3310
Il vecchio Nokia 3310 Foto: Gaia Berruto/Wired

La fotocamera sembra un po’ la metafora di una pizzeria modesta ma buona che nel menu ti mette anche la carne e i piatti di pesce surgelato. Inutile, anzi, quasi dannoso. Ok, ci sembra impossibile che un telefono ne sia privo, ma questo solo perché condividiamo immagini con troppa facilità, nessuno condividerà niente con il 3310, se non con molta fatica, quindi perché inserire una camera che oltretutto ha una risoluzione molto bassa e che è quasi inservibile senza la piena luce del giorno?

16991706_10211216043211216_5758726499800088127_o
Foto: Lorenzo Fantoni/Wired

L’esperienza di farsi un selfie solo con la fotocamera posteriore ti ricorda come mai nell’era preistorica degli autoscatti la maggior parte delle foto venivano fatte in bagno, di fronte a uno specchio in cui intuire il possibile risultato. L’immagine ti restituisce un’impressione incerta del tipo “ma avrà scattato?” e leggermente sfuocata, con pochi dettagli. C’è chi lavora duramente per ottenere lo stesso effetto con un filtro Instagram.

Che poi alla fine perché hai quest’ansia da disconnessione? Un browser c’è no? Che sarà mai, mica sei così lontano dal mondo, se vuoi leggere una mail o qualche notizia al volo ce la farai di sicuro, anche se il browser di Opera mini trasforma ogni sito in un’esperienza molto simile al web anni ’90. BBC News sembra Geocities, Facebook il blog in html che avevi tentato di fare con Dreamweaver (fallendo miseramente), però riesci persino a caricare il selfie.

Ma come mai la navigazione è così lenta? Ah già, il 3310 va in 2G e tu sei con la Tre, che non ce l’ha, quindi vai in roaming.

Si prospetta una settimana lunga.

Nokia 3310
Foto: Lorenzo Fantoni/Wired

Fuori, verso l’ignoto
Finché sei in casa col 3310 è un po’ come nuotare dove si tocca, la vera sfida inizia appena esci fuori e tagli il cordone ombelicale con il wifi casalingo. È a quel punto che ti rendi conto di quante volte la mano vada verso la tasca. Un po’ perché la tua gamba è abituata alla pressione di un telefono molto più grande e ti sembra di averlo perso, un po’ perché ormai la compulsione di controllare le notifiche ad ogni minima pausa fa parte di quel bagaglio di gesti che fai senza pensare.

L’attesa della metro, i bisogni del cane, il momento di tedio, il bagno, l’ascensore, per strada, mentre si aggiorna la console, al semaforo, migliaia di secondi di attesa che una volta non ti pesavano mentre adesso puoi quasi percepire i granelli di sabbia nella clessidra del tempo che grattano l’interno del tuo cervello. E allora con la mano vai alla tasca e poi ti ricordi, fai una smorfia, ti ripeti che sei un drogato e che magari una settimana di pausa ti farà bene.

Dopo cinque minuti rifai tutto da capo.

Però in certi momenti puoi pur sempre appoggiarti al succedaneo di Snake, amico dei giorni più lieti. Anche lui si è rifatto il trucco, adesso è colorato, pieno di modalità differenti, livelli, missioni, addirittura puoi giocare contro un serpente comandato dal computer. La differenza rispetto al passato è un po’ la stessa che c’è tra vecchi e nuovi videogiochi, grafica spartana e difficoltà spesso draconiana contro una curva di apprendimento più gentile e un aspetto più carino. Ci sono addirittura dei power up per accorciare il serpente o raccogliere i frutti passandogli solo vicino. Il tuo animo di giocatore hardcore scuote la testa, ma i riflessi del trentacinquenne ringraziano.

nokia3310
Foto: Mauro Tacchinardi/Wired

Ma la sfida più dura non è superare i 500 punti su Snake, ma scrivere un messaggio. Anni e anni di tastiere touch predittive che ti consigliano la parola prima di averla scritta hanno completamente cancellato quella che si potrebbe definire la memoria muscolare delle dita. Quella che ancora oggi ti fa fare l’hadouken perfetto in una partita a Street Fighter II, ma che improvvisamente ha dimenticato come sono posizionate le lettere su una tastiera fisica. La stessa memoria che quindici anni fa ti permetteva di scrivere un messaggio senza neppure guardare lo schermo.

E che dire del T9? All’epoca era la rivoluzione, l’alleato con cui scrivere più velocemente, adesso sembra quasi intralciarti il cammino, suggerendo sempre la parola di cui non hai bisogno.

Che poi a dire la verità, non è che tu scriva molto, perché senza Whatsapp, senza chat di Facebook e solo con gli sms è come avere una radio che funziona con una sola frequenza. Se le persone non sanno che devono chiamarti o mandarti un sms penseranno che tu abbia di meglio da fare che rispondere, gli unici messaggi che arrivano sono promozioni o avvisi della banca quando fai un pagamento. In tutti gli altri casi o la persona sa quale canale utilizzare, altrimenti se ne riparla quando sei a casa.

Nokia 3310

Ecco perché dopo i primi giorni ti rendi conto che fai molte più chiamate del solito, sono più comode e veloci di quella tortura di ermetismi ed errori chiamata sms. Persino tua madre si lamenta che le stai consumando il credito, con tutti quei messaggini mentre lei preferirebbe Whatsapp. Ma com’era possibile che all’epoca tu ne mandassi così tanti?

Il contrappasso di questo digiuno comunicativo lo vivi non appena varchi la soglia di casa. 15 mail (di cui almeno due che ti chiedevano un pezzo mentre eri fuori, quindi ora dovrai sperare che non l’abbiano già dato a qualcun altro) 30 notifiche su Facebook, sei chat che finiscono tutte con chiederti che fine hai fatto, e un’altra manciata di notifiche su Whatsapp. L’impatto è quello di un All you can eat dopo la dieta.

Pianificazione innanzitutto
Superati i primi due giorni la mancanza di notifiche pesa meno. Per la metropolitana eri già abituato a portarti un libro o un fumetto, quindi tutto sommato ti cambia poco. Il vero problema sono tutte le cose che il tuo telefono oggi ti permette di fare che vanno oltre la messaggistica istantanea e i social network e che tu dai per scontate, ma il tuo 3310 no.

Ad esempio il carsharing. O le mail. O le password. O Google Maps. Una volta avresti tirato fuori il fidato e semidistrutto Tuttocittà, adesso invece chiedi informazioni in giro, ti guardi più intorno, tanto non hai certo le notifiche a distrarti.

nokia 3310
Foto: Gaia Berruto/Wired

Le persone più felici di questa tua prova sono gli amici che incontri fuori e che ti guardano mentre sudi sette camice per mandare un messaggio. Lo impugnano, guardano la fotocamera, scorrono le voci del menu con un sorriso, partitina a Snake, poi l’effetto nostalgia passa e te lo restituiscono soddisfatti. “Chissà che figata vivere senza notifiche eh?

Boh, sì, insomma.

Il concetto di “digital detox” ti è sempre stato pesantemente sulle scatole, ma dopo una settimana ti rendi conto dei primi effetti che il 3310 sta avendo su di te. In giro sei meno distratto e a piedi ti muovi velocemente, perché non guardi lo schermo, il tempo che ti avanza lo hai usato per pensare e magari ti è venuta l’idea buona che ti serviva, ma alla fine lo hai comunque trascorso cercando qualcosa da fare per non annoiarti (e ti sei comunque annoiato).

Fuori casa sei escluso da qualunque proposta, idea, richiesta, consiglio, aggiornamento. Che magari se fai l’imbianchino o lavori a uno sportello non è un problema, ma se sei un freelance o comunque hai bisogno di poterti connettere quando sei in movimento può diventarlo. In ogni caso prima di uscire devi ricordarti di avvertire le eventuali persone che ti potrebbero cercare che non puoi leggerli. Tu che gli articoli li scrivevi anche sul telefono adesso giri con un blocco pieno di corsivi incomprensibili da decifrare.

Che poi alla fine, nonostante tutto al 3310 gli vuoi bene, anche in questa veste assurda di “companion phone”, come lo definisce la Nokia. Una sorta di telefono secondario da utilizzare quando non vuoi essere disturbato. Un concetto bellissimo che arriva dopo 10 anni in cui abbiamo lasciato aumentare sempre di più il dominio dello smartphone sulle nostre vite, però anche abbastanza inapplicabile finché non potremo duplicare il nostro numero su più sim, anche perché col cavolo che la sposti ogni volta che vuoi cambiare telefono. Dopo due giorni finisci come Clooney in Syriana.

Quando infine arriva il momento di renderlo un po’ ti scoccia, ma è il tuo animo da accumulatore seriale che parla, non quello che non ha ancora smesso di cercare il telefono in tasca. Utilizzare esclusivamente il 3310 è come fare un viaggio usando una vecchia auto storica. Senza dubbio un’esperienza affascinante, se non hai fretta, te ne freghi degli standard di sicurezza, del climatizzatore, della radio Bluetooth collegata a Spotify, del navigatore e dell’assistente di parcheggio. Una cosa che puoi fare ogni tanto, ma che logorerebbe il tuo quotidiano.

E poi è inutile negarlo, le notifiche, le condivisioni, i post su Instagram, scrivere un pezzo al volo, consultare il tuo estratto conto sul telefono, usarlo per acquistare un biglietto della metropolitana, vedere un video su YouTube, ascoltare una canzone, non perdersi mai in città, il gruppo su Whatsapp con i tuoi amici, sbloccare un’auto, proporre un’idea in redazione nel momento in cui ti viene, condividere un momento sono ormai cose che fanno parte della tua realtà. Il fascino della nostalgia sta tutto nella sua lontananza. Una distanza che ci permette di riempire i vuoti con i ricordi più piacevoli, ma la verità è che dopo aver scoperto i lettori Mp3 non torneresti mai al Walkman.

The post Una settimana con il Nokia 3310 appeared first on Wired.

Leggi l’articolo completo: Una settimana con il Nokia 3310

Ecco quanto sono bassi gli stipendi dei neolaureati italiani

Ecco quanto sono bassi gli stipendi dei neolaureati italiani

34087105370_87160030f8_z

Foto: Martina La Bruna/flickr

Pochi giorni fa in rete è circolato molto un annuncio di lavoro, e basta leggerlo per saltare sulla sedia. Viene richiesto un ingegnere civile con esperienza, trilingue, e offerto un compenso di 600 euro al mese – più buoni pasto.

annuncio

L’amministratore delegato dell’azienda coinvolta ha subito parlato di un errore, spiegando che non si trattava di un lavoro vero e proprio ma di uno stage. Al di là del singolo caso però è evidente che la questione stipendi ha toccato un nervo scoperto: non è certo la prima volta che offerte di questo genere diventano bersaglio di ironia e polemiche, e non a caso.

La situazione dei redditi per i giovani italiani risulta infatti grave, da qualsiasi punto di vista la si voglia guardare. Per capire quanto, davvero, ci sono vari modi. Uno – a monte – è usare i dati raccolti nel 2016 da Alma Laurea, un consorzio che ogni anno intervista i neolaureati per capire come stanno andando le cose nel loro impiego.

Dando un’occhiata alle retribuzioni nette dei laureati magistrali uno, tre e cinque anni dopo aver conseguito il titolo, il perché del furore contro l’inserzione s’intuisce subito. Gli ingegneri civili sono in realtà nel gruppo di chi viene pagato con valori medi almeno doppi rispetto a quelli proposti. Fosse stata una reale offerta di lavoro, avrebbe davvero avuto poco senso.

1
Il reddito dei neo-laureati magistrali italiani

 

Se però consideriamo chi ha studiato altre discipline il quadro peggiora molto. Dal lato opposto ci sono – fra gli altri – neo-laureati in discipline come psicologia e storia dell’arte che anche cinque anni dopo la laurea superano appena i mille euro al mese. Quello degli psicologi, in particolare, è un gruppo tutt’altro che secondario: si tratta infatti di uno di quelli di maggiore ampiezza fra i dottori magistrali.

In altre e più ricercate classi di ingegneria si parte invece da circa 1.500 euro.

Numeri curiosi sono invece quelli dei laureati in scienze della comunicazione, che alcuni stereotipi vorrebbero inutili, poveri e disoccupati. Eppure i dati di Alma Laurea mostrano che questo gruppo guadagna una cifra maggiore e lavora più spesso della media dei neo-laureati italiani, e per esempio tre anni dopo aver preso il titolo la loro retribuzione media è molto simile a quella di chi ha studiato economia.

Per puntiglio, bisogna sottolineare che Alma Laurea non mostra esattamente progressioni di carriera, perché le persone intervistate a uno, tre e cinque anni dalla laurea non sono sempre le stesse. Ma certo si tratta comunque di indizi utili per farci un’idea.

Se invece andiamo a valle, con retribuzioni che non guardano a cosa i giovani studiano ma al settore in cui lavorano, grazie alle informazioni dell’agenzia europea di statistica possiamo tentare anche un confronto con il resto del continente.

In molti campi, gli stipendi degli italiani sotto i trent’anni restano fra i più bassi d’Europa. Solo quelli spagnoli risultano spesso minori, in particolare in chi si occupa di commercio o attività immobiliari.

I numeri di Eurostat tengono già in considerazione che il costo della vita fra Italia, Spagna, Francia, Germania e Regno Unito è diverso, e sono aggiustati di conseguenza per permetterci di fare confronti più precisi.

Perché il paragone fra nazioni diverse abbia il maggior senso possibile, alla ricetta bisogna però aggiungere altri due ingredienti. Gli stipendi indicati da Eurostat sono lordi, e quindi non considerano la parte di reddito che lo Stato prende per sé sotto forma di imposte e contributi.

Eppure in alcuni casi, per esempio rispetto a Spagna e Regno Unito, la differenza diventa enorme. Secondo l’Ocse nel 2014 in entrambi i paesi il cuneo fiscale – la somma di tasse e contributi previdenziali che pesano sul lavoro – era assai minore che in Italia, così che lì al lavoratore è rimasta in tasca una parte maggiore di quanto ha guadagnato.

A conti fatti, significa che il vantaggio sugli stipendi dei giovani spagnoli si riduce – è persino possibile che in alcuni casi siano favoriti rispetto agli italiani – e aumenta il distacco rispetto a quelli inglesi, che spesso partivano già da un livello maggiore.

In secondo luogo, i gruppi di giovani che lavorano nelle grandi nazioni europee sono molto diversi fra loro: a volte riescono spesso a trovare facilmente un impiego, a volte invece restano disoccupati – spesso persino per anni interi. Ma in quest’ultimo caso il loro guadagno è zero, e certamente non può essere considerato quando si tratta di calcolare i redditi medi.

mappa0

Per dare un’idea, Alma Laurea ci dice che nel 2016 – e ancora tre anni dopo aver preso il titolo – il 18% dei laureati magistrali italiani non lavorava. Possiamo fare anche un confronto più generale, dove si vede che nel 2014 la situazione del lavoro per i 25-34enni italiani – laureati e non – è la peggiore d’Europa: tanto che nel meridione hanno un impiego a volte persino meno spesso che in Grecia.

Da allora l’economia del continente è migliorata, s’intende, ma in Italia più lentamente che altrove.

mappa

Altra questione – e forse ancora più importante – è quella del rapporto fra generazioni diverse. In Italia il reddito tende a essere legato all’anzianità di servizio invece che ad altri fattori, e di rado cambia in base a quanto effettivamente si produce.

E tuttavia nel resto d’Europa non sempre va così: nel Regno Unito e in Germania, per citare due casi, a partire da una certa età il reddito non cresce più e a volte diminuisce persino. È appunto un segnale che indica nazioni in cui lo stipendio va su o giù a seconda di quanto si è capaci: a una certa età quanto i lavoratori hanno imparato con l’esperienza si scontra con una maggiore difficoltà a imparare cose nuove, e questo può renderli meno produttivi.

Se invece, come da noi, lo stipendio dei lavoratori più anziani cresce a prescindere da quanto lavorano e da quanto sono bravi, la torta per gli altri si riduce e da spartirsi rischia di non restare molto.

Che proprio questo sia il caso italiano lo si vede ancora meglio andando a guardare com’è cambiato il reddito delle diverse generazioni nel corso del tempo. Secondo le analisi della Banca d’Italia, rispetto alla media italiana il reddito delle persone con almeno 55 anni – quindi lavoratori anziani e pensionati – è l’unico cresciuto dal 2006.

Al contrario, gli under 35 stanno sempre peggio da decenni: è dal 1995 che il loro reddito si allontana sempre più dalla media italiana. Proprio al 2012 – ultimo anno per cui esistono dati – è arrivato al minimo storico.

Come ha mostrato un’analisi del Guardian, in nessuna fra le principali nazioni il rapporto fra generazioni si è sbilanciato tanto a favore dei più anziani.

Forse la cosa strana non è che esplodano polemiche sugli stipendi dei giovani, ma che anzi siano tanto poche.

generazione

The post Ecco quanto sono bassi gli stipendi dei neolaureati italiani appeared first on Wired.

Leggi l’articolo completo: Ecco quanto sono bassi gli stipendi dei neolaureati italiani

Il rischio di essere colpiti da un asteroide sta aumentando?

Il rischio di essere colpiti da un asteroide sta aumentando?

(Foto: Christopher Furlong/Getty Images)
(Foto: Christopher Furlong/Getty Images)

Il rischio di finire nella traiettoria di un asteroide sta aumentando notevolmente. A lanciare l’allarme su Astronomy & Astrophysics sono stati gli scienziati della Czech Academy of Sciences, che spiegano come la possibilità che la Terra possa essere colpita da corpi celesti con possibili conseguenze disastrose stia crescendo: dopo aver analizzato 144 bolidi derivati dalle Tauridi, la pioggia di meteore che periodicamente investe la Terra da fine ottobre a novembre, il team di ricercatori ha identificato un nuovo sciame ritenuto potenzialmente pericoloso, composto da almeno due asteroidi di 200-300 metri di diametro, chiamati 2015 TX242005 UR.

Probabilmente, secondo il team di ricercatori, potrebbero esserci altri asteroidi potenzialmente pericolosi ancora nascosti e che in futuro potrebbero finire benissimo su una traiettoria di collisione con il nostro pianeta. “Il nuovo sciame include anche molti asteroidi nascosti che sono di decine di metri di diametro o ancora più grandi”, spiegano i ricercatori cechi. “Di conseguenza, il pericolo di una collisione con un asteroide cresce notevolmente ogni pochi anni, quando la Terra incontra questo flusso di materiale inter-planetario”.

Infatti, il nuovo gruppo di asteroidi deriva dal campo di detriti lasciato dal passaggio della cometa di Encke, che orbita intorno al Sole ogni 3 anni e che il nostro pianeta incontra una volta ogni pochi anni. “Durante questo periodo, la probabilità di una collisione con un oggetto più grande è notevolmente superiore”, spiegano i ricercatori. Più precisamente, secondo i calcoli dei ricercatori, la Terra potrebbe essere colpita dallo sciame pericoloso delle Tauridi nel 2022, 2025, 2032 e 2039.

Sebbene i due asteroidi di 200-300 metri siano stati identificati e monitorati, ciò che preoccupa i ricercatori ciechi sono gli asteroidi non ancora identificati. “Sebbene le Tauridi abbiano una struttura porosa e fragile, quando gli asteroidi sono così grandi, possono penetrare nell’atmosfera e costituire una vera minaccia di collisione con la nostro pianeta”. Gli autori del lavoro, dunque, esortano la comunità scientifica affinché vengano condotte ulteriori ricerche per ottenere una descrizione ancora più dettagliata di questa fonte di oggetti potenzialmente pericolosi, abbastanza grandi da poter causare un disastro locale o addirittura continentale.

The post Il rischio di essere colpiti da un asteroide sta aumentando? appeared first on Wired.

Leggi l’articolo completo: Il rischio di essere colpiti da un asteroide sta aumentando?